Un’agendaper il Paese Come cambiare rotta e costruire un’Italia fondata sul lavoro e suidiritti sociali, a cura di Carlo Iannello-Guido Cappelli-Ciro Silvestri, Editoriale Scientifica, Napoli 2026.
La presente stagione sociale, economica, culturale, etica e politica ci fa assistere a una sorta di navigazione della stultifera navis della nostra società contemporanea, soprattutto italiana, che sembra avanzare irrimediabilmente in un mare di trasformazioni ritenute radicali (anche perché segnate dalla situazione di terza guerra mondiale). Spesso si tratta di situazioni e navigazioni più subìte che ragionate, al punto che non stupisce più di tanto che certi fenomeni, pur così poderosi e determinanti per la specie umana nel momento contemporaneo - come, ad esempio, la smartizzazione dell’esistenza umana -, non si accompagnino ad alcun serio dibattito pubblico. E così, la narrazione viene lasciata ad apparenti discussioni tra esperti, che sono per lo più drammaticamente rozze, articolate con degli pseudo-concetti e delle parole d’ordine (opportunità, rischi, sfide, equità…). E ciò accade non senza mettere in scena uno sdoppiamento tra un fideismo apologetico rispetto all’attuale assetto del mondo e della società (io ho fiducia che qualche soluzione positiva sarà trovata dagli “esperti” e dai “politici” di turno), e un catastrofismo altrettanto fideistico (io ritengo che non ci sia più nulla da fare e che soltanto un dio ci possa salvare). Sulla base si ciò sembra ritornare inevitabile quell’io speriamo che me la cavo, che caratterizzò la vita scolastica e sociale ai tempi del maestro Marcello D’Orta. Tuttavia, nonostante tutto, vi sono tre piani su cui dovremmo/ lavorare per invertire la rotta. Sono tre percorsi che, a loro volta, si legittimano e danno forza a vicenda: a livello politico-istituzionale, c’è bisogno di invertire la contro-rivoluzione teoretica ed economica avvenuta alla fine degli anni ’70; a livello filosofico, la scienza economica è in ritardo di un secolo sul pensiero del Novecento, non avendo assunto davvero la crisi del soggetto, della mente strumentale, della pretesa di concettualizzare la totalità dell’ente su un fondamento metafisico o scientifico (resiste ancora quello che si potrebbe denominare un positivismo sciancato; a livello spirituale, urge «un risveglio contemplativo generale» (dalle Conclusioni, p. 183).
L’Introduzione
di Ciro Silvestri ricorda che restare fermi a contemplare il declino del
nostro Paese sarebbe non solo inutile, ma senza speranza. Invece, insistono
tutti gli autori, occorre «offrire al Paese un’agenda concreta, positiva,
capace di trasformare la rabbia in proposta e la paura in coraggio» (p. 7).
Un’agenda che prenda atto della situazione di “sospensione” del normale
funzionamento giuridico-politico: «Non è stato solo un periodo di restrizioni
materiali: è stato il laboratorio di un nuovo paradigma politico. Un modello
che oggi viene riproposto su altri fronti – guerra, finanza, clima,
comportamenti individuali, con lo stesso schema: dichiarare l’emergenza,
imporre sacrifici, sospendere il normale funzionamento giuridico-politico del
Paese» (p. 16). Su quali vie dovrà/potrà passare il ripristino della civiltà?
Facendo leva su una nuova anima del sindacato, insiste Silvestri, esso «deve
tornare ad essere motore del conflitto sociale, non certo nella forma sterile
della contrapposizione fine a sé stessa, ma come forza capace di rompere con le
ingiustizie e i soprusi e aprire spazi di emancipazione» (p. 17). Il volume
intende, appunto: «mettere a fuoco senza ipocrisie un nodo decisivo della
crisi, chiamarlo col suo nome e poi indicare, con gradi diversi di intensità ma
sempre in positivo, linee d’azione, strumenti di contrasto, ipotesi di
ricostruzione. Restituire prospettiva. Scrivere un’agenda diversa» (p. 18).


