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sabato 11 aprile 2026

La forma del pensiero cattolico e la pedagogia della domanda: una chiave educativa per il presente

La forma del pensiero cattolico si struttura attorno a capisaldi teologici e antropologici ben definiti: la centralità di Dio, la rivelazione, la centralità di Cristo, il rapporto tra fede e ragione, la dignità della persona, la libertà, la realtà del peccato e della redenzione, la funzione della Chiesa e il fine ultimo dell’uomo nella comunione con Dio. Tuttavia, tali principi non si configurano come un sistema statico o meramente dottrinale: essi si esprimono dinamicamente in una pedagogia divina, che attraversa tutta la Scrittura e trova il suo vertice nell’agire educativo di Gesù Cristo.

Uno degli aspetti più sorprendenti della rivelazione biblica è che Dio educa non imponendo risposte, ma suscitando domande. Fin dalle prime pagine della Bibbia, Dio si rivolge all’uomo interrogandolo: 

- «Adamo, dove sei?» (Genesi 3,9) 

- «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Genesi 4,9) 

Queste domande non esprimono ignoranza divina, ma una precisa intenzione pedagogica: risvegliare la coscienza, stimolare la responsabilità, condurre l’uomo a riconoscere la verità di sé.

Lo stesso metodo emerge con forza nel libro di Giobbe: quando l’uomo, nel dolore, pretende risposte definitive, Dio non risponde direttamente, ma apre uno spazio di interrogazione: 

- «Dov’eri tu quando io fondavo la terra?» (Giobbe 38,4) 

Dio educa attraverso il mistero e la domanda, non per confondere, ma per ampliare l’orizzonte dell’umano.

Questa dinamica pedagogica raggiunge la sua pienezza nell’azione di Gesù Cristo. Nei Vangeli, Gesù non si limita a trasmettere contenuti: egli forma le persone attraverso un dialogo vivo, spesso caratterizzato da domande che provocano una presa di posizione interiore: 

- «Voi, chi dite che io sia?» (Matteo 16,15) 

- «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (Marco 10,51) 

- «Perché avete paura?» (Matteo 8,26) 

Gesù non educa dall’esterno, ma attiva un processo interiore. Egli non sostituisce la libertà dell’uomo, ma la chiama in causa. In questo senso, il suo metodo è profondamente coerente con il significato etimologico di “educare”: educere, “condurre fuori”.

Educare, nella prospettiva cristiana, significa accompagnare la persona a far emergere il proprio vero sé, quell’identità profonda che trova fondamento nella relazione con Dio. In questo processo, Cristo si presenta non solo come via, verità e vita (cfr. Giovanni 14,6), ma come colui che rende possibile all’uomo conoscersi autenticamente.

Si delinea così il cuore della Paideia cristiana: una formazione integrale che coinvolge intelletto, libertà e interiorità. Non si tratta di trasmettere nozioni, ma di generare persone capaci di verità, relazione e senso.

Alla luce dell’attuale questione educativa — segnata da frammentazione, relativismo, crisi di senso e difficoltà nella costruzione dell’identità — questa impostazione appare di straordinaria attualità. A tali sfide si aggiunge oggi la questione dell’intelligenza artificiale, che ridefinisce il rapporto tra conoscenza, decisione e responsabilità: essa rischia di sostituire il processo critico con risposte immediate, indebolendo la profondità della domanda e dell’interiorità.

In questo contesto, la pedagogia della domanda, propria della tradizione biblica e cristologica, si configura come un’alternativa feconda: non moltiplica risposte automatiche, ma educa a interrogare, discernere, sostare nel senso.

L’azione educativa e missionaria della Chiesa cattolica si inserisce pienamente in questa dinamica. A partire dall’apertura inaugurata dal Concilio Vaticano II, la Chiesa ha assunto uno stile fondato sull’incontro: si apre per accogliere, ascoltare, comprendere e accompagnare, facendosi prossima all’umanità concreta e chiamata a fasciare le ferite dell’uomo con il balsamo di Cristo.

In tale orizzonte, il tema della pace emerge come asse portante anche del pontificato di Papa Leone XIV. Fin dall’inizio del suo ministero, il Papa ha richiamato con forza la responsabilità morale della comunità internazionale, insistendo sul primato del dialogo e della diplomazia.

Di fronte alle tensioni e al conflitto in atto tra Stati Uniti e Iran, la sua posizione è stata chiara ed equilibrata: ha condannato le minacce e l’uso della forza, definendole moralmente inaccettabili, e ha richiamato tutti a considerare le conseguenze sulle popolazioni civili, in particolare sui più fragili (El País). Parallelamente, ha ribadito con continuità che «la pace non si costruisce con le armi né con le minacce», ma attraverso il dialogo, la responsabilità e la ricerca del bene comune (Vatican News).

Il suo appello è costante: far tacere le armi, aprire spazi di negoziazione, evitare escalation irreversibili e promuovere una cultura della riconciliazione (Vatican News). In questa prospettiva, nessuna parte è demonizzata, ma tutte sono richiamate a un principio superiore: la dignità inviolabile di ogni persona e il diritto dei popoli a vivere in pace.

Si manifesta qui con evidenza l’equilibrio della proposta cristiana: essa non è evasione spirituale né ideologia politica, ma uno sguardo integrale sull’uomo e sulla storia. La fede cattolica, infatti, offre criteri capaci di tenere insieme giustizia e misericordia, verità e carità, libertà e responsabilità.

Per questo motivo, essa si configura ancora oggi come una guida credibile per l’umanità: non perché imponga soluzioni, ma perché orienta il discernimento, educa alla profondità e richiama costantemente al valore della persona.

In un tempo segnato da conflitti globali, rivoluzioni tecnologiche e crisi educative, la proposta cristiana continua a indicare una via: quella di un umanesimo aperto al trascendente, capace di generare pace perché radicato nella verità dell’uomo.

Ed è proprio nella capacità di porre domande autentiche, di aprire spazi di senso e di orientare alla comunione che si rivela, ancora oggi, la forza educativa e storica del cristianesimo.

Giuseppe Lubrino

 

@scenari.futuri il pensiero cattolico, pedagogia della domanda La vera sfida del pensiero cattolico oggi non è fornire risposte preconfezionate, ma riscoprire quella che il Professor Lubrino definisce la 'Pedagogia della domanda'. In un'epoca dominata da algoritmi e risposte immediate, l'approccio cristiano ci riporta all'origine: un Dio che non impone, ma interroga la coscienza (come il celebre 'Adamo, dove sei?'). Educare oggi significa trasformare la lezione in un dialogo vivo, dove la domanda diventa lo strumento supremo per liberare l'identità dell'individuo e riscoprire un umanesimo autentico, capace di andare oltre la superficie della tecnologia per toccare il senso profondo dell'esistere #ProfLubrino #PedagogiaDellaDomanda #PensieroCattolico #Educazione #Teologia #Filosofia #ScuolaItaliana #CrescitaPersonale #Formazione #Umanesimo #FedeERagione #Insegnamento #TikTokDocenti #DomandeEsistenziali ♬ suono originale - scenari futuri

Bibliografia essenziale

 

- La Sacra Bibbia, in particolare: Genesi 3–4; Libro di Giobbe 38–42; Vangeli sinottici e Giovanni. 

 

- Concilio Vaticano II, Costituzioni e Decreti, in particolare: 

  - Dei Verbum (sulla Rivelazione) 

  - Gaudium et Spes (sulla Chiesa nel mondo contemporaneo) 

  - Gravissimum Educationis (sull’educazione cristiana)

 

- Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae.

 

- Agostino d'Ippona, Confessioni; De Magistro.

 

- Benedetto XVI, Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni (Discorso di Ratisbona, 2006).

 

- Francesco, Evangelii Gaudium (2013); Fratelli tutti (2020).

 

- Giovanni Paolo II, Fides et Ratio (1998).

 

- Leone XIV, Discorsi e Angelus sulla pace e sul dialogo internazionale (2025–2026).

 

- Pedagogia cristiana contemporanea: 

  - J. Maritain, L’educazione al bivio 

  - L. Giussani, Il rischio educativo

 

- Teologia fondamentale: 

  - J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo 

  - H.U. von Balthasar, Solo l’amore è credibile

 

- Documenti della Chiesa cattolica sull’intelligenza artificiale e l’etica della tecnologia (Pontificia Accademia per la Vita, 2020–2024).

venerdì 10 aprile 2026

Un’agenda per il Paese. Come cambiare rotta e costruire un’Italia fondata sul lavoro e sui diritti sociali

Un’agendaper il Paese Come cambiare rotta e costruire un’Italia fondata sul lavoro e suidiritti sociali, a cura di Carlo Iannello-Guido Cappelli-Ciro Silvestri, Editoriale Scientifica, Napoli 2026.

La presente stagione sociale, economica, culturale, etica e politica ci fa assistere a una sorta di navigazione della stultifera navis della nostra società contemporanea, soprattutto italiana, che sembra avanzare irrimediabilmente in un mare di trasformazioni ritenute radicali (anche perché segnate dalla situazione di terza guerra mondiale). Spesso si tratta di situazioni e navigazioni più subìte che ragionate, al punto che non stupisce più di tanto che certi fenomeni, pur così poderosi e determinanti per la specie umana nel momento contemporaneo - come, ad esempio, la smartizzazione dell’esistenza umana -, non si accompagnino ad alcun serio dibattito pubblico. E così, la narrazione viene lasciata ad apparenti discussioni tra esperti, che sono per lo più drammaticamente rozze, articolate con degli pseudo-concetti e delle parole d’ordine (opportunità, rischi, sfide, equità…). E ciò accade non senza mettere in scena uno sdoppiamento tra un fideismo apologetico rispetto all’attuale assetto del mondo e della società (io ho fiducia che qualche soluzione positiva sarà trovata dagli “esperti” e dai “politici” di turno), e un catastrofismo altrettanto fideistico (io ritengo che non ci sia più nulla da fare e che soltanto un dio ci possa salvare). Sulla base si ciò sembra ritornare inevitabile quell’io speriamo che me la cavo, che caratterizzò la vita scolastica e sociale ai tempi del maestro Marcello D’Orta. Tuttavia, nonostante tutto, vi sono tre piani su cui dovremmo/ lavorare per invertire la rotta. Sono tre percorsi che, a loro volta, si legittimano e danno forza a vicenda: a livello politico-istituzionale, c’è bisogno di invertire la contro-rivoluzione teoretica ed economica avvenuta alla fine degli anni ’70; a livello filosofico, la scienza economica è in ritardo di un secolo sul pensiero del Novecento, non avendo assunto davvero la crisi del soggetto, della mente strumentale, della pretesa di concettualizzare la totalità dell’ente su un fondamento metafisico o scientifico (resiste ancora quello che si potrebbe denominare un positivismo sciancato; a livello spirituale, urge «un risveglio contemplativo generale» (dalle Conclusioni, p. 183).

L’Introduzione di Ciro Silvestri ricorda che restare fermi a contemplare il declino del nostro Paese sarebbe non solo inutile, ma senza speranza. Invece, insistono tutti gli autori, occorre «offrire al Paese un’agenda concreta, positiva, capace di trasformare la rabbia in proposta e la paura in coraggio» (p. 7). Un’agenda che prenda atto della situazione di “sospensione” del normale funzionamento giuridico-politico: «Non è stato solo un periodo di restrizioni materiali: è stato il laboratorio di un nuovo paradigma politico. Un modello che oggi viene riproposto su altri fronti – guerra, finanza, clima, comportamenti individuali, con lo stesso schema: dichiarare l’emergenza, imporre sacrifici, sospendere il normale funzionamento giuridico-politico del Paese» (p. 16). Su quali vie dovrà/potrà passare il ripristino della civiltà? Facendo leva su una nuova anima del sindacato, insiste Silvestri, esso «deve tornare ad essere motore del conflitto sociale, non certo nella forma sterile della contrapposizione fine a sé stessa, ma come forza capace di rompere con le ingiustizie e i soprusi e aprire spazi di emancipazione» (p. 17). Il volume intende, appunto: «mettere a fuoco senza ipocrisie un nodo decisivo della crisi, chiamarlo col suo nome e poi indicare, con gradi diversi di intensità ma sempre in positivo, linee d’azione, strumenti di contrasto, ipotesi di ricostruzione. Restituire prospettiva. Scrivere un’agenda diversa» (p. 18).

venerdì 3 aprile 2026

generazione Beta e Vangelo, come evangelizzare oggi i giovani — PSN TV

● PSN TV Fresco di Stampa · Puntata 8 · Giuseppe Puglisi
La Valle del Tempo · collana Biblioteca di Scenari scenarifuturi.blogspot.com
Sono stato ospite, con grande piacere, di Rosario Lavorgna nell'8ª puntata di Fresco di Stampa, la rubrica letteraria di PSN TV – Per Sempre News, per presentare un volume che considero tra i più stimolanti e necessari dell'attuale produzione teologico-pastorale italiana: "Sequela e servizio. Per una nuova evangelizzazione dei giovani" di Giuseppe Puglisi, pubblicato da La Valle del Tempo nella collana Biblioteca di Scenari, di cui sono direttore. Si tratta di una ricerca di notevole rigore metodologico, che ha preso le mosse da un sondaggio quali-quantitativo condotto su 1208 studenti delle scuole del territorio della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Una base empirica solida, che conferisce al lavoro di Puglisi un'autorevolezza non soltanto speculativa ma radicata nel vissuto reale dei giovani d'oggi. Il cuore dell'operazione intellettuale compiuta dall'autore è, a mio avviso, di rara eleganza: riprendere due grandi categorie bibliche e teologiche — la sequela e il servizio — e rilanciarle come leve autentiche per ripensare la pastorale giovanile in un tempo nel quale si affaccia alla scena la cosiddetta generazione Beta, dopo i Millennials, gli Zoomers e la generazione Alpha.

domenica 22 marzo 2026

Francesco d’Assisi. Un Santo senza tempo

Nella complessa trama del nostro presente, dove il sacro rischia spesso di essere ridotto a pura astrazione o, al contrario, a reperto museale, la figura di Francesco d’Assisi continua a porsi come una "provocazione" necessaria. Ho avuto il piacere di parlarne recentemente negli studi di PSN TV, ospite dell’amico Rosario Lavorgna, in un dialogo denso di suggestioni con l’artista e poeta Lavinio Sceral. Al centro del nostro incontro, il suo volume “Francesco d’Assisi. Un santo senza tempo” (Edizioni La Valle del Tempo), un’opera che definirei "audace" per la sua capacità di restituirci il Poverello nella sua interezza, non solo spirituale ma profondamente corporea. Sceral, attraverso versi e dipinti di rara intensità, compie un’operazione di 

sabato 21 marzo 2026

Seminatore di verità. Storia di una vocazione

Sono stato ospite di Rosario Lavorgna nella 41ª puntata di Fresco di Stampa, la rubrica letteraria di PSN TV – Per Sempre News, che ormai con regolarità dà voce alle voci della cultura campana e meridionale. Un'occasione che ho accolto con piacere, anche per parlare delle collane che dirigo per La Valle del Tempo Edizioni di Napoli — "Scenari" e "Biblioteca di Scenari" — realtà editoriale che considero un presidio culturale autentico e necessario nel panorama del Mezzogiorno. 

La puntata era incentrata sul libro Seminatore di Verità. Storia di una vocazione di Maria Gargotta, edito proprio da La Valle del Tempo nella collana Tracce di memoria. 
La puntata presenta il libro Seminatore di verità come una storia di vocazione e ricerca spirituale, incentrata sulla figura di Nicola, poi diventato Padre Luigi. 
Il racconto ripercorre: 

il centenario della morte di Piero Gobetti, palazzo Vecchio, salone dei 500

Il centenario della morte di Piero Gobetti, celebrato il 20 marzo 2026 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, si è svolto alla presenza di esponenti istituzionali e del mondo culturale. Tuttavia, a fronte della rilevanza storica dell’evento, la copertura mediatica appare sorprendentemente limitata, affidata a pochi resoconti giornalistici e brevi contributi audio, senza alcuna documentazione video significativa. Il contributo più strutturato e approfondito reperibile in rete resta questo di Radio Radicale, registrato però circa un mese prima dell’evento fiorentino. Si tratta del dibattito “Piero Gobetti 100 anni dopo”, tenutosi a Firenze il 16 febbraio 2026, concepito come momento di confronto pubblico sull’attualità del suo pensiero politico e civile. In quella sede, il convegno di Palazzo Vecchio del 20 marzo veniva già richiamato come tappa significativa del calendario commemorativo.

sabato 14 marzo 2026

Raccontami. Anni di storie di foto, Barbara Napolitano. La verità dello sguardo























Books and Museum- Domenica 22 marzo 2026, h. 11.30 Barbara Napolitano, Raccontami. Anni di storie di foto, ‎Independently published, 2025.  

La verità dello sguardo

1. Alla ricerca degli universali culturali Antropologa e regista, Barbara Napolitano ha un duplice occhio, anzi un duplice sguardo. Innanzi tutto, l’occhio/sguardo dell’antropologa; ci fu un giorno in cui lei capì «che nessun lavoro nella vita mi avrebbe potuto dare di più di quello dell'antropologia» -. Mediante questa peculiare prospettiva, Barbara osserva, vede, fotografa e comunica al lettore le correlazioni che si danno tra i cosiddetti universali culturali. L’Autrice dichiara il suo debito antropo-culturale: «Sono alle pagine finali de "Le ragioni dello sguardo" di Francesco Faeta (Ed. Bollati Boringhieri), ultimo libro dell'antropologo verso il quale ho un debito molto alto dal momento che spesso le sue pagine sono state fonte di ispirazione e, più spesso, di soluzione di dubbi e percorsi di ricerca». Persone, gruppi umani, insediamenti antropici, fedi e religioni, modi di fare e di pensare, vita e morte … ecco alcuni degli ambienti che esibiscono quegli universali. Del resto, l’Autrice ci ricorda che «classificammo… con l'antropologa napoletana Silvana Chianese, una quantità di fotografie relative al letto di morte, ma pure interi album fotografici che venivano dedicati alla morte come al matrimonio». Altrettanti sguardi che trovano gli universali culturali; mediante la ricerca sociologica ed etnografica, attraverso lingua, usi, abitudini, costumi, tradizioni, folklore…, anche di tonalità religiosa, di un territorio geo-culturale, ecco emergere la carrellata di questi universale della cultura, che, sul piano storico, fu per la prima volta definita nel 1871 da Edward B. Taylor in Primitive Culture: «Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società». Si tratta di una definizione che, rispetto a quelle classiche, compiva già alcune importanti innovazioni concettuali . Altri filoni dell’antropologia culturale, frattanto (ad esempio, Ruth Benedict, Alfred Kroeber, Clyde Kluckhohn) specificarono successivamente il già presente particolarismo storico del maestro Franz Boas, sia sul piano teorico concettuale che su quello etnografico-conoscitivo, precisando progressivamente che la cultura costituisce un livello specifico della realtà, chiaramente definibile e individuabile, sostanzialmente autonomo rispetto al livello psicologico e a quello biologico dell’essere umano. Sarà proprio la nozione di cultura a mettere in crisi quei tentativi che avevano, in Europa nel primo Novecento, deciso di puntare sul concetto di “razza”, anziché di cultura, con gravi degenerazioni anti-semite e anti-rom, purtroppo procedendo così come avevano già proposto alcune branche delle scienze biologiche e dell’antropologia evoluzionista di fine Ottocento. Tuttavia, inizia ad essere messo in discussione, all’interno della stessa scuola boasiana, quel vero e proprio mito della razza, che pure tanta forza aveva avuto nella Germania nazista e nell’Italia fascista nel corso della seconda guerra mondiale, ed era soprattutto essere la base teorica della sciagurata scelta nazista e fascista di organizzare dei campi di concentramento e di sterminio per esponenti di razze, ma anche di fedi, ritenute inferiori. Napolitano ha pure lo sguardo di fotografa, nel quale converge sia la regista che lìantropologa. Ma soprattutto, ha lo sguardo di donna, come si legge, nel volume, a proposito di Letizia Battaglia: «Parlo dello sguardo di Letizia Battaglia. Ci sono donne che portano un destino nel nome e Letizia Battaglia è una di queste. Si tratta di una delle fotografe italiane più conosciute, che ha vinto premi in tutto il mondo, tra cui a New York, nel 1985, il prestigioso “Eugene Smith”. Il suo nome è stato spesso associato alle stragi di mafia dal momento che la sua fotografia ha ripreso le situazioni più angoscianti della guerra che ha insanguinato la Sicilia tra gli anni Ottanta e Novanta. Ahimé una delle sue fotografie più conosciute è quella che ritrae il nostro attuale Presidente della Repubblica che regge il corpo oramai privo di vita del fratello Piersanti». Diviene, così, molto importante, in queste pagine, sottolineare il punto di vista dell’osservatore etnografico, il quale è sempre come un extra-terrestre, capitato per caso di fronte allo Stadio Olimpico di Roma una domenica pomeriggio d’autunno: cosa sta accadendo in quello stadio alle 14.30? Con quali strumenti tecnologici l’etnografo schederà quella che gli altri umani denominano “partita di calcio”? Come un antropologo alieno, l’etnografo contemporaneo si convincerà che, se vuole provare a giungere ad una interpretazione dell’evento, che sia la più vicina possibile a quella che vivono le decine di migliaia di persone assemblate in quello spazio dello stadio, dovrà avere la pazienza di stare lì almeno due ore, per schedare le attività che accadono, per concluderne in un senso o nell’altro. 

Corrado Ocone, il non detto della libertà

La forma del pensiero cattolico e la pedagogia della domanda: una chiave educativa per il presente

La forma del pensiero cattolico si struttura attorno a capisaldi teologici e antropologici ben definiti: la centralità di Dio, la rivelazion...