le mie news

Caricamento ultime analisi del Prof. Giustiniani...

domenica 19 aprile 2026

Le pericolose degenerazioni disumanizzanti dell’iperconnessione digitale: come il non-umano annienta la democrazia

Nel recente saggio di Massimo Fragola TUTTI GLI UOMINI DELLA DEMOCRAZIA Dialogo con il “non umano” e la trappola dell’opinione prevalente, il professore vuole scomodarci dall’inerzia delle nostre coscienze arrugginite dall’assenza di stimoli, o meglio, dalla ipertrofica sovrastimolazione dell’odierna società digitale. I sistemi social-democratici occidentali sperimentano ad oggi una rappresaglia su più fronti, un attacco interno ed esterno che sembra volerne minarne la solidità e farne sbiadire la componente umanitaria. È proprio dalla componente umanitaria, elemento fondante dell’impalcatura assiologica democratica, che Fragola avvia la sua indagine e stimola la riflessione dei suoi interlocutori.

Il benessere individuale e collettivo non sono compartimenti stagni isolati e divergenti, ma sono parte di un’unica trama, di un unico innesto. Prima di chiederci che ne è stato dei valori democratici dobbiamo chiederci: in che modo ad oggi ci si relaziona gli uni agli altri? In un’epoca in cui il digitale si impone a riscrivere i connotati della realtà concreta, e in definitiva la fagocita, la crisi identitaria del sistema democratico è in primis accostabile a quella, ab origine, che affligge il cittadino, che è prima di tutto individuo e uomo. L’essere umano, nella selva oscura dell’”arena digitale”, si illude di esserci, ma di fatto non c’è. Si illude di affermare la sua opinione, ma quest’ultima si disperde nel marasma di commenti fini a sé stessi, in un dialogo che assume i caratteri effettivi di un soliloquio. Quindi, nei fatti, una non-opinione. Proprio quel dialogo che è strumento imprescindibile di formazione delle idee condivise, ma che ha il suo momento formativo nel confronto di idee divergenti, approdando così alla condivisione di un comune assunto che di quelle opinioni è il naturale compromesso. Del resto, le stesse costituzioni democratiche del dopoguerra, tra cui proprio quella nostrana, videro la luce proprio da un “compromesso”, da una concertazione di attori appartenenti a fazioni e orientamenti politici diversi e perfino potenzialmente antagonisti.

Hanna Arendt, nel suo saggio “La vita activa” (1964), lo sottolineava: la democrazia nasce dalla problematizzazione dei valori condivisi, ma la condivisione nasce e cresce dal confronto.

Tutto questo, come trova riscontro in un panorama attuale dove a colpi di click si ingolfano bacheche e dirette social e dove la qualità del dibattito pubblico si riduce al netto della crescita delle voci che vi partecipano, o si illudono di parteciparvi?

L’impressione è che la smaterializzazione delle piazze e delle aule in cui si discute della cosa pubblica, dei temi civili, delle relazioni internazionali sempre più precarie non abbia condotto, come forse si paventava, ad un’ottimizzazione del dialogo democratico, ad un’espansione inclusiva della partecipazione collettiva, ma l’abbia invece drasticamente impoverita. Quando scriviamo commenti, lasciamo un like o condividiamo un post ci illudiamo di instaurare un’interazione, di esprimere la nostra visione delle cose, o semplicemente di “partecipare” ad un dialogo in atto di cui siamo compartecipi, ma in realtà restiamo chiusi nella nostra cappa di isolamento.

sabato 11 aprile 2026

La forma del pensiero cattolico e la pedagogia della domanda: una chiave educativa per il presente

La forma del pensiero cattolico si struttura attorno a capisaldi teologici e antropologici ben definiti: la centralità di Dio, la rivelazione, la centralità di Cristo, il rapporto tra fede e ragione, la dignità della persona, la libertà, la realtà del peccato e della redenzione, la funzione della Chiesa e il fine ultimo dell’uomo nella comunione con Dio. Tuttavia, tali principi non si configurano come un sistema statico o meramente dottrinale: essi si esprimono dinamicamente in una pedagogia divina, che attraversa tutta la Scrittura e trova il suo vertice nell’agire educativo di Gesù Cristo.

Uno degli aspetti più sorprendenti della rivelazione biblica è che Dio educa non imponendo risposte, ma suscitando domande. Fin dalle prime pagine della Bibbia, Dio si rivolge all’uomo interrogandolo: 

- «Adamo, dove sei?» (Genesi 3,9) 

- «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Genesi 4,9) 

Queste domande non esprimono ignoranza divina, ma una precisa intenzione pedagogica: risvegliare la coscienza, stimolare la responsabilità, condurre l’uomo a riconoscere la verità di sé.

Lo stesso metodo emerge con forza nel libro di Giobbe: quando l’uomo, nel dolore, pretende risposte definitive, Dio non risponde direttamente, ma apre uno spazio di interrogazione: 

- «Dov’eri tu quando io fondavo la terra?» (Giobbe 38,4) 

Dio educa attraverso il mistero e la domanda, non per confondere, ma per ampliare l’orizzonte dell’umano.

Questa dinamica pedagogica raggiunge la sua pienezza nell’azione di Gesù Cristo. Nei Vangeli, Gesù non si limita a trasmettere contenuti: egli forma le persone attraverso un dialogo vivo, spesso caratterizzato da domande che provocano una presa di posizione interiore: 

- «Voi, chi dite che io sia?» (Matteo 16,15) 

- «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (Marco 10,51) 

- «Perché avete paura?» (Matteo 8,26) 

Gesù non educa dall’esterno, ma attiva un processo interiore. Egli non sostituisce la libertà dell’uomo, ma la chiama in causa. In questo senso, il suo metodo è profondamente coerente con il significato etimologico di “educare”: educere, “condurre fuori”.

Educare, nella prospettiva cristiana, significa accompagnare la persona a far emergere il proprio vero sé, quell’identità profonda che trova fondamento nella relazione con Dio. In questo processo, Cristo si presenta non solo come via, verità e vita (cfr. Giovanni 14,6), ma come colui che rende possibile all’uomo conoscersi autenticamente.

Si delinea così il cuore della Paideia cristiana: una formazione integrale che coinvolge intelletto, libertà e interiorità. Non si tratta di trasmettere nozioni, ma di generare persone capaci di verità, relazione e senso.

Alla luce dell’attuale questione educativa — segnata da frammentazione, relativismo, crisi di senso e difficoltà nella costruzione dell’identità — questa impostazione appare di straordinaria attualità. A tali sfide si aggiunge oggi la questione dell’intelligenza artificiale, che ridefinisce il rapporto tra conoscenza, decisione e responsabilità: essa rischia di sostituire il processo critico con risposte immediate, indebolendo la profondità della domanda e dell’interiorità.

In questo contesto, la pedagogia della domanda, propria della tradizione biblica e cristologica, si configura come un’alternativa feconda: non moltiplica risposte automatiche, ma educa a interrogare, discernere, sostare nel senso.

L’azione educativa e missionaria della Chiesa cattolica si inserisce pienamente in questa dinamica. A partire dall’apertura inaugurata dal Concilio Vaticano II, la Chiesa ha assunto uno stile fondato sull’incontro: si apre per accogliere, ascoltare, comprendere e accompagnare, facendosi prossima all’umanità concreta e chiamata a fasciare le ferite dell’uomo con il balsamo di Cristo.

In tale orizzonte, il tema della pace emerge come asse portante anche del pontificato di Papa Leone XIV. Fin dall’inizio del suo ministero, il Papa ha richiamato con forza la responsabilità morale della comunità internazionale, insistendo sul primato del dialogo e della diplomazia.

Di fronte alle tensioni e al conflitto in atto tra Stati Uniti e Iran, la sua posizione è stata chiara ed equilibrata: ha condannato le minacce e l’uso della forza, definendole moralmente inaccettabili, e ha richiamato tutti a considerare le conseguenze sulle popolazioni civili, in particolare sui più fragili (El País). Parallelamente, ha ribadito con continuità che «la pace non si costruisce con le armi né con le minacce», ma attraverso il dialogo, la responsabilità e la ricerca del bene comune (Vatican News).

Il suo appello è costante: far tacere le armi, aprire spazi di negoziazione, evitare escalation irreversibili e promuovere una cultura della riconciliazione (Vatican News). In questa prospettiva, nessuna parte è demonizzata, ma tutte sono richiamate a un principio superiore: la dignità inviolabile di ogni persona e il diritto dei popoli a vivere in pace.

Si manifesta qui con evidenza l’equilibrio della proposta cristiana: essa non è evasione spirituale né ideologia politica, ma uno sguardo integrale sull’uomo e sulla storia. La fede cattolica, infatti, offre criteri capaci di tenere insieme giustizia e misericordia, verità e carità, libertà e responsabilità.

Per questo motivo, essa si configura ancora oggi come una guida credibile per l’umanità: non perché imponga soluzioni, ma perché orienta il discernimento, educa alla profondità e richiama costantemente al valore della persona.

In un tempo segnato da conflitti globali, rivoluzioni tecnologiche e crisi educative, la proposta cristiana continua a indicare una via: quella di un umanesimo aperto al trascendente, capace di generare pace perché radicato nella verità dell’uomo.

Ed è proprio nella capacità di porre domande autentiche, di aprire spazi di senso e di orientare alla comunione che si rivela, ancora oggi, la forza educativa e storica del cristianesimo.

Giuseppe Lubrino

 

@scenari.futuri il pensiero cattolico, pedagogia della domanda La vera sfida del pensiero cattolico oggi non è fornire risposte preconfezionate, ma riscoprire quella che il Professor Lubrino definisce la 'Pedagogia della domanda'. In un'epoca dominata da algoritmi e risposte immediate, l'approccio cristiano ci riporta all'origine: un Dio che non impone, ma interroga la coscienza (come il celebre 'Adamo, dove sei?'). Educare oggi significa trasformare la lezione in un dialogo vivo, dove la domanda diventa lo strumento supremo per liberare l'identità dell'individuo e riscoprire un umanesimo autentico, capace di andare oltre la superficie della tecnologia per toccare il senso profondo dell'esistere #ProfLubrino #PedagogiaDellaDomanda #PensieroCattolico #Educazione #Teologia #Filosofia #ScuolaItaliana #CrescitaPersonale #Formazione #Umanesimo #FedeERagione #Insegnamento #TikTokDocenti #DomandeEsistenziali ♬ suono originale - scenari futuri

Bibliografia essenziale

 

- La Sacra Bibbia, in particolare: Genesi 3–4; Libro di Giobbe 38–42; Vangeli sinottici e Giovanni. 

 

- Concilio Vaticano II, Costituzioni e Decreti, in particolare: 

  - Dei Verbum (sulla Rivelazione) 

  - Gaudium et Spes (sulla Chiesa nel mondo contemporaneo) 

  - Gravissimum Educationis (sull’educazione cristiana)

 

- Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae.

 

- Agostino d'Ippona, Confessioni; De Magistro.

 

- Benedetto XVI, Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni (Discorso di Ratisbona, 2006).

 

- Francesco, Evangelii Gaudium (2013); Fratelli tutti (2020).

 

- Giovanni Paolo II, Fides et Ratio (1998).

 

- Leone XIV, Discorsi e Angelus sulla pace e sul dialogo internazionale (2025–2026).

 

- Pedagogia cristiana contemporanea: 

  - J. Maritain, L’educazione al bivio 

  - L. Giussani, Il rischio educativo

 

- Teologia fondamentale: 

  - J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo 

  - H.U. von Balthasar, Solo l’amore è credibile

 

- Documenti della Chiesa cattolica sull’intelligenza artificiale e l’etica della tecnologia (Pontificia Accademia per la Vita, 2020–2024).

venerdì 10 aprile 2026

Un’agenda per il Paese. Come cambiare rotta e costruire un’Italia fondata sul lavoro e sui diritti sociali

 
Vi sono libri che nascono dalla denuncia, e altri — più rari e più preziosi — che nascono dalla responsabilità. Un'agenda per il Paese, curato da Carlo Iannello, Guido M. Cappelli e Ciro Silvestri ed edito da Editoriale Scientifica nel 2026, appartiene a questa seconda categoria. E la presentazione avvenuta al Books&Museum ne ha restituito con fedeltà lo spirito: non un lamento sul presente, ma un progetto — coraggiosamente concreto — per rifondare su basi solide un'Italia che da decenni smarrisce se stessa. Il filo conduttore dell'incontro è stato, in sostanza, una domanda antica formulata in termini nuovi: è possibile invertire la rotta? Gli autori rispondono di sì, ma a condizione che si abbia il coraggio di guardare in faccia ciò che è accaduto: quarant'anni di politiche neoliberiste hanno sistematicamente smantellato il modello sociale costruito nel dopoguerra, quel modello fondato sul lavoro stabile, sulla sanità universale, sui servizi pubblici, su una scuola che fosse davvero — secondo la bella espressione — ascensore sociale. Al suo posto si è insediata la logica della rendita parassitaria, della precarizzazione, della diseguaglianza crescente. 

🔖Carlo Iannello, costituzionalista presso l'Università Luigi Vanvitelli, ha portato all'incontro la voce del giurista che non dimentica di essere cittadino. Il suo richiamo alla Costituzione non è formalistico: è la Costituzione come bussola morale, come argine a ciò che egli definisce una progressiva erosione della sovranità economica del Paese. Non si può costruire un'Italia giusta, egli argomenta, senza riportare al centro dell'azione politica i diritti fondamentali — non come enunciazione retorica, ma come struttura concreta dell'ordinamento. 
🔖Guido M. Cappelli, storico della letteratura italiana all'Università L'Orientale di Napoli, ha offerto la prospettiva forse più inattesa e per questo più feconda: quella umanistica. Il declino che stiamo vivendo non è solo economico; è anche — e forse soprattutto — culturale. Si è smarrita la capacità di immaginare un'alternativa, di pensare il futuro come qualcosa di costruibile e non di subito. La letteratura, la storia delle idee, il pensiero critico: non sono lussi accademici, ma strumenti indispensabili per restituire alla politica la sua dimensione più alta, che è sempre stata — almeno nelle tradizioni migliori — una forma di cura della comunità. 
🔖Ciro Silvestri, sociologo, docente e sindacalista, ha incarnato nell'incontro la voce di chi lavora sul campo: il mondo del lavoro, le battaglie civili e sociali, la dimensione concreta dei diritti negati o conquistati. Il suo contributo ha ricordato che nessuna agenda di cambiamento può restare sulla carta se non trova radici nell'esperienza viva delle persone, nella loro capacità di organizzarsi, di resistere, di proporre. 

Ciò che il volume — e la mattinata al Books&Museum — consegna al lettore e all'ascoltatore è dunque qualcosa di più di un'analisi: è un programma di ricostruzione civile, decennale nella sua prospettiva, radicale nei suoi presupposti, ma rigorosamente ancorato alla tradizione costituzionale repubblicana. Non si tratta di nostalgia. Si tratta di memoria operosa: ricordare ciò che è stato per immaginare con più lucidità ciò che può ancora essere. In un tempo in cui il pensiero pubblico tende alla frammentazione e alla rassegnazione, opere come questa — e conversazioni come quella ospitata al Books&Museum — testimoniano che l'Italia intellettuale non ha rinunciato a fare il proprio mestiere: pensare per trasformare

venerdì 3 aprile 2026

generazione Beta e Vangelo, come evangelizzare oggi i giovani — PSN TV

● PSN TV Fresco di Stampa · Puntata 8 · Giuseppe Puglisi
La Valle del Tempo · collana Biblioteca di Scenari scenarifuturi.blogspot.com
Sono stato ospite, con grande piacere, di Rosario Lavorgna nell'8ª puntata di Fresco di Stampa, la rubrica letteraria di PSN TV – Per Sempre News, per presentare un volume che considero tra i più stimolanti e necessari dell'attuale produzione teologico-pastorale italiana: "Sequela e servizio. Per una nuova evangelizzazione dei giovani" di Giuseppe Puglisi, pubblicato da La Valle del Tempo nella collana Biblioteca di Scenari, di cui sono direttore. Si tratta di una ricerca di notevole rigore metodologico, che ha preso le mosse da un sondaggio quali-quantitativo condotto su 1208 studenti delle scuole del territorio della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Una base empirica solida, che conferisce al lavoro di Puglisi un'autorevolezza non soltanto speculativa ma radicata nel vissuto reale dei giovani d'oggi. Il cuore dell'operazione intellettuale compiuta dall'autore è, a mio avviso, di rara eleganza: riprendere due grandi categorie bibliche e teologiche — la sequela e il servizio — e rilanciarle come leve autentiche per ripensare la pastorale giovanile in un tempo nel quale si affaccia alla scena la cosiddetta generazione Beta, dopo i Millennials, gli Zoomers e la generazione Alpha.

domenica 22 marzo 2026

Francesco d’Assisi. Un Santo senza tempo

Nella complessa trama del nostro presente, dove il sacro rischia spesso di essere ridotto a pura astrazione o, al contrario, a reperto museale, la figura di Francesco d’Assisi continua a porsi come una "provocazione" necessaria. Ho avuto il piacere di parlarne recentemente negli studi di PSN TV, ospite dell’amico Rosario Lavorgna, in un dialogo denso di suggestioni con l’artista e poeta Lavinio Sceral. Al centro del nostro incontro, il suo volume “Francesco d’Assisi. Un santo senza tempo” (Edizioni La Valle del Tempo), un’opera che definirei "audace" per la sua capacità di restituirci il Poverello nella sua interezza, non solo spirituale ma profondamente corporea. Sceral, attraverso versi e dipinti di rara intensità, compie un’operazione di 

sabato 21 marzo 2026

Seminatore di verità. Storia di una vocazione

Sono stato ospite di Rosario Lavorgna nella 41ª puntata di Fresco di Stampa, la rubrica letteraria di PSN TV – Per Sempre News, che ormai con regolarità dà voce alle voci della cultura campana e meridionale. Un'occasione che ho accolto con piacere, anche per parlare delle collane che dirigo per La Valle del Tempo Edizioni di Napoli — "Scenari" e "Biblioteca di Scenari" — realtà editoriale che considero un presidio culturale autentico e necessario nel panorama del Mezzogiorno. 

La puntata era incentrata sul libro Seminatore di Verità. Storia di una vocazione di Maria Gargotta, edito proprio da La Valle del Tempo nella collana Tracce di memoria. 
La puntata presenta il libro Seminatore di verità come una storia di vocazione e ricerca spirituale, incentrata sulla figura di Nicola, poi diventato Padre Luigi. 
Il racconto ripercorre: 

il centenario della morte di Piero Gobetti, palazzo Vecchio, salone dei 500

Il centenario della morte di Piero Gobetti, celebrato il 20 marzo 2026 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, si è svolto alla presenza di esponenti istituzionali e del mondo culturale. Tuttavia, a fronte della rilevanza storica dell’evento, la copertura mediatica appare sorprendentemente limitata, affidata a pochi resoconti giornalistici e brevi contributi audio, senza alcuna documentazione video significativa. Il contributo più strutturato e approfondito reperibile in rete resta questo di Radio Radicale, registrato però circa un mese prima dell’evento fiorentino. Si tratta del dibattito “Piero Gobetti 100 anni dopo”, tenutosi a Firenze il 16 febbraio 2026, concepito come momento di confronto pubblico sull’attualità del suo pensiero politico e civile. In quella sede, il convegno di Palazzo Vecchio del 20 marzo veniva già richiamato come tappa significativa del calendario commemorativo.

Corrado Ocone, il non detto della libertà

Le pericolose degenerazioni disumanizzanti dell’iperconnessione digitale: come il non-umano annienta la democrazia

Nel recente saggio di Massimo Fragola “ TUTTI GLI UOMINI DELLA DEMOCRAZIA D ialogo con il “non umano” e la trappola dell’opinione prevalen...