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sabato 23 maggio 2026

La canzone napoletana in radio. Storia, politica e programmazione musicale dal 1926 al 1952

Books and Museum 24.5.2026

Luigi Ottaiano - Nadia Sodano, LA CANZONE NAPOLETANA IN RADIO STORIA, POLITICA E PROGRAMMAZIONE MUSICALE DAL 1926 AL 1952, edizioni Libreria del Castello, Solopaca 2025, pp. 450.

Le mie conclusioni

Con questo volume, ancora a quattro mani, Luigi Ottaiano porta fino agli inizi degli anni Cinquanta del secolo breve la sua ricerca. Sono già noti, insieme  gli altri testi: Storia della canzone napoletana dalle origini al 1880, II edizione, Napoli, Cuzzolin, 2025; Storia della canzone napoletana: dal 1880 al 1929, Napoli, Cuzzolin, 2024; Storia della canzone napoletana: dal 1930 ai giorni nostri, Napoli, Cuzzolin, 2024 

 

1.   Munasterio ’e Santa Chiara

Dimane? Ma vurria partì stasera. - Luntano, no, nun ce resisto cchiù. Dice che c’è rimasto sulo ’o mare, - che è ’o stesso ’e primma, chillu mare blu. Munasterio ’e Santa Chiara, - tengo ’o core scuro scuro. Ma pecché, pecché ogne sera, - penzo a Napule comm’era, penzo a Napule comm’è?.

Come leggiamo nel ponderoso volume, «Munasterio ’e Santa Chiara rappresenta una delle testimonianze più struggenti degli orrori della guerra. Il 4 agosto 1943, i bombardamenti distruggono la storica basilica di Santa Chiara, costruita nel 1300, a cui i napoletani erano molto legati. Questo brano diventa il simbolo della ricostruzione post-bellica, con il testo che racconta di un emigrante desideroso di tornare a Napoli, ma contemporaneamente teme di trovare una città distrutta e sconvolta dalla guerra» (pp. 231-232).

domenica 17 maggio 2026

Tra ragione, fede e scienza. Le domande degli studenti dell' ISS Carlo Levi di Marano (NA)

Mattinata di discussione (il 15 maggio 2026) con gli studenti del classico, delle scienze umane e dello scientifico nell'aula magna dell'Istituto Superiore Statale "Carlo Levi" di Marano di Napoli, sotto la regia eccellente della Dirigente scolastica.

Dopo un progetto di "Letture a scuola", coordinato dai docenti di Religione e di Filosofia del Carlo Levi, gli studenti di ben cinque classi hanno incontrato e posto domande ai tre autori di "Tra ragione, fede e scienza" (edizioni La Valle del Tempo, Napoli 2025).
Il libro è nato dalle discussioni di tre amici — un filosofo, un teologo e uno scienziato — che si interrogano insieme su un tema antico e sempre attuale: il rapporto fra la scienza e la fede.
Pasquale Giustiniani (filosofo e docente in Facoltà teologica e al suor Orsola Benincasa), Raffaele Russo (un lucidissimo teologo della morale, di ben 92 anni!) e Luigi Verolino (ingegnere della Federico II) sono gli autori del volume Tra Ragione, Fede e Scienza, pubblicato dall’Editrice La Valle del Tempo, con prefazione del matematico Guido Trombetti e postfazione del giornalista Umberto Chiariello.

KARIM Il bambino dal compleanno inventato. Cinzia Brancato al Books&Museum

Giustiniani Report

KARIM

Il bambino dal compleanno inventato

Presentazione Ufficiale
Domenica 17 Maggio 2026, ore 11:30
Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova, Napoli
Sala Margherita Lama Caputo
Locandina ufficiale Books & Museum
Panoramica della sala dell'evento

Sala Margherita Lama Caputo

Un colpo d'occhio straordinario nel cuore del Complesso Monumentale a Napoli. La numerosa partecipazione testimonia il vivo interesse e la profonda attenzione dei presenti verso le tematiche civili sollevate dal volume di Cinzia Brancato.

L'Ascolto delle Fratture Interiori

Un momento cruciale del dibattito incentrato sulle dinamiche della genitorialità adottiva. Gli sguardi in platea riflettono il coinvolgimento emotivo suscitato dalle letture critiche eseguite nel corso della mattinata.

Dettaglio pubblico attento
Partecipanti e interventi

Il Paradosso dell'Iter Adottivo

«...come se la genitorialità potesse essere assicurata da un bonifico più consistente» (p. 74).

Il Report mette in luce l'analisi sferzante dell'autrice in merito ai pesanti carichi burocratici ed economici legati alle adozioni.

Dibattito e Territorio

La sessione si è conclusa con l'intervento attivo del pubblico e le riflessioni finali dei relatori Pasquale Giustiniani, Silvio de Maio e Maria Pirro, tracciando nuove risposte sul valore dell'accoglienza.

Inquadratura finale platea

• La presentazione scorre automaticamente ogni 7 secondi •

sabato 2 maggio 2026

La questione educativa nei Vangeli: Gesù Maestro e la pedagogia del IV Vangelo

L’articolo analizza la dimensione educativa nei Vangeli con particolare attenzione al IV Vangelo, evidenziando la figura di Gesù Maestro e la sua pedagogia rivelativa. Viene approfondito il linguaggio simbolico giovanneo (segni, ora, gloria), il contesto redazionale e teologico dell’opera, nonché la prospettiva trinitaria che include la promessa del Paraclito quale guida alla verità. Particolare rilievo è dato al capitolo 5 di Giovanni, in cui il conflitto con i Giudei diventa paradigma delle grandi opposizioni simboliche (luce/tenebre, vita/morte, grazia/peccato). L’articolo mette in luce il dinamismo di accoglienza e rifiuto del Verbo e il significato ambivalente del “mondo” nella teologia giovannea.

@scenari.futuri

La questione educativa nei Vangeli: Gesù Maestro e la pedagogia del IV Vangelo di Giuseppe Lubrino. Analisi a cura di Scenari Futuri.

♬ suono originale - Scenari Futuri
La dimensione educativa costituisce una chiave ermeneutica fondamentale per comprendere l’intero messaggio evangelico. Nei Vangeli, Gesù appare come Maestro che forma discepoli, suscita interrogativi e conduce progressivamente alla verità. Nel IV Vangelo, questa dimensione raggiunge una profondità singolare: l’insegnamento di Gesù coincide con la rivelazione del mistero di Dio e con un itinerario pedagogico che coinvolge l’intera esistenza del credente.

Educare, in questa prospettiva, significa introdurre alla fede come relazione viva con Dio, attraverso un cammino che porta dalla comprensione sensibile alla verità spirituale, dalla ricerca alla comunione.

Autore, data e contesto della teologia giovannea

Tradizionalmente attribuito all’apostolo Giovanni, il IV Vangelo viene generalmente datato tra il 90 e il 100 d.C. Esso appare, secondo la maggior parte degli studiosi, come il risultato di un processo redazionale maturato all’interno di una comunità giovannea, probabilmente situata nell’Asia Minore.

In questa prospettiva si colloca l’analisi di Alberto Caselegno SJ, il quale sottolinea come il Quarto Vangelo sia il frutto di una riflessione teologica sviluppata in ambiente ecclesiale, dove la memoria storica di Gesù è stata riletta alla luce della fede pasquale e in un contesto segnato dalla separazione dal giudaismo sinagogale. Come evidenzia lo studioso, «il testo giovanneo manifesta una lunga maturazione redazionale e teologica all’interno di una comunità credente» (A. Caselegno, Perché contemplino la mia gloria, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2000, p. 27).

La teologia giovannea si distingue per una cristologia elevata, centrata sul Logos preesistente («In principio era il Verbo», Gv 1,1) e per un linguaggio simbolico che mira a rivelare il significato profondo degli eventi.

 

Gesù Maestro: identità e metodo educativo

Nel IV Vangelo, Gesù è il Maestro che conduce alla verità attraverso una pedagogia coinvolgente e trasformativa: «Voi mi chiamate Maestro e Signore…» (Gv 13,13). Il suo insegnamento è dialogico, simbolico e progressivo.

 Attraverso incontri personali (Nicodemo, la Samaritana, il cieco nato), Gesù guida i suoi interlocutori oltre il livello immediato. Il fraintendimento («Come può un uomo nascere quando è vecchio?», Gv 3,4) diventa strumento educativo, poiché costringe a superare una comprensione superficiale per accedere al significato spirituale.

Il vocabolario simbolico: segni, ora, gloria

Il linguaggio giovanneo è strutturalmente educativo:

- Segni: «Questi sono stati scritti perché crediate» (Gv 20,31). I segni orientano dalla visione alla fede. 

- Ora: «È venuta l’ora» (Gv 12,23). Indica il compimento della missione nella Pasqua. 

- Gloria: «Abbiamo contemplato la sua gloria» (Gv 1,14). La gloria si manifesta nella croce, come rivelazione dell’amore.

 

La prospettiva trinitaria e la promessa del Paraclito

Un elemento decisivo della pedagogia giovannea è la sua dimensione trinitaria. Gesù educa introducendo nella relazione con il Padre: «Il Figlio da se stesso non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre» (Gv 5,19).

Questa dinamica si prolunga nel tempo attraverso il dono dello Spirito Santo, il Paraclito:

- «Il Paraclito, lo Spirito Santo… vi insegnerà ogni cosa» (Gv 14,26); 

- «Vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13).

Il Paraclito è il prolungamento dell’opera salvifica ed educativa di Gesù: rende presente la sua parola, ne approfondisce il significato e conduce il discepolo a una comprensione sempre più matura del mistero di Cristo. In tal senso, l’educazione cristiana è intrinsecamente dinamica e aperta, guidata dallo Spirito verso la pienezza della verità.

Giovanni 5: la disputa come evento educativo e rivelativo

Il capitolo 5 rappresenta uno snodo fondamentale. Dopo la guarigione del paralitico in giorno di sabato, Gesù afferma: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco» (Gv 5,17), suscitando ostilità.

Il discorso sviluppa temi centrali:

- comunione tra Padre e Figlio; 

- potere di dare la vita («Chi ascolta la mia parola… ha la vita eterna», Gv 5,24); 

- giudizio («Il Padre ha dato ogni giudizio al Figlio», Gv 5,22).

Il rifiuto emerge chiaramente: «Non volete venire a me per avere la vita» (Gv 5,40). La chiusura non è ignoranza, ma resistenza alla rivelazione.


Le grandi polarità simboliche

Il IV Vangelo struttura il suo messaggio attraverso contrapposizioni decisive:

 - Luce / Tenebre: «Gli uomini hanno amato più le tenebre» (Gv 3,19); 

- Grazia / Peccato: «Grazia su grazia» (Gv 1,16); 

- Vita / Morte: «È passato dalla morte alla vita» (Gv 5,24); 

- Giudizio / Redenzione: «Chi crede… non è condannato» (Gv 3,18).

Queste polarità chiamano a una decisione esistenziale.


Accoglienza e rifiuto del Verbo

«Venne fra i suoi… ma i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Tuttavia: «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12).

L’accoglienza implica una nuova nascita; il rifiuto comporta la permanenza nelle tenebre.

Il “mondo” tra creazione e opposizione

Il mondo è amato da Dio («Dio ha tanto amato il mondo», Gv 3,16), ma è anche segnato dal rifiuto («Il mondo non lo ha riconosciuto», Gv 1,10).

La figura del «principe di questo mondo» (Gv 12,31) richiama simbolicamente il “serpente antico”, indicando una realtà di opposizione alla luce. Il discepolo è chiamato a vivere nel mondo senza appartenere alla sua logica.


Conclusione

La pedagogia di Gesù nel IV Vangelo si presenta come un itinerario trinitario di rivelazione e di vita. Il Padre è la fonte, il Figlio è il rivelatore, lo Spirito è la guida interiore che conduce alla verità piena.

Attraverso segni, parole e relazioni, il Maestro forma il discepolo, chiamandolo a una decisione tra luce e tenebre, vita e morte. Il dono del Paraclito assicura che questo processo educativo continui nel tempo, rendendo sempre attuale la presenza di Cristo.

 

Il IV Vangelo si configura così come una scuola permanente di fede, nella quale il credente è guidato, nello Spirito, a entrare sempre più profondamente nel mistero di Dio e nella comunione con Lui.

 

Nota redazionale 

Il presente articolo è stato realizzato con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, sotto la supervisione e revisione dell’autore Giuseppe Lubrino

venerdì 1 maggio 2026

Napoli: una storia lunga 2500 anni

Books and Museum, 19 aprile 2026 

Il mio intervento sul volume di

Guido D’Agostino, Napoli: una storia lunga 2500 anni, Edizioni la Valle del Tempo, Napoli 2026, pp. 146

 

È difficile ripercorrere, con metodo e mano di storico, qual è Guido D’Agostino, una storia, oggi cronaca, lunga ben 2500 anni. Storia di una città che è, insieme, assetto urbanistico, collettività di persone con i propri cicli demografici (a volte si potrebbe dire insieme di popoli), insieme di vicende che si dipanano tra mito e storia… E fare tutto ciò, con un taglio di particolare attenzione alle «trasformazioni della morfologia urbana» (p. 4), che è un rilevante fattore che rivela quel grande, straordinario, contenitore, che è Napoli, ovvero un «miscelatore, ricettore, rielaboratore e diffusore, propagatore intorno a sé, e a distanza, di esperienze culturali, psicologiche e antropologiche» (p. 5) che oggi contano due millenni mezzo.

Il professor D’Agostino ci prova e, mi sembra, ci riesce, offrendoci, nelle tre parti del volume, il senso e le sfaccettature delle tante Napoli in una medesima Napoli (cfr. p. 43), come si vede perfino nella più recente vicenda elettorale (cfr. soprattutto la terza parte e, in essa, per la vicenda elettorale dei sindaci, la p. 47, che giunge fino alla consiliatura di Gaetano Manfredi (classe 1964).

L’Autore compie per noi tutti questo, nella condivisibile convinzione, «che anche la vicenda elettorale, e relativa traduzione politica del voto, presenta quel carattere di indiscutibile specificità e contraddittoria singolarità» (p. 47).

Così, miti arcaici e vicende storiche, idealità e monumenti, stagioni in cui Napoli fu capitale di un Regno e altre in cui dovette adattarsi alle scelte politiche di regnanti e di nuovi poteri, si susseguono nei momenti essenziali. Il tutto viene descritto con il peculiare occhio e scrittura dello storico, che si ritaglia e segue un suo preciso metodo di rilettura, che segue «l’intreccio tra i processi sociali, politici ed istituzionali da un lato, e quelli riguardanti il piano urbanistico e l’assetto del territorio dall’altro… secondo momenti e con modalità distinti» (p. 30).

La lunga vicenda storica della città/mondo, che è Napoli, pur in una visione consapevolmente panoramica (col rischio, cioè, di perderne le sfumature e sfaccettature), viene, dunque, seguita e narrata in poche, godibili, pagine, prevalentemente attraverso la proiezione/rappresentazione in chiave urbanistica e territoriale delle vicende, dei temi, dei monarchi, della classi sociali e dei fenomeni che, attraverso le trasformazioni della morfologia urbana nelle successive stagioni ed epoche, vanno dipingendo i vari aspetti di una vera e propria stratigrafia della città: «sulle scena fisica della città, modellata, appunto, in senso stratigrafico» (p. 5), prendono, così, corpo le identità mitiche di Partenope/Neapolis e storiche delle varie stagioni di quella che è stata capitale del sud. Si tratta sono identità multiverse e pluriverse, multi-etniche e multi-razziali, in sintesi delle identità aperte e meticce, porose come le pietre e le strutture murarie e viarie che si susseguono nei tempi delle costruzioni e ricostruzione dell’assetto monumentale e viario. I temi, fenomeni ed eventi raccontati si proiettano sempre sulla «corrispondente proiezione/rappresentazione in chiave urbanistica e territoriale» (p. 41).

 

lunedì 27 aprile 2026

Cuore parla al cuore, III Meeting IdR 2026, Roma

 

Produzione Community · ScenariFuturi
3° Meeting IDR · Vaticano 2026
IRC · Laboratorio di Cultura e Dialogo · Aula Paolo VI · 25 Aprile 2026

Il Cuore Parla al Cuore

« Cor ad cor loquitur » · Intervista esclusiva in Piazza San Pietro
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Prof.ssa Luisa Iaccarino
Teologa · Intervistatrice
×
GL
Prof. Giuseppe Lubrino
IDR · Liceo Torre Annunziata
Realizzato dalla Community di ScenariFuturi · 
A margine del 3° Meeting Nazionale degli Insegnanti di Religione Cattolica, svoltosi il 25 Aprile 2026 presso l'Aula Paolo VI del Vaticano — con la straordinaria udienza di Papa Leone XIV — la comunità di ScenariFuturi ha realizzato un'intervista esclusiva in Piazza San Pietro. La teologa Prof.ssa Luisa Iaccarino, dialoga con il Prof. Giuseppe Lubrino, Insegnante di Religione Cattolica presso l’IS. G. Marconi di Torre Annunziata, in un confronto autentico e appassionato sul senso dell'educare oggi. Cor ad cor loquitur — il cuore parla al cuore: non una formula, ma uno stile. Quello di chi insegna non per trasmettere nozioni, ma per accendere domande. 

domenica 19 aprile 2026

Le pericolose degenerazioni disumanizzanti dell’iperconnessione digitale: come il non-umano annienta la democrazia

Nel recente saggio di Massimo Fragola TUTTI GLI UOMINI DELLA DEMOCRAZIA Dialogo con il “non umano” e la trappola dell’opinione prevalente, il professore vuole scomodarci dall’inerzia delle nostre coscienze arrugginite dall’assenza di stimoli, o meglio, dalla ipertrofica sovrastimolazione dell’odierna società digitale. I sistemi social-democratici occidentali sperimentano ad oggi una rappresaglia su più fronti, un attacco interno ed esterno che sembra volerne minarne la solidità e farne sbiadire la componente umanitaria. È proprio dalla componente umanitaria, elemento fondante dell’impalcatura assiologica democratica, che Fragola avvia la sua indagine e stimola la riflessione dei suoi interlocutori.

Il benessere individuale e collettivo non sono compartimenti stagni isolati e divergenti, ma sono parte di un’unica trama, di un unico innesto. Prima di chiederci che ne è stato dei valori democratici dobbiamo chiederci: in che modo ad oggi ci si relaziona gli uni agli altri? In un’epoca in cui il digitale si impone a riscrivere i connotati della realtà concreta, e in definitiva la fagocita, la crisi identitaria del sistema democratico è in primis accostabile a quella, ab origine, che affligge il cittadino, che è prima di tutto individuo e uomo. L’essere umano, nella selva oscura dell’”arena digitale”, si illude di esserci, ma di fatto non c’è. Si illude di affermare la sua opinione, ma quest’ultima si disperde nel marasma di commenti fini a sé stessi, in un dialogo che assume i caratteri effettivi di un soliloquio. Quindi, nei fatti, una non-opinione. Proprio quel dialogo che è strumento imprescindibile di formazione delle idee condivise, ma che ha il suo momento formativo nel confronto di idee divergenti, approdando così alla condivisione di un comune assunto che di quelle opinioni è il naturale compromesso. Del resto, le stesse costituzioni democratiche del dopoguerra, tra cui proprio quella nostrana, videro la luce proprio da un “compromesso”, da una concertazione di attori appartenenti a fazioni e orientamenti politici diversi e perfino potenzialmente antagonisti.

Hanna Arendt, nel suo saggio “La vita activa” (1964), lo sottolineava: la democrazia nasce dalla problematizzazione dei valori condivisi, ma la condivisione nasce e cresce dal confronto.

Tutto questo, come trova riscontro in un panorama attuale dove a colpi di click si ingolfano bacheche e dirette social e dove la qualità del dibattito pubblico si riduce al netto della crescita delle voci che vi partecipano, o si illudono di parteciparvi?

L’impressione è che la smaterializzazione delle piazze e delle aule in cui si discute della cosa pubblica, dei temi civili, delle relazioni internazionali sempre più precarie non abbia condotto, come forse si paventava, ad un’ottimizzazione del dialogo democratico, ad un’espansione inclusiva della partecipazione collettiva, ma l’abbia invece drasticamente impoverita. Quando scriviamo commenti, lasciamo un like o condividiamo un post ci illudiamo di instaurare un’interazione, di esprimere la nostra visione delle cose, o semplicemente di “partecipare” ad un dialogo in atto di cui siamo compartecipi, ma in realtà restiamo chiusi nella nostra cappa di isolamento.

Corrado Ocone, il non detto della libertà

La canzone napoletana in radio. Storia, politica e programmazione musicale dal 1926 al 1952

Books and Museum 24.5.2026 Luigi Ottaiano - Nadia Sodano, LA CANZONE NAPOLETANA IN RADIO STORIA, POLITICA E PROGRAMMAZIONE MUSICALE DAL 19...