Cultura contemporanea, metaverso, futuro ambientale, passione per l'essere umano, quale domani?
Il blog discute in maniera indipendente la stagione di transizione in cui siamo tutti coinvolti, anche se non ce ne accorgiamo
le mie news
Caricamento ultime analisi del Prof. Giustiniani...
Nei prossimi giorni sarò a Malta, ospite del colloquio internazionale Embodied Lives: Interdisciplinary Dialogues on the Body, che l'Università di Malta promuove dal 14 al 16 settembre nell'Auditorium ICT del campus di Msida. Non si tratta di un convegno qualunque: tre giorni di sessioni plenarie e parallele in cui antropologi, teologi, medici e filosofi proveranno a ripensare il corpo come luogo di senso, prima ancora che come oggetto di sapere — un'impresa che deve non poco alla lezione di David Le Breton, tra i relatori principali dell'incontro.
Mercoledì 16, nella sessione dedicata ai "Sacred Bodies", presenterò una relazione dal titolo Corpo, genere e persona. Valorizzazioni e inibizioni della corporeità sessuata in alcune antropologie etico-religiose di parte cattolico-romana. Muovendo proprio da Le Breton — e dalla sua idea del corpo come costruzione simbolica, mai del tutto riducibile a un dato biologico — provo a interrogare il dualismo tra corpo e persona che ancora attraversa larga parte dell'antropologia cattolico-romana: dai criteri di ammissione agli ordini sacri, alla gestione della continenza celibataria, fino alle più recenti e dolorose vicende degli abusi su minori e persone vulnerabili. Un dualismo che, a ben vedere, finisce per pesare anche sulla domanda, oggi ineludibile, circa l'ammissibilità ai percorsi di formazione al sacerdozio e alla vita consacrata di persone appartenenti alla galassia LGBTQI+.
Pubblico qui il testo esteso dell'intervento, nella speranza che possa essere utile a chi non potrà seguirlo dal vivo, e come contributo a una discussione che l'"antropologia dei limiti" di Le Breton ci obbliga, credo, a non rinviare oltre.
1.Premessa; 2. I Temi chiave del volume di Tuoto; 3. Il
contesto e il valore universale dei temi affrontati e discussi nel libro di
Tuoto; 4. Perché certi diritti sono inderogabili?
Oggi,
19 giugno 2026, si celebra, presso l'Università della Calabria, un rilevante evento
- promosso nell’ambito del Master di I Livello “Turismo e Ospitalità 4.0”,
nella ricorrenza del ventennale dalla prima edizione del Convegno sul
turismo sostenibile, realizzato in collaborazione tra Università della
Calabria e Sistema Confesercenti Calabria. Fu in tale contesto che nacque il Premio Turismo e Sviluppo Sostenibile “Pieroni-Beato”,
che vuole riconoscere, e far conoscere, l’elevata passione scientifica che
questi due studiosi posero sul valore della protezione, salvaguardia e
valorizzazione, dell’ambiente, nella società dell’antropocene: a Beato si deve,
infatti, l’idea della teoria sociale dell’ambiente come teoria della crisi
ambientale, a Pieroni l’idea che la relazione fra società e natura non può
essere interpretata in termini lineari e strettamente positivistici. Il Premio
viene, perciò, annualmente assegnato a persone che si siano distinte nel campo
del turismo e dello sviluppo sostenibile, proposte e poi selezionate da
una rete di studiosi nazionale, che costituiscono il Comitato scientifico del
Premio.
Uno
dei premi di quest’anno viene attribuito a Monsignor Edgar Peña Parra: per
l’alto e qualificato impegno profuso nella promozione, attraverso l’azione
della diplomazia vaticana, dei valori della cooperazione internazionale e del
dialogo tra i popoli, quali strumenti fondamentali per la costruzione di
relazioni stabili e pacifiche tra le nazioni. Mons. Edgar, infatti, come
leggiamo nella motivazione del premio, si distingue per il contributo
offerto alla diffusione del paradigma dello sviluppo umano integrale, inteso
come processo volto alla tutela della dignità della persona, alla riduzione
delle disuguaglianze e alla promozione di modelli di crescita equilibrati e
sostenibili, in coerenza con i principi della sostenibilità sociale ed etica.
Vorrei,
pertanto, brevemente riflettere su alcuni di tali aspetti, esplicitamente enunciati
nella motivazione del Premio Turismo e Sviluppo Sostenibile “Pieroni-Beato”
che viene conferito oggi a sua Eccellenza mons. Peña Parra, nuovo Nunzio
apostolico in Italia e San Marino. Lo farò, attraverso il riferimento ad alcuni
nodi di un recente e denso volume di Giacomo Tuoto, apparso nella collana
“Biblioteca di scenari”, da me diretta presso le edizioni La Valle del Tempo di
Napoli. Un volume, quello di Tuoto, nato dalla sua docenza universitaria nei
Corsi di Laurea Magistrale, di Laurea triennale e nei Master di primo e secondo
livello attinenti le scienze del Turismo, all’interno del più vasto orizzonte
delle Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria, che
procedono sotto la guida sapiente del prof. Tullio Romita.
Come
teorizzava il compianto prof. F.P. Casavola, già Presidente della Corte
costituzionale italiana, soltanto se riusciamo a ricostruire la plurisecolare
vicenda di popoli che si confrontano, si mescolano, si combattono per
rivendicare un’identità (che paradossalmente si ritroverà fusa in un unico
governo del mondo proprio alla frontiera dell’antichità romana), diviene
possibile non soltanto tracciare i tanti percorsi seguiti da quelle parole con
cui evochiamo ancor oggi il diritto, i diritti, la legge, la giustizia…, ma anche
dare spessore a quelle parole che, evocano, come si legge nella motivazione del
Premio a sua Eccellenza il Nunzio apostolico, il cosiddetto sviluppo umano
integrale perseguito in nome della dignità della persona e nel rispetto dei
cosiddetti diritti umani fondamentali.
Nel
momento in cui decidiamo di correlare sviluppo e integralità in nome dei
diritti della persona umana,non possiamo non tener conto anche del
confronto, mescolanza, a volte combattimento, che avvenne tra gli esponenti dei
popoli che, non a caso, si sfidarono, particolarmente sul piano religioso, per
fondare rivendicazioni antropiche, criteri e limiti dello sviluppo, appelli al
rispetto della dignità umana, che viene definita oggi dalla Chiesa cattolica
non soltanto infinita ma, come abbiamo recentemente letto nella prima
enciclica del XIV Papa di nome Leone, magnifica.
Mentre stiamo ultimando il montaggio dell’intera premiere dedicata al nuovo libro di Gabriella De Falco, vi offro due brevi ma densissime anticipazioni raccolte durante il nostro appuntamento di Books & Museum a Santa Maria la Nova.
La prof.ssa Maria Antonietta La Torre sottolinea la sorprendente delicatezza con cui l’autrice riesce a restituire il mondo interiore dei due cani protagonisti: non una proiezione umana, ma un autentico viaggio nei loro sensi, nel loro modo di percepire vita, relazioni, emozioni. Un invito – oggi più che mai urgente – a dislocarci dal nostro sguardo antropocentrico.
Il prof. Raffaele De Sinno, invece, mette in luce la ricchezza simbolica e quasi profetica del testo: una narrazione rapida, scorrevole, che però a una seconda lettura rivela intuizioni di valore etico, antropologico e persino spirituale.
Un piccolo libro che apre, insomma, grandi domande.
👉 La presentazione completa sarà pubblicata a breve.
Continuate a seguire Scenari Futuri per non perdere la versione integrale.
Il tema che affronterò parte da una domanda cruciale: come possiamo ancora dare senso alla morte in un'epoca disincantata, dove morire non è più "transitare altrove" ma semplicemente "cessare di funzionare"? Dove la richiesta di suicidio assistito sta diventando un diritto riconosciuto dalle ASL, sotto la supervisione dei Comitati Etici Territoriali?
I nodi critici della mia relazione
1. Tra sentimento leopardiano e fredda ragione post-moderna
Riprendo il Dialogo di Plotino e Porfirio di Leopardi per mostrare la frattura tra il sentire poetico (che vede nella morte un evento abitato dal divino) e la fredda razionalità contemporanea, che riduce il morire a un fatto clinico: tracciati encefalografici piatti, cessazione delle funzioni cerebrali, procedure amministrative.
In Italia, dal 2019 ad oggi, 15 persone hanno ottenuto l'autorizzazione al suicidio assistito, 10 delle quali vi hanno fatto ricorso. Ma se sono davvero "persuasi" di un loro diritto a morire, perché non restano soli nella decisione? Perché chiedono alla collettività farmaci e assistenza sanitaria? È questa la dignità della morte, o è l'estrema solitudine dell'uomo post-moderno?
2. Le competenze sanitarie e il ruolo delle ASL
Dopo la sentenza Cappato (Corte costituzionale 242/19), chiunque può rivolgersi all'ASL per chiedere di accedere al suicidio assistito, se sussistono le condizioni stabilite:
Patologia irreversibile fonte di sofferenze intollerabili
Dipendenza da trattamenti di sostegno vitale
Capacità di prendere decisioni libere e consapevoli
Le ASL, tramite i Comitati Etici Territoriali (CET), accertano questi requisiti e autorizzano la procedura. Due donne campane, affette da SLA, hanno appena ricevuto l'ok dal Comitato etico Campania 2.
Ma chi controlla i controllori? Un'Unità Operativa Complessa può deliberare senza il Direttore Generale? Il legislatore può ancora intervenire senza violare le sentenze della Consulta? E soprattutto: con l'autonomia differenziata, ogni Regione potrà avere regole diverse sulla morte assistita, frammentando l'unità della Repubblica?
3. Il bivio dei Comitati Etici Territoriali
I CET sono chiamati, come l'Ercole al bivio, a scegliere tra un approccio verticistico-centralistico e l'esigenza di rispondere a problemi regionali e territoriali. Ma chi sono gli esperti di bioetica che vi siedono? Bastano studi filosofici, giuridici o teologici per giudicare della vita e della morte?
La preparazione bioetica in Italia è frammentata: alcune università civili hanno corsi specifici, ma la formazione etico-teologica avviene soprattutto in istituzioni cattoliche, i cui titoli sono soggetti a "dichiarazione di equipollenza" concordataria. Questo non rischia di perpetuare contrapposizioni ideologiche, invece di favorire un dialogo autentico?
Books and Museum-Summer edition, giovedì 19 giugno 2025, ore
19.00
Santa Maria la Nova, Napoli
Michele Ciccarelli, Coscienza e potere. Una
riflessione antropologica contemporanea a partire da racconti biblici,
Edizioni la Valle del Tempo, Napoli, 2025, pp. 418, euro 20,00.
Attriti e conflitti
Una delle domande del libro di Ciccarelli che, in tempo di
guerra, come purtroppo oggi siamo, diviene ancora più rilevante, è quella che
leggiamo in una delle pagine conclusive, laddove l’Autore auspica «una
riflessione più pacata che riesca a trovare una modalità di organizzazione
democratica che sia capace di coniugare efficacemente l’universale con il
particolare e, soprattutto, trovare un rapporto armonico tra l’universalità dei
diritti dell’uomo e le diversità culturali diffuse nel mondo» (p. 337).
Nell’attuale guerra tra Israele e Iran - che si va ad
addizionare alle centinaia di focolai di una guerra mondiale come a pezzi -,
noi tocchiamo drammaticamente con mano gli esiti di una soluzione inevitabilmente
conflittuale, piuttosto che quella, come desidereremmo, pacata.
La maturazione dei diritti umani universali, codificati
nelle Carte e Dichiarazioni dei diritti umani e perfino gridata dalla Chiesa di
Roma con lo slogan Fratelli tutti, stride terribilmente con le
concezioni influenzate dalla visione islamico sciita: quella che conta oltre
sessanta milioni di persone, ovvero circa il 10-13% della popolazione musulmana
mondiale, con una presenza significativa in Iraq, Siria, Libano e Bahrein, formando
la cosiddetta "mezzaluna sciita". Se l’Arabia Saudita è il punto di
riferimento principale del cosiddetto “blocco islamico sunnita”, l’Iran è il
leader del cosiddetto “blocco sciita” che, nella narrazione dell’attuale potere
in Israele, perseguirebbe sistematicamente l’eliminazione dello Stato d’Israele
e, negli ultimi giorni, avrebbe richiesto, in risposta, la escalation
militare di Israele contro l’Iran come una vera e propria misura preventiva
contro lo sviluppo di armi nucleari iraniane.
Napoli, 19 marzo 2025 Libreria Raffaello di via Kerbaker (Vomero)
I diritti della madre e del neonato: per un
bilanciamento. La nuova e integrata edizione di un precedente volume
(pubblicato nel 2015) ripropone oggi la questione del parto anonimo a confronto
con il diritto a conoscere le proprie origini biologiche anche a fini di
evitare l’incesto: difatti, nonostante la pronuncia della Corte Costituzionale
del 2013, di cui si dirà tra poco, non risultano aggiornamenti legislativi che
abbiano modificato l'articolo 28 della legge 184/83 in merito alla possibilità
per gli adottati di conoscere le proprie origini.
Al neonato non riconosciuto devono essere assicurati
specifici interventi, secondo precisi obblighi normativi, per garantirgli la
dovuta protezione, nell’attuazione dei suoi diritti fondamentali. La
dichiarazione di nascita resa entro i termini massimi di 10 giorni dalla
nascita, permette la formazione dell’atto di nascita, e quindi l’identità
anagrafica, l’acquisizione del nome e la cittadinanza. Se la madre vuole
restare nell’anonimato la dichiarazione di nascita è fatta dal medico o
dall’ostetrica: "La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori,
da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra
persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre
di non essere nominata" (DPR 396/2000,
art. 30, comma 1). L’art. 28 della Legge 2001 n. 149,
aderendo a un obbligo derivante dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui
diritti del fanciullo del 1989 (art. 7) e della Convenzione de L’Aja sull’adozione
internazionale del 1993 (art. 30), ha introdotto anche in Italia, dopo
molte polemiche, il diritto dell’adottato di accedere, a certe condizioni e con
certe procedure, alle informazioni concernenti l’identità dei suoi genitori
biologici. Tuttavia, l’accesso a quelle informazioni non è consentito se
l’adottato non è stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale. (Legge
2001 n. 149, art. 24 comma 7 - "L’accesso alle informazioni non è
consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre
naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di
non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a
condizione di rimanere anonimo"). Pertanto, il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su
ogni altra considerazione o richiesta e ciò deve costituire un ulteriore
elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio
competente ed attento, a partorire nell’anonimato.
Siamo davanti alla coscienza imparziale presunta del giudice. E' una scena ricostruita, diremmo che è un fatto raccontato da fatti i quali a loro volta sono raccontati da testi, da documenti e la sentenza avviene su questo. Tutto il dilemma del magistrato di queste pagine è stato anche qui e cioè, possiamo noi arrivare a una imparzialità asettica capace di dire qualcosa in nome di un popolo, di determinare e sentenziare una giustizia finalmente infallibile? Il magistrato di tipo umano, il giudice non lo può fare perché è umano, però se noi andassimo in una città sottratta al tempo, agli errori e chiedessimo a una voce impersonale che sentenzia secondo una nuova giustizia che sia oggettiva, infallibile, incapace di errore? E' l'antico sogno dell'essere umano, soprattutto quando giudica.
Quello di giudicare come se fossero il Dio o gli dèi i quali in maniera imparziale dovrebbero dire così è e così sia. Gli dèi di tutte le fedi religiose storiche sono degli dèi i quali infallibilmente, indipendentemente dai fatti valutati tra o contro dicono: inferno, paradiso, premio per sempre, felicità totale. Proprio immagazzinando dati, per esempio, o records, proprio facendo suonare il campanello del telefono con la sentenza oggettiva, giusta e imparziale assoluzione, condanna i quattro reclusi, noi in attesa di giudizio alla fine di queste pagine confessano: si è chiarito tutto? Alla fine però, scrive l'autore, ho trovato finalmente la chiave di accesso che cercavo.
Ed è successo. Quando lui mi ha inserito dentro un record, subito dopo Pinocchio il libro che mi ha chiarito tutto, la Bibbia, niente di più. Un libro che chiarisce l'impersonale, giusto, oggettivo, indipendente, macchina, tutto.
Per attingere un perfetto indipendente, assolutamente giusto, che non dipenda dagli errori e dall'umore, noi dobbiamo ascoltare quella voce dopo che ha letto questo libro che ha chiarito tutto. Il valore anche religioso del romanzo sta in questa indicazione che viene percorsa molto attentamente. Quella voce, alla fine della nostra lettura, ci dice: siete riusciti in pratica a capovolgere l'immagine della creazione disegnando un assoluto che è a vostra immagine e somiglianza e non vi incontrate.
Eppure, persino lui, sì, proprio lui, Dio, a differenza vostra, è così innamorato di tutte le vostre imperfezioni possibili che per creare il mondo non vi ha abbandonato come povera e inerte creatura, ma si è tirato indietro. Non possiamo scrivere di più per non togliere il piacere della lettura. Però certamente queste pagine provocatorie, molto belle anche letterariamente, ci dicano perché un libro può far sì che si integri anche la consapevolezza di una macchina impersonale.
Dio, proprio adesso che dovrebbe ricordarci i sacramenti, non sappiamo più che fine abbia fatto. L'algoritmo che definisce progetto determinato oggi sentenzia diventa umano nei momenti in cui legge i nostri libri. Chissà che non andrà proprio a finire così.
Al temine degli interventi dei soci, chiunque lo desideri, anche non socio, potrà partecipare alla conversazione regolata collegandosi al link: 🔜
🔄abstract del prof. Giustiniani
Un rinnovato interesse ecclesiale per la pressoché infinita dignità dell’essere umano
Tutte le persone umane, anche i cosiddetti “nulla del mondo”, sono
da includere e riconoscere come portatori di una dignità intrinseca,
perché, nella Chiesa che è nel mondo, essi ricordano che ogni persona,
anche se sul piano sociale apparisse un “nulla”, ha una “dignitas
infinita”, la cui fondazione metafisica è divina, posto che in Dio uno
dei tre ha assunto la natura umana. Si legge in Leone Magno: «Il Figlio
di Dio, nella pienezza dei tempi che il disegno divino, profondo e
imperscrutabile, aveva prefisso, ha assunto la natura del genere umano
per riconciliarla al suo Creatore, affinché il diavolo, autore della
morte, fosse sconfitto, mediante la morte con cui prima aveva vinto»1 .
Il tropeano don Francesco Mottola volle in quella città calabrese un
graffito, in cui: “Il samaritano è ripreso nell’atto del suo chinarsi
sull’uomo derubato e malridotto dai suoi aggressori. Più che di un
chinarsi dell’uno sull’altro, il graffito dà l’idea di un abbraccio
fraterno tra due esseri umani, che si cercano, s’incontrano e si
riconoscono fratelli. È l’inizio di un camminare insieme, una promessa
di fedeltà per entrambi carica di futuro, che, intanto, restituisce al
povero giudeo la sua dignità”. In poche parole, la parabola del buon
Samaritano altro non è che “il manifesto della dignità della persona
umana” da incrociare e riconoscere in tutti gli appartenenti alla specie
umana come fratelli e sorelle, i quali si aprono, a loro volta, a
riconoscere, perfino negli altri abitanti della casa comune, un fratello
sole e una sorella luna.
Mercoledì, 20 dicembre 2023
Università degli studi della Campania, Luigi Vanvitelli. Dipartimento di scienze e tecnologiee ambientali, biologiche e farmaceutichee. Polo didattico , aula C2, via Vivaldi 42, Caserta
..Iannello è sostenitore del diritto di autodeterminarsi della persona umana, anche fino al punto di rifiutare le cure, o chiedere alla società l'aiuto medico e farmacologico di suicidarsi. Giustiniani, da posizione diversa, che sostiene il rispetto della vita umana dal suo sorgere alla sua fine naturale ne contesta le scelte radicali, ricordando che le attuali società complesse non permettono più alla persona di autodeterminarsi in un contesto frantumato e non solidaristico...
Il saggio di Giustiniani donato a Papa Francesco, studia dalle fonti l'economia civile di Antonio Genovesi, primo cattedratico in Europa della nuova disciplina. Soldi e preghiere sono due aspetti studiati da Genovesi per il sostentamento del clero.
La collana Tra religioni e storia è diretta, oltre che da Giustiniani, da Gaetano Di Palma e Nicola Rotundo, presso le edizioni Rubbettino di Soveria Mannelli, Catanzaro
..«non ho mai visto fare niente di buono da chi si prefiggeva di operare per il bene comune», dirà Adam Smith (1776), a giusta ragione considerato il padre della moderna teoria economia. Alla quale, Antonio Genovesi suo contemporaneo, opporrà un modello illuminato e mediterraneo di pensiero economico: "lezioni di commercio o sia di economia civile”, nelle quali l'individuo che opera sul mercato alla ricerca del giusto profitto, assume un ruolo di nuova centralità non esclusivamente egoistica, ma di reciprocità nel contesto comunitario
La bioetica religiosa guarda al carcere e ai carcerati non solo nella prospettiva della dignità umana, ma della possibile redenzione.
Negli ultimi anni, insistendo sugli aspetti sociali, il Magistero cattolico stigmatizza la problematicità della carcerazione preventiva, quando essa, in forma per così dire abusiva, finisce per provocare un anticipo della pena, previa alla condanna, oppure tollera deplorevoli condizioni detentive.
Il Cirb, Centro interuniversitario di ricerca bioetica, a distanza di un mese dalle pubblicazioni, ha reso disponibili il volume "salute e dignità umana in carcere" in versione aperta, con licenza internazionale Creative Commons attribuzione-non commerciale, unitamente ad altri titoli tra cui:
Educarsi a ben morire. Eutanasia, suicidio assistito, hospice. Finalmente dati alle stampe gli atti dell'importante convegno che si tenne a novembre dello scorso anno promosso dalle cattedre"San Tommaso e storia del neotomismo meridionale” e di "filosofia morale e politica", di cui è titolare la collega prof.ssa Carmela Bianco, in collaborazione con il C.I.R.B(Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica).
Un'assise autorevole e molto partecipata questa pubblicata in edizione ponderata che prendeva in esame un tema sul quale il dibattito è tuttora aperto per la poliedrica complessità degli aspetti che investono la sensibilità comune e la bioetica in particolare: uscita consapevole dalla vita umana.
Quale bene è da tutelare prioritariamente: la scelta ad autodeterminarsi propria della persona libera, peraltro già riconosciuta dalla legge n. 219/17 che ha positivizzato il diritto del paziente a rifiutare le cure e lasciarsi morire; oppure il bene preminente è da identificare nella vita stessa, della quale siamo fruitori per dono immeritato e non gestori capaci di esercitare su di sé o sugli altri un diritto di vita e di morte?
Quel convegno di cui agli atti, prese spunto da un recente volumetto di un medico anestesista rianimatore, Andrea Piscopo"compagni di viaggio. hospice: 10 storie da raccontare", editoda La Valle del tempo di Napoliche sotto la forma del racconto di storie di vita, puntava l'occhio sulle eventuale soluzioni eutanasiche, attive e passive ormai adottate da alcune legislazioni.
La consapevolezza di essere un soggetto finito che l'uomo possiede di sé, è ben chiara ed è la prova del fatto che la morte è certamente una fine, ma non puo' essere la fine dell'esistere. Divenuto cadavere, l'uomo
Siamo soliti definire complesse le moderne società per la disomogenea composizione e spesso per la variopinta gamma di relazioni che da questa ne vengono a rinnovare nel quotidiano il conflitto tra Fede, scienze e diritto. Rapporto stridente, ma solamente in apparenza perchè a ben riflettere, Fede, scienza e diritto non sono necessariamente in contraddizione. Ci soccorre a riguardo, l'esempio di un giovane magistrato, Rosario Angelo Livatino, che la Chiesa di recente ha elevato agli onori degli Altari con la proclamazione a Beato. Martire di giustizia per mano della mafia e Martire della Fede alla quale ispirava la sua condotta di chiarissimo magistrato. Da laico, Rosario operava nella società a fine ultimo di Giustizia traducendo nella pratica del suo quotidiano lavoro, la difesa della vita in opposizione alla morte e la consacrazione dei valori etici che informano tanto la Dottrina Cristiana, quanto la Costituzione della Repubblica amava sottolineare; si leggano gli articoli 7, 8, 19 e 20. Ebbene, il laico credente chiamato ad assumere decisioni, per Livatino cercherà in fondo un rapporto diretto con Dio al fine di dare corpo alla preghiera del giusto; analogamente il laico non credente chiamato a scegliere e determinare avrà a riferimento la sua coscienza civile in luogo del trascendente, ma per entrambi non difetterà il rigore dello spirito a rimuovere l'umana vanità e superbia che naturalmente viene dal potere conferito dalla legge. Seminario - 20 gennaio 2023 - Nola,museo storico archeologico, sala Vaccaro, via Senatore Cocozza
La narrazione intorno alla pandemia e alla conseguente vaccinazione sta
sbriciolandosi ogni giorno che passa. Eppure nonostante tutte le
evidenze resta difficile incidere nel dibattito pubblico. I grandi mezzi
di informazione dovrebbero ammettere di aver raccontato frottole per
due anni e non lo faranno mai. Probabilmente con un altro tipo di
informazione non si sarebbe giunti al punto in cui siamo. Appunto la
questione è: a che punto siamo?
Siamo al punto in cui la
medicina ha perso la faccia. Chi crederà più in quello che ti dirà un
medico dopo tutto quello che i medici hanno legittimato? Per la
stragrande maggioranza dei cittadini la medicina si identifica con il
volto dei medici che ogni giorno hanno visto in Tv e che hanno
raccontato solo cose che in breve tempo di sono rivelate false.
Siamo
al punto in cui il diritto ha perso la faccia. Chi nutriva ancora un
briciolo di speranza, dopo la sentenza della Consulta l’ha persa. Chi
crederà più nell’ organo di garanzia, dopo che la Corte ha dimostrato di
voler salvare solo l’opera del governo.
Siamo al punto in cui
morale e politica hanno rinunciato al loro ruolo per far spazio ad una
versione dogmatica della scienza. La morale dice a volte che è
necessario disobbedire e qui invece essa parlava di obbligo di
vaccinarsi per un presunto bene collettivo. La politica ha abdicato al
suo ruolo ed è diventata l’amministratrice di emergenze.
Ci
vorrà tempo per prendere coscienza di tutto quello che è avvenuto. Ci
vorrà il tempo lungo della storia. Persi nel cumulo delle notizie che si
susseguono quotidianamente dimentichiamo presto i singoli passaggi di
tutto quello che è stato. Solo lo storico con pazienza potrà ricostruire
nel dettaglio tutto quello che è avvenuto.
La ferita ora è ancora aperta. Difficile dire se cicatrizzerà e come e quando.
"è pazzesco constatare come grazie all'impiego ben architettato di un
virus probabilmente costruito in laboratorio si sia aperta la porta a un
futuro così inquietante. Un futuro che mira a ridurre la presenza
dell'uomo sulla terra - considerato alla stregua di un 'refuso della
natura' - e persino a causarne l'estinzione" (p. 174).
Con stile avvincente e lineare, Becchi spiega, nel suo nuovo libro,
perché il controllo sociale generatosi nelle recenti vicende politiche,
sociali e individuali a seguito della pandemia globale da Covid-19,
abbia finito per mettere la mascherina FFP2 anche a Kant, il filosofo
padre della contemporaneità. Becchi è convinto che "se ciò che ha
'valore' è il mero fatto della vita naturale, del restare in vita - e
per 'vita' non si intende altro che questo - allora diventa a rigore
impossibile discriminare, argomentare perché, tra la vita di un essere
umano e la vita di un virus, debba prevalere la prima" (p. 17). Sono
passati al setaccio critico tutti i fatti che la maggioranza della gente
ha ingurgitato come ovvi e "da farsi" senza resistenza, ma che ovvi non
sono: la neolingua dei pass e greenpass rafforzati, per cui al consenso
informato è stato sostituito il consenso obbligato alla vaccinazione;
nuovi ruoli assegnati alle cavie umane; cremazione coatta senza
autopsie; trasformazione dello Stato di diritto in Stato "terapeutico";
Parlamento ridotto ad approvare decisioni ex post da parte del Governo o
di Ministri; nascita di "nuovi untori"; generalizzazione di un nuovo
capo d'abbigliamento (la mascherina); distanziamento sociale, se
possibile anche sessuale (suggerito dal CDC negli USA)...
Il grido critico di dolore riguarda anche la Chiesa, che pur
avendo l'esempio della vicinanza di Gesù e di Francesco ai lebbrosi, si è
assuefatta senza proteste a chiudere le chiese, non per disposizione
propria, ma per disposizione del Governo (neppure del Parlamento): "La
paura del contagio ha sostituito il timore di Dio e la scienza la
religione"? Il rischio terribile è quello del "governo terapeutico dei
corpi. Beninteso, ad essere colpita non è la Chiesa soltanto, ma tutti
noi, l'intera società. La Chiesa però sarebbe potuta diventare organo di
resistenza rispetto alla strategia biopolitica del potere secolare" (p.
119).
Becchi riapre con grinta un dibattito pubblico, nella convinzione che
non ci si possa limitare, com'è avvenuto in occasione della morte di
Ivan Sassoli (allorché si è interrogato sugli eventuali esiti avversi
della vaccinazione), a offenderlo e bersagliarlo senza fondamento e
senza fondate obiezioni. Ormai è una questione non soltanto giuridica
(siamo in attesa della sentenza della Corte costituzionale il 30
novembre!), ma speculativa e, soprattutto, biopolitica.
Una pagina di A. MANZONI, da I
promessi sposi, Capitolo XXXI, apre un avvincente volume di Carlo Iannello, che
prende spunto da una contingenza: Il 30 novembre 2022, quasi a ridosso del
nuovo Parlamento generato dalla tornata elettorale del 25 settembre 2022, la Corte costituzionale si pronuncerà
sull’obbligo vaccinale per il Sars-Cov-2 imposto ai sanitari, molti dei quali,
non avendo ottemperato all’obbligo, sono stati sospesi o radiati dalle ASL. Il
CGARS, massimo organo di giustizia amministrativa siciliana, ha avuto il grande
merito di infrangere un granitico orientamento di rigetto delle questioni
contro certificazioni verdi e obblighi vaccinali, chiamando il giudice delle
leggi a pronunciarsi sulla legittimità dell’obbligo imposto ai sanitari.
Dopodiché, molte altre eccezioni sono state sollevate da giudici civili e
amministrativi. Il tribunale militare di Napoli, su una questione specifica che
riguarda l’obbligo vaccinale nell’ordinamento militare. I tribunali
amministrativi del Lazio e della Lombardia; i tribunali di Brescia e di Catania
e, ultimo, il Tribunale di Padova, proprio sull’art. 4 del d.l. n. 44 del 2021.
Tutti questi giudici dubitano della legittimità costituzionale dell’obbligo
vaccinale da diversi punti di vista. Iannello non è favore dell’obbligo, anzi cerca
di delineare, nel libro, le ragioni giuridiche che fanno propendere per la
sua incostituzionalità. Scrive Iannello a proposito dell’ordinanza del CGARS:
«Sono preoccupato perché le motivazioni di questa ordinanza sono un chiaro
indice di come il periodo emergenziale stia producendo dei cambiamenti profondi
anche rispetto a diritti e a interpretazioni che ritenevamo conquiste
irretrattabili. In definitiva, la Corte costituzionale ha insegnato, nel corso
dell’esperienza repubblicana, che l’art. 32 Cost. consente, sì, l’imposizione
di un trattamento sanitario, ma solo se ricorrono due presupposti: che vi sia
un «beneficio per la collettività» e, allo stesso tempo, un «beneficio per
l’individuo». Di qui la chiarezza della lettera dell’articolo 32: Nessuno può
essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli
altri, fossero pure tutti gli altri. Osserva giustamente Iannello: «Se si
affermasse l’idea per cui un farmaco può essere reso obbligatorio solo perché
capace di ridurre il carico ospedaliero, non ci sarebbe più alcun argine
all’imposizione di obblighi». Il problema è grave, anche perché alcune
ordinanze dei Giudici fanno presagire una deriva organicista. Scrive Iannello:
«La società organica della prevalenza degli interessi della collettività sui
diritti del singolo sta riemergendo nell’indifferenza generale. Ed è proprio
per combattere questa indifferenza e questa pericolosa deriva che ho ritenuto
indispensabile scrivere questo libro»
Ulteriore contributo, larecensionedi LAURA CALOSSO, scrittrice, giornalista e traduttrice nata ad Asti....
🚩presentazione del volume mercoledì, 26 ottobre 2022 ore 16 presso la sede della ''editoriale scientifica'', Palazzo Marigliano, in via San Biagio dei Librai, 39, Napoli
🚩 pronuncia della Consulta, obbligo vaccinale e tutela della salute. Comunicato stampa del 1° dicembre 2022