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venerdì 20 febbraio 2026

BRUNIANA 2026, Nola diventa capitale delle idee

La Napoli di Vlad terzo, che va diventando la Napoli di Giordano Bruno

Scenari Futuri
TGR Campania
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Quattro giorni dedicati a Giordano Bruno e al pensiero

📅 Febbraio 2026 📍 Napoli 🎙️ TG Regionale

1.     La Napoli di Vlad terzo, dei Ferrillo, dei Turbolo e dei Domenicani di san Domenico maggiore.

Il volume curato da Giuseppe Reale, con il punto di domanda nel titolo “Vlad, dovesei?” (edizioni La valle del tempo, 2025), ci consente d’insistere oggi su quel dove. Se i resti di Vlad III Tepes sono a Napoli, in una sepoltura di cui parla il Codice la Nova, recentemente decriptato da uno studioso rumeno, nella medesima capitale, esattamente, il 16 giugno 1566 Filippo Bruno (originario del Nolano), poco più che diciassettenne, entra come novizio, assumendo il nome di Giordano nel convento domenicano di S. Domenico Maggiore a Napoli, noto per l’alto livello dell’insegnamento universitario che vi era impartito.

Un convento dei Minori osservanti – oggi Complesso museale di santa Maria la Nova in Napoli – avrebbe accolto, ma certamente commemora, il terzo Vlad, la cui memoria è conservata oggi in un cappella fondata in Napoli, poco dopo che fra’ Giordano sarà andato via, esattamente nel 1586 ,dal Pio Monte per disposizione testamentaria di Prospero Turbolo, ma nel '700 il Nepita la troverà spogliata di tutto. L'altare marmoreo, con le armi scolpite dei Turbolo, fu eretto nella rifazione generale degli ambienti, avvenuta nel sec. XVIII. L'opera, prodotto di maestranze locali presenta una estrema semplificazione e schematizzazione dei modi decorativi settecenteschi), constata - e oggi, grazie a Tufàn, può finalmente leggere decodificato - una sorta di codice riscritto, con intenti di renderlo, forse, oscuro, o almeno non subito chiaro ed evidente. In esso le linee originarie in lingua greco bizantina moderna, dipinte direttamente sul muro (che potrebbero risalire, all’analisi della fluorescenza indotta da radiazioni ultraviolette, anche al secolo XVI)[1], appaiono essere state come criptizzate da più di una mano successiva al secolo XVI (allorché la mano originaria avrebbe cominciato presumibilmente a scrivere su quel muro, quasi a voler rendere non subito evidente all’occhio profano, quanto ivi tracciato). Il codice la Nova riguarda certamente colui che viene apostrofato, fin dalla linea 8 della iscrizione decifata, come «Vlad ho tōn Vlachōn», il Vlad dei Valacchi (cioè colui che, di nome Vlad, viene dalla Valacchia). Di lui, alla linea 10, si riferisce, forse con linguaggio allegorico: «Dis ephoneuthē – “egli due volte fu ucciso”».

domenica 9 novembre 2025

Torquato Tasso, il poeta che pensò la crisi dell’uomo moderno

 

 
In questa mia introduzione ai lavori del Convegno di Sorrento dell 7 ed 8 novembre 2025, in occasione del 430° anniversario della morte di Torquato Tasso, patrocinato dal Centro per la Filosofia Italiana, dall’Accademia Vivarium Novum, dalla Università Luigi Vanvitelli della Campania, dipartimento di scienze politiche; dall'Istituto italiano per gli studi filosofici; dell'Accedemia vivarum novum; dell'associazione docenti italiani di filosofia, ha inteso indagare la dimensione filosofica del poeta richiamado l’attenzione su Torquato Tasso non solo come sommo poeta della Gerusalemme liberata, ma come pensatore del limite, interprete inquieto della condizione umana moderna. Tasso, infatti, vive e pensa al confine: tra poesia e filosofia, tra fede e ragione, tra angoscia e speranza. La sua opera è un continuo esercizio di conciliazione impossibile — e proprio in questo fallimento, nel suo tormento lucido, egli parla ancora a noi, uomini del XXI secolo, sospesi tra tecnica e spiritualità, tra l’onnipotenza promessa dall’intelligenza artificiale e la fragilità delle nostre coscienze. Nel mio intervento ho voluto proporre una sorta di “Tasso-renaissance”: un ritorno critico al pensatore che, ben prima di Leopardi, aveva intuito la crisi della ragione e il destino tragico dell’uomo moderno. Nei suoi Dialoghi — dal Dialogo della dignità dell’uomo al Dialogo della Fortuna — Tasso elabora una visione drammatica della conoscenza, dove la parola poetica diventa lo spazio stesso della ricerca filosofica. Egli intuisce che la verità non è possesso ma tensione, non sistema ma cammino. In tempi in cui la tecnologia sembra ergersi a nuova divinità, Tasso ci invita a riscoprire il valore della coscienza, della memoria, del desiderio di infinito. La sua voce non appartiene al passato: è un appello presente, rivolto a una cultura che rischia di perdere l’anima nel silenzio delle macchine pensanti.

giovedì 30 ottobre 2025

Scienza, Fede e Ragione: il mio dialogo a Mattina Live su Canale 8

aggiornato al 03 marzo 2026

  

Mercoledì 30 ottobre sono stato ospite di Mattina Live su Canale 8 Napoli per presentare il volume "Tra Ragione, Fede e Scienza", che ho curato insieme a Raffaele Russo (teologo) e Luigi Verolino (ingegnere e docente universitario), pubblicato nella collana Biblioteca di Scenari per La Valle del Tempo Edizioni. È stata un'occasione preziosa per affrontare una questione che troppo spesso viene banalizzata: scienza e fede sono davvero in conflitto? La risposta, emersa dal nostro dialogo, è netta: no.

sabato 11 ottobre 2025

Sorrento, Torquato Tasso. L’anima inquieta del Rinascimento tra poesia, fede e filosofia

aggiornato 05 nov. 2025

Tasso, la fortuna e l’AI: perché riscoprirlo oggi

In questa mia Introduzione ai lavori del Convegno di Sorrento (7-8 novembre 2025), propongo una riflessione su Torquato Tasso come figura di confine tra poesia, filosofia e teologia.
Il poeta della Gerusalemme liberata non è soltanto l’artista del tormento interiore, ma anche un pensatore moderno, capace di interpretare la Fortuna, l’angoscia e la speranza dell’uomo di ogni tempo.
Parlare oggi di Tasso significa intraprendere una sorta di Tasso-renaissance: un cammino che tiene insieme tradizione e modernità, fede e ragione, mostrando quanto la sua opera resti viva e attuale anche nell’epoca delle crisi e dell’intelligenza artificiale.

🔤testo integrale
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Continua la lettura

Torquato Tasso: il poeta che pensò la poesia come filosofia

Approfondimento sull'intreccio tra verità poetica e verità filosofica nella "Gerusalemme Liberata"

Leggi l'approfondimento →
per approfondire:

domenica 7 settembre 2025

quanto resta ancora vivo ed attuale di Giovanni Gentile, cifra della filosofia europea?

Fragmenta seminarii, Giovanni Gentile a 150 anni dalla nascita 

sabato, 18 ottobre 2025
A 150 anni dalla nascita, il Centro per la filosofia italiana e la sua rivista "Il contributo", dedicano di nuovo attenzione a Giovanni Gentile, teorico della filosofia attualista e ministro dell'Istruzione a cui risale una insuperata riforma della Università e di ogni ordine e grado della scuola italiana. Il seminario si è tenuto presso la sede dell'Accademia Vivarium novum di Villa Falconieri a Frascati, centro internazionale di studi umanistici che si ispira alle scuole del Rinascimento, con l'intento di influenzare positivamente sull'educazione dei giovani che si dedicano con intensità e serietà di studi all'apprendimento pieno e solido del latino e del greco, imparando a padroneggiarli quasi come una seconda e una terza lingua materna Tra insigni studiosi ed illustri ospiti, il convegno ha visto anche la partecipazione del filosofo, saggista e noto giornalista Marcello Veneziani 💯
@scenari.futuri A 150 anni dalla nascita, il Centro per la filosofia italiana e la sua rivista "Il contributo", dedicano di nuovo attenzione a Giovanni Gentile, teorico della filosofia attualista e ministro dell’Istruzione a cui risale una insuperata riforma della Università e di ogni ordine e grado della scuola italiana. Il seminario si è tenuto presso la sede dell'Accademia Vivarium novum di Villa Falconieri a Frascati, centro internazionale di studi umanistici che si ispira alle scuole del Rinascimento, con l’intento di influire positivamente sull’educazione dei giovani che si dedicano con intensità e serietà di studi all'apprendimento pieno e solido del latino e del greco, imparando a padroneggiarli quasi come una seconda e una terza lingua materna Tra insigni studiosi ed illustri ospiti, il convegno ha visto anche la partecipazione del filosofo, saggista e noto giornalista Marcello Veneziani #FragmentaSeminarii ♬ suono originale - scenari futuri

 

giovedì 26 giugno 2025

il Leopardi segreto, gli ultimi anni di vita a Napoli

🔄Ultimo aggiornamento: 02 luglio 2025
Leopardi segreto: misteri e verità taciute sugli ultimi anni a Napoli
Hotel Continental di Sorrento. Ha detto la moderatrice: “con l'ospitalità che ci riserva ogni volta ci siamo ritrovati per un incontro dedicato agli ultimi anni di vita di Giacomo Leopardi. Ripensare a uno dei capitoli più densi e trascurati della vicenda biografica e intellettuale di Giacomo Leopardi, i suoi anni napoletani, il suo rapporto con il mezzogiorno, con la malattia, con la morte e anche con una nuova stagione creativa, lucida”...

INFINITO LEOPARDI, Agostino Ingenito
Leopardi segreto. I misteri degli ultimi anni di vita a Napoli.

Hotel Continental, sala Dickens. 

Sorrento, 30 Giugno 2025 ore 18:00


✒Il giudizio degli studiosi di Leopardi su Ranieri è necessariamente diviso: da una parte c’è il biasimo per aver egli pubblicato nel 1880 Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi (Giannini, Napoli), inelegantissima auto apologia nella quale il non più giovane Ranieri, sconvolto per la morte della sorella Paolina, descriveva gli sforzi, le spese, i dolori che i due avrebbero sofferto nell’assistere l’ingrato Leopardi. Dall’altra parte, però, c’è l’ammirazione per i molti meriti che Ranieri si acquistò sia durante la vita di Leopardi, assistendolo fino alla fine, sia soprattutto dopo la morte del poeta: innanzitutto salvando le sue spoglie dalla fossa comune (furono tumulate nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta), ma poi soprattutto conservando i suoi manoscritti e curando i primi due volumi delle sue Opere (contenenti tra l’altro Canti, Operette e Pensieri, e una Notizia intorno agli scritti, alla vita ed ai costumi di Giacomo Leopardi di Ranieri) presso Le Monnier, Firenze 1845 (il terzo volume fu curato da Giordani). In questa circostanza Ranieri dette prova di grande energia, spendendosi affinché l’editore e i censori non tradissero le ultime volontà leopardiane.

E non si può dimenticare il giudizio su Ranieri che lo stesso Leopardi volle lasciarci nel Pensiero IV:

Un mio amico, anzi compagno della mia vita, Antonio Ranieri, giovane che, se vive, e se gli uomini non vengono a capo di rendere inutili i doni ch’egli ha dalla natura, presto sarà significato abbastanza dal solo nome ...

giovedì 22 maggio 2025

Le idee cadono dal cielo


Books&Museum, 25 maggio 2025

Discussione del volume: Giuseppe Ferraro, Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone (La bottega delle idee/1), IOD edizioni, Noventa padovana (Pd), 2024, pagine 222.

Giuseppe Ferraro apre, con questo volume in due parti, la collana che dirige presso IOD. Come ci spiega, «l’idea è quella di aprire una collana, un inserto di libri che nel corso dell’anno raccolga fra le cose che accadono le cose che si sono perdute [questo primo volume, il testo è stato raccolto da Maria Rosaria Valdo]». In tal modo, i discorsi - proposti da Ferraro sia nel centro storico di Napoli (tra il Complesso monumentale di san Domenico maggiore, con il “sacrario” della cella di fra’ Tommaso dei conti d’Aquino), che nell’aula quello di santa Maria maggiore alla Pietrasanta – prendono corpo scritto e si riverberano nell’animo e nella mente di nuovi lettori. Si tratta di filosofare, nel senso di pensare camminando, e viceversa camminare pensando; così come ricordano le ultime pagine di questo libro, che racconta anche dell’uscita dalla basilica della Pietrasanta, lungo il cammino del decumano maggiore: finalmente, ci ricorda il libro, nella seconda metà del Novecento l’aula è stata sottratta a un’officina meccanica che vi si era insediata,  e da lì ci si può allungare fino ai resti del teatro romano: proprio quello che a Napoli ospitava le esibizioni canore di Nerone: «Seneca che lo seguiva lo lasciava esibirsi per andare poco vicino a sentire gli incontri di un filosofo. Si chiama Metronatte» (pagina 222), come ci ricorda la Lettera a Lucilio di Seneca. Chissà cosa insegnava o diceva Metronatte, forse diceva cose analoghe a quelle riferite da Agatone nel Simposio platonico; o cose analoghe a quelle consegnate dal già frate domenicano Giordano Bruno, nei dialoghi in italiano: Lo spaccio della bestia trionfante o ne La cena de le ceneri. Ora, come allora, per le medesime vie dove oggi si svolge la movida postmoderna, ci si potrebbe di nuovo «come trovarsi a casa di Agatone, quella sera in cui parlarono di Eros, parlarono d’amore e di politica» (pagina 222). In questo senso, le idee che cadono dal cielo e si frantumano, attende qualcuno che fragmenta colligat e ne dia un filo d’Arianna per uscire da un labirinto.

venerdì 25 aprile 2025

Torquato Tasso 430° anniversario, dietro le quinte del convegno

 
Tasso filosofo, l’ombra lunga della poesia e del pensiero tragico 
Sorrento, 430° di Torquato Tasso, studi preparatori al convegno del 7-8 novembre 2025 

In vista del convegno che si terrà a Sorrento nel novembre 2025 per il 430° anniversario della morte di Torquato Tasso, il nostro lavoro preparatorio ha preso la forma di un’indagine appassionata, un’esplorazione tra storia, letteratura e filosofia. Alcuni spunti raccolti nel corso degli incontri preparatori – disordinati, talvolta emozionati – compongono oggi questo episodio, un dietro le quinte che già lascia intuire la ricchezza dell’evento in arrivo. Torquato Tasso visse e scrisse in un tempo segnato da scontri epocali, come la battaglia di Lepanto del 1571, consumata alle soglie del Golfo di Corinto. Un evento militare simbolico, ma dal guadagno politico forse meno incisivo. Proprio in quell’anno, Tasso, grazie all’intercessione di Lucrezia d’Este, entra nel mondo cortigiano degli Estensi. È un tempo inquieto, segnato dal confronto costante con l’Oriente, che aveva conosciuto momenti cruciali già dal 1453, con la conquista ottomana di Costantinopoli. Solimano il Magnifico aveva poi guidato l’assedio di Vienna nel 1529, fallito, eppure evocativo di un’Europa che percepiva un’inquietudine crescente. Tasso vive questo scenario. Ne respira il peso. Ne fa poesia, ma anche pensiero. Il suo progetto, infatti, non è solo poetico: è anche storico e, in una certa misura, filosofico. È la radice di quella che potremmo chiamare – con prudenza – una linea tragica del pensiero italiano, che vedrà in Giacomo Leopardi uno dei suoi massimi esiti, ma che forse, già in Tasso, ha il suo archetipo inquieto. Per questo il nostro convegno vuole essere inedito: non solo il Tasso poeta, ma il Tasso pensatore. Un Tasso che, pur non sistematizzando il suo pensiero, apre spazi di riflessione che la filosofia italiana non può trascurare. In questo senso, egli rappresenta una possibile radice alternativa all’idealismo egemone. Una traccia sotterranea che affiora nei tragici del Novecento: da Caracciolo a Renzi, da Pareyson, Tilgher. La filosofia che ci interessa, qui, è quella che nasce dal tormento, dalla parola che cerca senso nel disordine del mondo. Non è un caso che Tasso abbia avuto bisogno di “sceri” – appunti, frammenti – per misurarsi con il pensiero, a differenza, ad esempio, di Leopardi che lo fa già in forma sistematica. Ringraziamo anche il Centro per la filosofia italiana, l’Istituto Torquato Tasso, e naturalmente l’Hotel Syrene di Sorrento, luogo ospitale e simbolico, con la sua vista sul Golfo che sembra tenere insieme storia e poesia. Un grazie a Nigel Wengeris, che con la sua documentazione fedele ci consente di raggiungere migliaia di persone, e all'Unitrium, sempre presente. Questo è solo un assaggio. Il Tasso che vogliamo scoprire – e riscoprire – non è solo quello che scrisse la Gerusalemme liberata, ma anche quello che, attraverso le parole, ci consegna un’interrogazione viva sul tragico, sull’Occidente, sull’umano.

domenica 16 marzo 2025

La filosofia di fronte all’opera di Torquato Tasso. Sorrento, convegno aperto, contributi attesi


La filosofia di fronte all’opera di Torquato Tasso (1544-1595)

Convegno del Centro per la Filosofia Italiana, in collaborazione con l’Istituto di cultura Torquato Tasso di Sorrento, programmato per il 7-8 novembre 2025, in Sorrento (Napoli), aperto a studiosi di letteratura, di filosofia, di teologia, nonché dei rapporti tra la produzione letteraria dell’insigne e noto letterato e poeta, con i diversi profili del pensiero storico-speculativo, soprattutto se italico. Saremmo lieti, nel corso delle due giornate di Convegno, che avrà prevalenti interessi di ordine storico-speculativo, di ospitare interventi e riflessioni, le cui linee progettuali dovrebbero cortesemente pervenire - entro e non oltre il prossimo 30 maggio 2025 - al Comitato organizzatore del Centro per la Filosofia italiana, all’attenzione dello scrivente (posta elettronica: pgiustiniani@libero.it; telefono: 3385299802), in vista della definitiva approvazione da parte del nostro Comitato scientifico e successivo inserimento nella Locandina del programma. 

A questo scopo, sperando di poter essere utile nell’autonoma definizione degli interessati al tema-contributo, si potrà leggere qui di seguito una nota introduttiva al Convegno, nella quale si prendono in considerazioni possibili profili storico-letterari, istanze storico-speculative, storia degli effetti letterari, filosofici e religiosi del grande sorrentino. 

Com’è noto, Tasso è un vero e proprio “genius loci” nella città di Sorrento: in un angolo di Piazza Tasso, ad incrocio tra il corso Italia e via Pietà, è, infatti, possibile ancor oggi ammirare la statua dedicata all’omonimo poeta sorrentino, celebre per la sua produzione e, in particolare, per il suo poema epico.

Grato per l’attenzione, 

Prof. Pasquale Giustiniani 

(delegato dal Presidente del Centro per la Filosofia Italiana) 

telefono: 3385299802 

indirizzo di posta elettronica: pgiustiniani@libero.it 

mercoledì 12 marzo 2025

tra filosofia e politica, l'eredità di Gioberti

Il 13 marzo 2025 si terrà a Roma il convegno "Tra filosofia e politica: l'eredità di Vincenzo Gioberti (1801-1852)", organizzato dal Dipartimento di Scienze umane dell'Università degli Studi "Guglielmo Marconi" in collaborazione con altre istituzioni accademiche e culturali. L'evento avrà luogo presso la Sala Giulio Cesare, situata in Via Vittoria Colonna 11, con inizio alle ore 9:30.

     Il convegno si concentrerà sulla prospettiva filosofico-politica di Vincenzo Gioberti e sulla ricezione del suo pensiero nel Novecento. Tra i relatori figurano:
  • Tommaso Valentini (UniMarconi)
  • Andrea Gentile (UniMarconi)
  • Paolo Armellini ("La Sapienza" Università di Roma)
  • Hervé A. Cavallera (Università del Salento)
  • Pasquale Giustiniani (Pontificia Facoltà di Teologia per l’Italia Meridionale)
  • Flavia Silli (Pontificia Università Lateranense)
  • Vincenzo Parisi (Rosmini Institute – Philosophical Research Center)
  • Giacomo Gaiotti (UniMarconi)

Le prime due sessioni del convegno saranno moderate da Paloma Brook (UniMarconi) e Alberto Garzoni (Presidente dell'Associazione culturale Vincenzo Gioberti – Keble College, University of Oxford).    

La partecipazione all'evento è gratuita e aperta al pubblico. Per coloro che non possono essere presenti fisicamente, sarà possibile seguire la diretta streaming anche qui alla pagina di "scenari futuri" Blog del prof. Giustiniani:
 
 
Per ulteriori dettagli, è possibile consultare la pagina ufficiale dell'evento sul sito dell'Università degli Studi "Guglielmo Marconi": unimarconi.it

sabato 8 marzo 2025

L’idea di persona in prospettiva interculturale e interreligiosa

Evento organizzato da Persona al centro, Associazione per la Filosofia della Persona. Un’occasione per approfondire la questione della persona attraverso le tradizioni culturali e religiose del mondo. 

La persona quale “prospettiva delle prospettive”, assumendola nell’insieme delle sue componenti spirituali, materiali, razionali, emozionali e nella capacità di generare legami comunitari. Occorre riprendere a “pensare la persona” in una fase storica nella quale si riscontra una forte pluralità d’interpretazioni che esige un adeguato discernimento del concetto stesso di persona e della sua dignità, così da non svuotarne il significato fino al suo appiattimento in un naturalismo riduttivo.

Lo scorso convegno dell'Associazione "Persona al centro", tenutosi presso il Centro Maria Immacolata a Roma, ha offerto un'importante occasione di riflessione sulla nozione di persona in una prospettiva transculturale. Il tema, particolarmente rilevante nel contesto attuale segnato da tensioni globali, è stato approfondito sotto la presidenza di Claudio Ciancio.

Vittorio Possenti ha ricordato che l'Associazione "Persona al centro" ha posto da due anni la questione della persona come tema di grande rilievo filosofico, metafisico e teologico. In particolare, ci si è interrogati sulla possibilità di rintracciare analogie tra la nozione cristiana di persona e altre tradizioni religiose, e sui riflessi che tale concetto può avere in un contesto di pluralismo religioso.

Claudia Caneva ha affrontato il tema della "deterritorializzazione" dei termini filosofici, evidenziando come il concetto di persona venga declinato in modi non sempre comparabili nelle diverse culture del mondo, pur mantenendo una costante antropologica universale.

Un docente originario del Benin, Mahougnon Venance Sinsin attualmente insegnante al Salesianum di Roma, ha portato un contributo prezioso sulla tradizione africana, ponendo la questione dell'esistenza di una cultura "negroafricana" unitaria. Ha sottolineato come l'etnografia abbia spesso frammentato la comprensione di questa cultura, parlando in termini di tribù e clan, mentre in realtà si possono distinguere almeno quattro grandi civiltà afro-discendenti, tra cui una afro-americana e un'altra afro-egiziana. Aprirsi alle più antiche saggezze del continente africano, ha affermato il docente, è fondamentale per una reale comprensione interculturale.

lunedì 17 febbraio 2025

Giordano Bruno, eredità condivise

 


..nel corso degli interrogatori veneziani Bruno aveva chiaramente affermato, prendendo elegantemente le distanze dall’accusa di eresia materiale e formale:

Io ho letto libri di Melanthone, di Luthero, di Calvino, et de altri heretici oltramontani, non già per imparar la loro dottrina, ne per valermene, stimandoli io più ignoranti di me, ma li ho letti per curiosità, et questi libri mai li ho tenuti appresso di me, intendendo de quelli, che ex professo trattano de materie contrarie, et repugnante alla fede catholica, che bene ho tenuto appresso di me altri libri de Auttori dannati, come di Raimondo Lullio, et altri, che hanno trattato de materie filosofiche. Et ad interrogationem respondet. Io disprezzo li sopradetti heretici, et dottrine loro, perchè non meritano nome di theologi, ma de pedanti, ma de dottori Ecclesiastici Catholici io ne fo quella stima, che devo, et particularmente di San Thomaso, che ho sempre come ho detto di sopra stimate, et amato da me come l’ anima mia, et che sia la verità ecco che nel mio libro intitolato de Monade, numero, et figura, carte, o pagine 89, dico in lode de S. Thomaso, quanto potete vedere, ostendens in dicto libro infrascripta verba videlicet ille omnis cuiuscumque Theologantium generis el Peripatheticorum in spetie philosophantum honor, atque lux Thomas Aquinas omnem.

Pur riconoscendo, insomma, di aver letto libri di eretici e di persone condannate, fra’ Giordano rivendica a Venezia di averli consultati per curiosità, senza condividerne le tesi, giudicate anzi tali da non meritare neppure il nome di tesi teologiche, bensì di tesi di pedanti, ferma restando la sua stima verso i veri autori cattolici, in primis Tommaso d’Aquino. Perché a Roma non sono ritornate in mente al Papa e al Tribunale romano, particolarmente negli ultimi anni, oltre che la prodigiosa e sincera memoria di Bruno, anche quelle battute dello Spaccio della bestia trionfante in cui il Nolano rivendicava il proprio parlar chiaro e senza peli sulla lingua:

Qua Giordano parla per volgare, nomina liberamente, dona il proprio nome a chi la natura dona il proprio essere; non dice vergognoso quel che fa degno la natura; non cuopre quel ch’ella mostra aperto; chiama il pane, pane; il vino, vino; il capo, capo; il piede, piede; e altre parti, di proprio nome; dice il mangiare, mangiare; il dormire, dormire; il bere, bere; e cossí gli altri atti naturali significa con proprio titolo

mercoledì 25 dicembre 2024

Scienza nuova e modernità, studio sul sapere in G. B. Vico di Paloma Brook

Centro per la filosofia italiana. Accademia vivarum novum.

Villa Falconieri, 19 dicembre 2024

Scienza nuova e modernità, studio sul sapere, la storia ed il linguaggio in G. B. Vico di Paloma Brook, Aracne. Roma 2024: contributo all’orientamento della discussione ed intervento del prof. Pasquale Giustiniani

Carissimi Aldo e Luigi,

in vista del Convegno CFI sulla filosofia italica, mi permetto di offrire alcune indicazioni che potrebbero essere girate agli studiosi che saranno invitati.

Il Convegno si potrebbe intitolare “Antiquissima Italorum Sapientia”.

Alla luce dello scritto di Giambattista Vico – De antiquissima italorum sapientia - il Convegno intende approfondire criticamente le premesse antico-greche, cristiane e tardo-antiche di quella che Vico considerava la “nostra metafisica”, da lui pubblicata nel 1710 per “destare la curiosità ne' dotti” e, in particolare per “giovare la gioventù”, spiegando le cose dai primi termini, soppesando le altrui opinioni, facendone vedere tutte le conseguenze, fino agli ultimi corollari. Nell’orizzonte descritto, l’approccio critico di ogni studioso-relatore, dovrebbe aver presenti alcune principali domande:

1.       Qual è lo “stato dell’arte” delle interpretazioni critiche del pensiero dell’autore/i che viene oggi indagato?

2.       Vi sono premesse o nuclei originari di sviluppi che si verificheranno nella filosofia elaborata in seguito in Italia?

3.       Su quali punti bisognerebbe insistere per recare giovamento alle giovani generazioni di studenti medio-superiori e universitari?

Paloma Brook, Scienza nuova e modernità. Studio sul sapere, la storia e il linguaggio in Giambattista Vico, Prefazione di Stefano Velotti, Edizioni Aracne, Roma 2024, pagine 191.

sabato 12 ottobre 2024

perché non possiamo non dirci Cristiani, letture e dispute sul saggio di B. Croce


Ortensio Zecchino, perché non possiamo non dirci “cristiani”. Letture e dispute sul celebre saggio di Benedetto Croce

Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2024, pagine 255, euro 18,00.

Sia la Prefazione (pagine 11-15) di Eugenio Mazzarella - filosofo e, come si autodefinisce, «uomo cristiano… alla trascendenza ragionevolmente obbligato da quel che vedo nell’immanenza» (pagina 13), sia la Postfazione di Dino Cofrancesco (pagine 231-249: un vero saggio dopo il saggio!) che precisamente, come si legge nel titolo, offre «un modesto non filosofico commento al saggio di Ortensio Zecchino» (pagina 231), già mettono bene, seppure sinteticamente, in evidenza i vari profili emergenti nella ricerca di Ortensio Zecchino. Soprattutto enucleano i temi di fondo del saggio, che Benedetto Croce pubblicò dieci giorni dopo una notte insonne del 16 agosto 1942, nel corso della quale gli balenò anche l’idea di scriverlo (pagina 5).

Comparso su “La Critica” del 20 novembre 1942, con il famoso titolo Perché non possiamo non dirci “cristiani” (pagina 6), di questo saggio di Croce, redatto non senza «travaglio… in quei tempi terribili» (pagina 88, numero 79), Zecchino - convinto fondatamente che esso non vada letto isolatamente, bensì «in un continuum con gli altri della stessa stagione» (pagina 196), «nel contesto degli scritti usciti dalla penna di Croce in quei terribili anni tra agonia del fascismo e alba democratica» (pagina 138) -, esamina, dunque, le premesse, i contenuti e gli esiti; e di esso, fin dalle prime battute, chiarisce testo e contesto, come in una scena iniziale di un’azione teatrale, di cui il prosieguo delle pagine offrirà un’analisi meticolosa e un informatissimo svolgimento analitico, frutto anche di consultazioni d’archivio di cui si dà conto puntualmente nel corso dell’avvincente esposizione.

Quello di Croce fu un saggio a cui arrise «una fortuna straordinaria», essendo peraltro edito «nel bel mezzo di una guerra “mondiale”», in un’«Europa» che «appariva ormai nazificata» (pagina 9) e allorché «nella primavera di quel ’42 erano cominciati a manifestarsi i primi scricchiolii del regime» fascista (pagina 10). Si andava ipotizzando la futura organizzazione di un Ordine nuovo, che coinvolgeva partiti, intellettuali e perfino la santa Sede. Ci ricorda il volume: «Nell’Università cattolica di Milano già alla fine del 1941 un gruppo di “professorini” aveva cominciato a riunirsi intorno a Giuseppe Dossetti… Nell’agosto del 1941 da Ventotene era partito il manifesto Per un’Europa libera e unita di Spinelli, Rossi e Colorni… Nel settembre di quel 1942 Alcide De Gasperi, con un manipolo di volontari, fondò a Milano la Democrazia cristiana, nella casa di Enrico Falk» (pagina 11). In seguito, i peculiari rapporti di Croce con il “caro De Gasperi” saranno intensi (l’ultima lettera di Croce a lui è del 25 gennaio 1951), come si vedrà particolarmente, morto Croce il 20 novembre 1952, nell’orazione in memoriam pronunciata da De Gasperi, in cui, come attesta la figlia, la voce commossa del padre manifestò i suoi sentimenti verso il “prezioso amico” (pagina 195).

giovedì 10 ottobre 2024

crisi della totalità e tramonto delle ideologie

Cassino, 4 ottobre 2024.
Presentazione dei volumi XI e XII della serie “Civitas et humanitas”, concernenti rispettivamente: crisi delle ideologie e nuove istanze etico-sociali e crisi della totalità e rischio sopravvivenza.

I due volumi che oggi per la prima volta ufficialmente si presentano aprono la strada all’intuizione di Alberto Nave nel dare il titolo al volume oggi in allestimento e che speriamo di leggere entro Natale 2024. La vicenda storica e tecnologica, che ha condotto agli attuali esiti della tecnologia digitale e della Intelligenza artificiale, ri-propone, infatti, l’antica discussione circa la dialettica tra uomo e macchina, già adombrata nel Protagora platonico e ripresa all’inizio del Novecento da H. Bergson. La visione ideale-reale di Platone, che correlava la genesi della tecnica a un legame tra cielo e terra, tra dei e umani, sembra tratteggiare i prodromi di quello che sarà denominato paradigma della tecnica, di cui oggi l’esempio più avanzato - ma sempre cangiante - viene enunciato nella sigla inglese AI (= Artificial Intelligence). In essa si condensa il profilo dell’artificio/artefatto/prodotto che l’uso delle macchine pensanti è in grado di produrre, utilizzando la miriade di dati e informazioni raccolte e trattate dall’essere umano, che le affida a un algoritmo informatico e ri-utilizzate in maniera generativa da apparecchi digitali e informatici. Com’è stato ben osservato: «Nel mito raccontato da Protagora si trova così enunciato il paradigma della tecnica, che né tecnofobi né tecnolatri metteranno mai in questione, e che costituisce, in ultima analisi, la cornice  di tutta  la  riflessione  sull’essenza  della  tecnica  della  linea  maggioritaria  del pensiero Novecentesco… La tecnicità è presentata come compensazione di un cedimento originario, la strumentalità è intesa come protesi, supplemento, aggiunta, atto  secondo  di  un  atto  primo (il Dasein, la mancanza vissuta), la tecnica come processo di ominizzazione e di disvelamento di un “mondo” solo umano, differente per natura dall’ambiente ove continuano a vivere, in modo irriflesso, gli altri enti naturali, le altre potenze. In una parola: la tecnica è ascritta ad una potenza che può potere e che dunque trova nella “negazione”, nel potere di non (passare all’atto) la cifra della sua libertà sovrana»

sabato 14 settembre 2024

Dignitas infinita, Giustiniani live

 

DICHIARAZIONE DIGNITAS INFINITA
CIRCA LA DIGNITÀ UMANA

VENERDÌ 4 OTTOBRE 2024 - ORE 15.00-19.00


presenterò, in qualità di socio di "Persona al centro", il fondamentale documento circa la dignità umana che vedrà impegnata l'Associazione per la Filosofia della Persona, in una riflessione corale pubblica, sui cardini fondativi della dichiarazione che prendono a riferimento la dignità ontologica ed il primato della persona umana.

Al temine degli interventi dei soci, chiunque lo desideri, anche non socio, potrà partecipare alla conversazione regolata collegandosi al link: 🔜

🔄abstract del prof. Giustiniani

  1. Un rinnovato interesse ecclesiale per la pressoché infinita dignità dell’essere umano
Tutte le persone umane, anche i cosiddetti “nulla del mondo”, sono da includere e riconoscere come portatori di una dignità intrinseca, perché, nella Chiesa che è nel mondo, essi ricordano che ogni persona, anche se sul piano sociale apparisse un “nulla”, ha una “dignitas infinita”, la cui fondazione metafisica è divina, posto che in Dio uno dei tre ha assunto la natura umana. Si legge in Leone Magno: «Il Figlio di Dio, nella pienezza dei tempi che il disegno divino, profondo e imperscrutabile, aveva prefisso, ha assunto la natura del genere umano per riconciliarla al suo Creatore, affinché il diavolo, autore della morte, fosse sconfitto, mediante la morte con cui prima aveva vinto»1 .
 
Il tropeano don Francesco Mottola volle in quella città calabrese un graffito, in cui: “Il samaritano è ripreso nell’atto del suo chinarsi sull’uomo derubato e malridotto dai suoi aggressori. Più che di un chinarsi dell’uno sull’altro, il graffito dà l’idea di un abbraccio fraterno tra due esseri umani, che si cercano, s’incontrano e si riconoscono fratelli. È l’inizio di un camminare insieme, una promessa di fedeltà per entrambi carica di futuro, che, intanto, restituisce al povero giudeo la sua dignità”. In poche parole, la parabola del buon Samaritano altro non è che “il manifesto della dignità della persona umana” da incrociare e riconoscere in tutti gli appartenenti alla specie umana come fratelli e sorelle, i quali si aprono, a loro volta, a riconoscere, perfino negli altri abitanti della casa comune, un fratello sole e una sorella luna.
 

giovedì 13 giugno 2024

Dire Dio o tacere, sic et non al Premio Cimitile 2024

 

Dire Dio o tacere?
(in)attualità della questione? La questione del dire Dio riguarda il modo di parlare circa una grandezza/entità di per sé incommensurabile: non soltanto ideale o appartenente al metaverso religioso, ma forse, se non proprio inesistente, almeno indicibile...
(in)utilità di una rivelazione? La questione Dio ne richiama un’altra: quella di rivelazione, ovvero dis-velamento, manifestazione, ma anche infittirsi del velo, oscurità. Per una inattesa carambola storica, il risveglio illuministico che avrebbe dovuto far uscire l’umanità dal suo stato di minorità e svelare razionalmente tutto, alla lunga si è rivelato meno rispettoso della natura di quella divinità della quale non si patirono che  catene teocratiche...
(ir)ragionevolezza dei linguaggi teologici. Se oggi la cosiddetta Generazione Z (nati a cavaliere del millennio fino al 2013) rinfaccia al nostro sistema l’aver causato un generale (irreversibile?) deterioramento, è perché a causa dei linguaggi funzionali, non l’ha visto arrivare all’efficienza operativa; delle matematiche applicate alla fisica, e oggi degli algoritmi applicati a macchina pensanti, come imposto dalla nascente società del metaverso, in qualche modo I. Kant  (1724-1804) aveva già avvertito polemicamente che non si può perseguire un uso visionario del platonismo di ritorno a supporto delle egemonie linguistiche di tipo teocratico che pretendono di dar nome e parola alla X, all’incognita trascendentale, di cui non si danno indizia fenomenici da pensare intellettualmente...

sabato 8 giugno 2024

sui motivi dell'incarnazione di Cristo. Duns Scoto, seminari meet 2024-2025

ciclo di seminari dello scotismo

Dopo circa 6 secoli di ritardo rispetto al più famoso Tommaso d'Aquino, finalmente la Commissione scotista ha completato da qualche anno l'edizione critica della Ordinatio del francescano Giovanni Duns Scoto il cui culto locale a Nola è stato riconosciuto dalla Chiesa universale. Definito da papa Paolo VI una delle cattedrali del pensiero medievale, il Dottor sottile ha proposto per primo la verità del concepimento immacolato della Madonna e ha proposto nelle Università medievali di Cambridge, Oxforf e Parigi soluzioni avanzate circa il motivo della Incarnazione di Cristo

il CIS, Centro Italiano di Scotismo, in collaborazione con la Facoltà di Filosofia della Pontificia Universita' Antonianum, conferma anche per il 2024-2025 il Ciclo di seminari
sul pensiero di Giovanni Duns Scoto e dello scotismo, cinque incontri online che si terranno sulla piattaforma Google Meet dalle 17,15 alle 18:45 
Il link di collegamento all’incontro sarà reso noto in prossimità dell’evento.

sabato 27 aprile 2024

San Tommaso intellettuale glocal, dal Mediterraneo all'universo tutto

San Tommaso d’Aquino, uomo del Mediterraneo, uomo del dialogo. Tre giorni di studi tra Sant'Anastasia (Santuario della Madonna dell'Arco) e Napoli, PFTIM

Il giubileo di San Tommaso, un giubileo già iniziato nel 2023 con il settimo centenario della canonizzazione e che si concluderà nel 2025 con l'ottavo centenario della nascita che si suppone sia avvenuta nel 1225, quindi l'anno 2024 ha visto, vede e continuerà a vedere un affascinante proliferare di celebrazioni religiose, culturali e accademiche in onore del nostro caro San Tommaso. Il 7 marzo scorso anche la Camera dei Deputati a Roma ha voluto onorare il grande figlio della Patria italiana. Bisogna risalire all'anno 1974 per trovare una simile fioritura di celebrazioni filotomistiche. L'anno 1974, infatti, è stato un anno eccezionale, ha segnato per così dire la risurrezione del tomismo dopo le turbolenze del dopoconcilio che, giustamente, avevano messo in discussione alcune forme neotomiste del tomismo. Quindi un tomismo trasformato, purificato, rinnovato, ha cominciato a prendere forma, a uscire dalla sua crisalide. L'anno 1974 è stato segnato in particolare dalla splendida lettera Lume Ecclesiae di Papa San Paolo VI che ricordava i valori permanenti della Dottrina e del metodo di San Tommaso, che riproponeva il dottore comune come esempio e modello. Nello stesso anno 1974 fu celebrato un imponente congresso tomistico internazionale, testimone della vitalità rinnovata del tomismo, sia a Roma che qui a Napoli. Gli atti imponenti di questo congresso occupano ancora parecchi scaffali nelle biblioteche. In quell'occasione nacque anche l'idea della Società Internazionale di San Tommaso d'Aquino, che da allora ha dato così bei frutti. Non dubito affatto che San Tommaso sia inesauribile, però è anche vero che molto è già stato detto e pertanto il tema scelto è stato San Tommaso d'Aquino, uomo del Mediterraneo, uomo del dialogo. Si tratta dunque, da un lato, di evidenziare tutto quanto l'Aquinate deve al suo radicamento in un luogo particolare con la storia e cultura specifiche, perché, come sappiamo, nel buon tomismo ogni conoscenza parte dal concreto, dal singolare, dal particolare. E si tratta, dall'altra parte, dall'altro lato, di sottolineare il dinamismo costante d'apertura all'universale che anima e permea tutta l'opera tommasiana, soprattutto attraverso il dialogo, il dialogo come mezzo per raggiungere la verità sempre più grande. Nel caso di Tommaso d'Aquino a Napoli il legame tra il particolare, il locale e l'universale è stato facilitato dal fatto che il Mediterraneo, pur rimanendo purtroppo un luogo di conflitto, è stato e rimane un luogo eccezionale per gli incontri culturali e gli scambi intellettuali. Appunto la nostra prima giornata si concentrerà sui legami tra San Tommaso d'Aquino e la città partenopea. Se la formazione spirituale ricevuto dai monaci benedettini di Monte Cassino lasciò indubbiamente un'impronta duratura nell'anima di Tommaso d'Aquino, fu invece qui a Napoli, dove era appena sorta l'università fondata da Federico II, e qui che il giovane Tommaso riceveva la prima e decisiva formazione intellettuale. A Napoli si trovò providenzialmente in prima linea nell'incontro tra il pensiero cristiano-latino in pieno sviluppo e la cultura filosofica e scientifica trasmessa dal mondo musulmano. Fu a Napoli, ricordiamoci che, ad esempio Michele Scotto tradusse in latino i commenti di Averole. Ma Napoli fu anche il posto in cui il frate domenicano trascorse gli ultimi anni della sua vita terrena, quelli forse più documentati dai storici. Qui a Napoli predicò nella sua lingua madre, qui a Napoli visse esperienze spirituali che segnano profondamente gli ultimi anni del suo peregrinaggio terrestre. Infine, Napoli è la città dove la memoria di Sant'Tommaso è stata ampiamente conservata nel culto e nella devozione, ma anche come fermento di un pensiero capace di far luce sui problemi dei tempi. Il tomismo ha avuto a Napoli diversi momenti di gran splendore, dal Medioevo con

Corrado Ocone, il non detto della libertà

tra corpo, genere e persona nella tradizione cattolico-romana, sarò all'Embodied Lives, di Uni-Malta

Aggiornamento del 19/09/26 - 📹 Guarda il reportage video (20'): Istituzioni ecclesiali, simbolica del corpo e sfide del contemporaneo....