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sabato 29 marzo 2025

Books&Museum, sarò lì ad aspettarvi. Maria Tedeschi



Comunicato per gli organi di stampa

SantaMaria la Nova in Napoli (13 aprile 2025) ore 11,00

Sarò lì ad aspettarvi, Maria Tedeschi. Il seme bianco editrice, Roma 2025, pp. 176

1. Un racconto avvincente, con i caratteri del “noir” ma anche delle “storie d’amore”.

L’Autrice - Maria Tedeschi - ci fa prima scorrere, quasi tutte d’un fiato, le 176 pagine di un’avvincente storia, per sciogliere, infine, l’enigma consegnato nel titolo: «Ma se poi decidete di cambiare idea un giorno, saprete sempre dove trovarmi, sarò lì ad aspettarvi» (p. 176). Sono le parole, lanciate agli altri due membri del piccolo gruppo WathsApp, da parte di Carlo Brighi, il quale, dopo aver fatto mille mestieri, fin da quello di parrucchiere provato nel suo paese di origine in provincia di Napoli (cfr. p. 75), si è ora innamorato  di Chantall Cristaldi, la cui vita «era un intreccio di arte, espressività ed emozione, ma anche di solitudine, un fardello» (p. 36).

A sua volta, Diavolo (è, questo, il vero nome di un sopravvissuto a una nascita difficile: cfr. p. 121), che nell’intreccio si autodenomina, ed è, “piccolo Diavolo”, fa il “sensitivo dei capelli”; ha inviato per sbaglio una mail a Chantall (con la doppia elle finale, mentre il vero destinatario aveva una sola l finale); presso la sua casa ha ospitato (cfr. p.  121) anche un altro dei personaggi dell’intreccio, Michela, che viene descritta nella sua tragica esistenza; nel corso di essa si è, purtroppo, lasciata irretire in qualcosa a metà tra la setta religiosa e un affare di tossicodipendenza e sesso, di cui lo stesso lettore scoprirà l’avvincente esito. Diavolo - o forse “Mistero” – ha pure cercato di far intervenire la polizia anti-sette in una vicenda intricata e anche delinquenziale, ma senza che ne siano lasciate delle tracce indagabili (cfr. p. 129). Ovviamente, il resto della storia è lasciato al lettore, che vorrà unirsi nei dettagli di queste pagine.

L’essenza del messaggio di Gesù

Nel racconto del suo Vangelo, Marco presenta il cuore del messaggio cristiano attraverso un incontro tra Gesù e uno scriba del tempio. Lo scriba, desideroso di conoscere la verità della vita, chiede a Gesù: "Qual è il primo, il più importante dei comandamenti della Torah?". Gesù, con la sua solita immediatezza, risponde: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi" ((cf. Mc 12,28b-34).

La dimensione dell'ascolto occupa un posto centrale nell'insegnamento di Gesù. L’ essere umano deve imparare ad "ascoltare" Dio e la sua Parola, per discernere la sua volontà e orientare le proprie azioni e i propri pensieri verso il bene. L'ascolto, in senso biblico, va ben oltre la semplice percezione uditiva poiché è strettamente legato all'empatia, la capacità di mettersi nei "panni dell'altro", di cogliere i suoi bisogni, le sue sofferenze, le sue gioie.

Come si legge nel libro dell'Esodo al capitolo 3, Dio "ascolta" il grido di oppressione di Israele e interviene per liberarlo. Questo ricorda che Dio è Uno e Unico. Non bisogna dare valore assoluto a nessuno altro se non a Lui. Al tempo di Gesù, il rischio era di cadere nel fascino del politeismo e rivolgersi ad altre divinità. Oggi, i "nuovi idoli" da cui occorre difendersi sono la smania di ricchezza, il successo a tutti i costi, il materialismo, l'influenza di personaggi che propagandano teorie e stili di vita disumanizzanti, come l'esaltazione della violenza o l'incitamento all'odio e alla discriminazione.

Amare il prossimo come se stessi: la compassione

giovedì 27 marzo 2025

Adolescenza e fede: il Giubileo come cammino di speranza e rinnovamento

L'adolescenza è una fase delicata e complessa dell'esistenza umana, caratterizzata da un "paradosso", come sostiene Massimo Amminati. È un periodo di crescita e di scoperta di sé, in cui si sceglie chi si vuole essere e cosa si vuole realizzare nella vita.  Erik Erikson sottolinea come in questa fase di transizione dall'infanzia all'età adulta, si possa essere attraversati da confusione e incertezza. I giovani, come dice Sant'Agostino, avvertono un forte senso di inquietudine, un desiderio di infinito, un bisogno di accettazione e di affermazione. Bramano di essere riconosciuti e amati, cercando di colmare il "vuoto" interiore che spesso li opprime. In questo contesto, ci si interroga sulla configurazione della proposta di fede cristiana. Papa Francesco, lo scorso 9 maggio 2024, ha indetto il Giubileo della Speranza con la bolla d'indizione "Spes non confundit". Il 24 dicembre 2024, ha inaugurato questo tempo di "Grazia e Rinnovamento della fede"con l'apertura della "Porta Santa" della Basilica di San Pietro a Roma.

Il Giubileo affonda le sue radici nella Bibbia e nella tradizione ebraica (cf. Lv 25,8-13) e fa riferimento allo yobel, ovvero un corno di montone che veniva utilizzato per richiamare i fedeli alla celebrazione dei rituali nel Tempio di Gerusalemme. Nella tradizione biblica, il Giubileo era indetto ogni cinquant’anni ed era considerato un “anno santo” in cui si poteva ricevere il perdono dei peccati, la remissione dei debiti e il riposo della terra. Era un periodo in cui i pii israeliti cercavano di recuperare il loro rapporto vitale con Dio attraverso una “riconciliazione” con se stessi, con gli altri e con la creazione.

Ciò perché l’uomo si sente pienamente realizzato solo se vive in armonia con se stesso, con gli altri e con la creazione. Le relazioni interpersonali sono fondamentali per la definizione e l’autodeterminazione di ciascuno. Per questo motivo, il cristianesimo ha sempre attribuito alla dimensione relazionale e affettiva un’importanza cruciale per uno sviluppo pieno e una costruzione solida dell’identità personale, che durante l’adolescenza prende forma e consistenza.

Pertanto, i giovani possono vedere nella celebrazione del Giubileo della Speranza un’occasione per “riscoprire” la profondità della fede e imparare a compiere “passi di speranza” sul sentiero della comprensione della vita. In tal senso, si intende promuovere un approccio di tipo esistenziale alla lettura della Bibbia per i giovani. È risaputo che la Bibbia ha permeato del suo spirito l’intera cultura occidentale, e ciò è ben evidenziato nell’opera del critico letterario

rilanciare la nuova Evangelizzazione, Nicola Di Bianco a La Nova incontra


🔤Erich Auerbach (Giustiniani)

La nova incontra. Gli eventi del Complesso monumentale di Santa Maria la nova in Napoli. Sala Margherita Lama Caputo, Domenica 30 marzo 2025

Un matematico, uno storico e due filosofi a santa Maria la Nova per discutere un nuovo libro di Nicola Di Bianco sulla “nuova evangelizzazione”.

Di Nola, Arciprete e Giustiniani, da diversi anni realizzano un Seminario su “Linguaggio e conoscenza”, che ha avuto già diverse sessioni nel Dipartimento di matematica nell’Università Salerno e nella Facoltà teologica san Tommaso di Capodimonte-Napoli. L’obiettivo è quello di pervenire, se possibile, a un linguaggio nuovo che riesca a dire in termini unitari il divino, il religioso, lo spirituale. Ora la “provocazione” della “Nuova evangelizzazione” – a cui la chiesa cattolica sta mirando dall’inizio del terzo millennio – è la leva di questo nuovo round, sotto la regia del prof. Giuseppe Reale, Direttore del Complesso monumentale di santa Maria la Nova in Napoli

Introduce Pasquale Giustiniani

Alcuni decenni fa, insieme con Filippo Toriello, pubblicammo il volume: Nuova evangelizzazione: che cosa, come. Pensato in aiuto dei catechisti e degli operatori pastorali, esso raccoglieva, e traduceva pastoralmente, un’insistente espressione del Magistero pontificio, che andava allora già configurando una vera e propria ri-definizione del primo dovere cristiano di annunciare il cosiddetto Kèrygma, che veniva, allora, comunemente descritto come nuovo nell’ardore e nuovo nel metodo.

Nicola Di Bianco, nell’orizzonte descritto, mette bene a fuoco il dato che tale novitas, particolarmente nel senso di un confronto a tutto campo con la modernità scientifica e tecnologica, risulta evidente nel Magistero di papa Francesco. Egli, dall’Autore, viene appunto, fondatamente, considerato il primo papa ad aver assunto in forma compiuta il dialogo con la modernità o postmodernità. Tutto ciò sta comportando anche un nuovo modo di configurare la Chiesa - un poliedro, piuttosto che una piramide gerarchica, un ospedale da campo piuttosto che una militanza autosufficiente -; ma pure un nuovo modo di autopercepire il primato petrino. Insomma, l’ormai tradizione espressione di “nuova evangelizzazione” implica una vera riforma della Chiesa: un dato, questo, che apparve già chiara ai padri del Concilio di Trento, alle prese con l’argine da opporre a una riforma che appariva allora come una rivoluzione. Essa è resa oggi ancora più urgente dalla situazione di rapidizzazione degli eventi (come lo stesso papa Francesco dice, con inflessione argentina), stante il fatto, come puntualmente annota Di Bianco, che il nostro tempo si caratterizza sempre più per i rapidi mutamenti e le trasformazioni. E ciò non solo negli assetti internazionali, ma anche nei costumi etici, a volte piagati da fenomeni inaspettati, come la diffusione degli abusi di ogni tipo nella Chiesa (non soltanto sessuali, ma altresì sociali, di potere…), come le vere e proprie derive delle concezioni antropologiche tradizionali, dei sistemi sociali, degli assetti internazionali, dei costumi…

Il ri-emergere dell’esigenza di una nuova evangelizzazione pone, così, la domanda centrale del libro: quale fede proporre alla persona globalizzata, tecnologizzata, singolarizzata, per superare l’impasse della transizione in atto?

Il divino linguaggio: arte e fede secondo Giustiniani

Il divino linguaggio: arte e fede secondo Giustiniani. Suoni, luci e parole

Martyrion: era detto il santo luogo segnato dalla morte di un martire. Ai tempi delle persecuzioni cruente, sui martyria cristiani si elevavano cappelle, altari. Oggi un vero e proprio Martyrion di suoni-luci-colori è la grande tela del maestro Bruno Giustiniani, dove luci, ombre e colori narrano, fondendo, ieri e oggi, nel sangue versato dai giovanetti di Chios. Il 14 aprile 1566, con una flotta imponente di ottanta galee, Kapudanpascià Pialì (o “Paoli”, come da altre fonti) arriva al porto di Chios con un sottile tradimento. chiedendo l’approdo come amici, ma, appena approdati, richiamarono il capo della Maona, il podestà Vincenzo Giustiniani, il vescovo Timoteo Giustiniani e i 12 governatori e li fecero imprigionare. Ciò non impedì che l’isola subisse un violento saccheggio: le Chiese furono tutte distrutte o convertite in Moschee.

Vincenzo Giustiniani con gli altri 12 governatori e gli altri Giustiniani più in vista furono portati a Costantinopoli. Presso l'Archivio di Stato di Genova un documento, diretto al cardinale Gian Battista Cicala (o Cigala), comunica che dall'isola di Chios, dopo la presa Ottomana del 1566, sono stati rapiti 200 ("bei") giovinetti e portati a Costantinopoli. In questi duecento, anche i "martiri Giustiniani": ventuno giovinetti tra i 12 e i 16 anni separati dai genitori, costretti ad abiurare la fede cattolica e ad arruolarsi nel corpo dei giannizzeri. In 18 furono uccisi dopo atroci torture, il 6 settembre 1566. 

Papa Pio V li avrà apprezzati, lui che non voleva essere che capo spirituale della Cristianità e perciò gli era estraneo perfino il pensiero di muover guerra contro chiunque sia. E tuttavia, toccò proprio a lui il compito di preparare la più grande battaglia navale che sia mai stata combattuta con navi a remi e, dopo lunghe trattative, si riuscì ad unire in una lega la S. Sede, la Spagna e la Repubblica veneziana. Sotto il comando di don Giovanni d'Austria, fratellastro di Filippo II, la flotta dei cristiani, dopo una eroica lotta, riuscirà a sconfiggere i Turchi a Lepanto e riportare una clamorosa vittoria il 7 ottobre 1571. 

domenica 23 marzo 2025

Perdonare e essere perdonati: un'analisi biblica e psicologica

La Quaresima è un tempo di riflessione profonda per i cristiani. In questo periodo, la Chiesa invita i fedeli a ripensare alle loro promesse battesimali e a intraprendere un percorso di purificazione interiore. Il perdono è un elemento centrale di questo cammino di rinnovamento spirituale. Ma cosa significa davvero il perdono? Come si concretizza nelle relazioni umane? E cosa ci insegna il Vangelo su questo tema?

In questo articolo, senza pretesa di esaustività, esploreremo il tema del perdono a partire dai Vangeli, eludendo una trattazione prettamente e tecnicamente esegetica. Oggi, spesso si tende a minimizzare la realtà, soprattutto nelle relazioni interpersonali. Questo atteggiamento ha conseguenze significative sulla vera essenza delle cose. Si assiste a una sorta di "coseficazione" delle relazioni, come teorizzato dal sociologo Zygmunt Bauman, che sembrano ormai dominate dalla logica del mercato, incentrata sull'utile e sul profitto. Perdonare o chiedere perdono è diventato un meccanismo quasi banale, spesso svuotato del suo significato autentico.

Gesù, in diverse occasioni, ha insegnato la necessità di perdonare senza limiti. Ogni persona è chiamata a riconoscere la propria fragilità e a rimettersi alla misericordia di Dio. Le parabole nei Vangeli rappresentano il metodo privilegiato attraverso cui Gesù trasmette il suo insegnamento, con due obiettivi specifici:

 ●     a) rivelare la natura del Dio della Bibbia e il suo progetto di salvezza per l'umanità;

●     b) definire l'essere umano e il suo ruolo all'interno di questo progetto, per poter sperimentare la sua ricchezza e i suoi benefici.

Il Vangelo propone un obiettivo finale: aiutare a vivere la propria esistenza all'interno di un orizzonte di senso possibile e pienamente realizzabile.

Comprendere il perdono, secondo la Bibbia, richiede di considerare due aspetti fondamentali: colui che offende e colui che subisce l'offesa. Chi arreca un'offesa o un torto all'altro, in un certo senso, "manca il bersaglio" omettendo un bene possibile e scegliendo deliberatamente o involontariamente il male. Per ottenere il perdono dalla vittima, chi ha commesso l'offesa deve compiere un atto di "revisione". Ciò significa che chi sbaglia deve riconoscere il male causato, pentirsi pienamente e seriamente, impegnandosi concretamente a porre rimedio all'errore commesso. È necessario dimostrare segni autentici di vero pentimento per evitare, per quanto possibile, di ripetere lo stesso errore con la stessa persona. Solo in questo contesto il perdono non viene strumentalizzato, banalizzato o svuotato del suo significato autentico.

In cosa consiste concretamente il perdono? Il perdono indica la capacità di chi ha ricevuto un'offesa o un torto di "cancellare", "estirpare" questa macchia dalla relazione in oggetto e suggerisce una piena e totale "riabilitazione" verso chi si è reso protagonista di questa mancanza o negligenza.

sabato 22 marzo 2025

Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali dopo la declaratoria di incostituzionalità


Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali dopola declaratoria di incostituzionalità.
 Stefania Stefanelli, edizioni la Valle del Tempo.

Napoli, 19 marzo 2025 Libreria Raffaello di via Kerbaker (Vomero)

I diritti della madre e del neonato: per un bilanciamento. La nuova e integrata edizione di un precedente volume (pubblicato nel 2015) ripropone oggi la questione del parto anonimo a confronto con il diritto a conoscere le proprie origini biologiche anche a fini di evitare l’incesto: difatti, nonostante la pronuncia della Corte Costituzionale del 2013, di cui si dirà tra poco, non risultano aggiornamenti legislativi che abbiano modificato l'articolo 28 della legge 184/83 in merito alla possibilità per gli adottati di conoscere le proprie origini.

​Al neonato non riconosciuto devono essere assicurati specifici interventi, secondo precisi obblighi normativi, per garantirgli la dovuta protezione, nell’attuazione dei suoi diritti fondamentali. La dichiarazione di nascita resa entro i termini massimi di 10 giorni dalla nascita, permette la formazione dell’atto di nascita, e quindi l’identità anagrafica, l’acquisizione del nome e la cittadinanza. Se la madre vuole restare nell’anonimato la dichiarazione di nascita è fatta dal medico o dall’ostetrica: "La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre di non essere nominata" (DPR 396/2000, art. 30, comma 1).
L’art. 28 della Legge 2001 n. 149, aderendo a un obbligo derivante dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989 (art. 7) e della Convenzione de L’Aja sull’adozione internazionale del 1993 (art. 30), ha introdotto anche in Italia, dopo molte polemiche, il diritto dell’adottato di accedere, a certe condizioni e con certe procedure, alle informazioni concernenti l’identità dei suoi genitori biologici. Tuttavia, l’accesso a quelle informazioni non è consentito se l’adottato non è stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale. (Legge 2001 n. 149, art. 24 comma 7 - "L’accesso alle informazioni non è consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimo").
Pertanto, il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato.

Corrado Ocone, il non detto della libertà

tra corpo, genere e persona nella tradizione cattolico-romana, sarò all'Embodied Lives, di Uni-Malta

Aggiornamento del 19/09/26 - 📹 Guarda il reportage video (20'): Istituzioni ecclesiali, simbolica del corpo e sfide del contemporaneo....