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mercoledì 19 novembre 2025

Il mondo segreto di Spettro e Mia. Conversazioni canine in un tramonto di fine estate

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Le conversazioni canine di Spettro e Mia

Il mondo segreto di Spettro e Mia: quando la letteratura incontra il diritto e la filosofia

Domenica 23 novembre 2025, alle ore 11:30, presso il Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova di Napoli diretto dal prof. Giuseppe Reale, avrò l'onore di intervenire alla presentazione del libro di Gabriella De Falco, Il mondo segreto di Spettro e Mia. Conversazioni canine in un tramonto di fine estate (Bookabook 2025), nell'ambito della prestigiosa rassegna Books & Museum

1. La tutela costituzionale degli animali non umani

L'opera della De Falco giunge in un momento particolarmente significativo per il nostro ordinamento giuridico. La Legge costituzionale n. 1/2022 ha infatti introdotto nella nostra Carta costituzionale, all'art. 9, la tutela esplicita degli animali, colmando una lacuna che distingueva l'Italia da altri ordinamenti europei. Non si tratta di una mera proclamazione di principio, bensì di una riserva di legge assoluta che demanda al legislatore ordinario il compito di stabilire "i modi e le forme" di tale tutela.

Il libro della De Falco, attraverso le voci dei due protagonisti canini - Spettro, il saggio cane riflessivo, e Mia, la vivace Yorkshire - ci invita ad ascoltare quella "voce nascosta" che attende di essere percepita. Come scrive l'Autrice nei suoi Ringraziamenti finali, ella auspica che ogni lettore possa "provare ad ascoltare quella voce nascosta da qualche parte, che viene fuori ogni volta che per caso ci troviamo a fare qualcosa che realmente ci appassiona".

2. Oltre il gioco: una narrazione etica

Le conversazioni canine narrate dalla De Falco non costituiscono un semplice esercizio letterario ludico. I due protagonisti incarnano temperamenti distinti e raccontano le traversie di altri membri della specie canina, dal dramma dell'abbandono all'internamento nei rifugi.

Particolarmente toccante è la riflessione di Spettro sull'amore incondizionato: "La verità è che noi amiamo i nostri amo e loro amano noi e ci trattano con amore. Ma c'è anche un'altra verità: che se anche loro non ci amassero, come succede purtroppo nelle vite di tanti animali, noi li ameremmo ugualmente, in un modo così incondizionato, che non saremmo mai capaci di far loro del male".

Emerge una filosofia della non-violenza che attraversa l'intera opera. Quando Spettro riflette sulle ingiustizie subite - lo smembramento della famiglia canina, le violenze dei cacciatori - egli rifiuta la logica della vendetta: "Io non ho proprio voglia di combattere. Non mi interessa e non credo che sia questa la strada giusta per risolvere le situazioni che non vanno. Le guerre portano solo altre guerre".

3. Animali come maestri di vita

lunedì 17 novembre 2025

Genitori e figli: tra incomunicabilità e riscoperta educativa

img ispirata all'articolo, generata con AI
Oggi il ruolo dei genitori appare più che mai complesso e sfaccettato. L’istituzione familiare, un tempo considerata la cellula fondamentale della società, ha subito profonde trasformazioni, adattandosi a un contesto sociale in continua evoluzione. Sempre più spesso si assiste alla frustrazione di molti genitori, che faticano a comprendere, interpretare e gestire i comportamenti dei propri figli, immersi in un mondo iperconnesso e frammentato.

Parallelamente, è evidente il senso di smarrimento che affligge molti giovani: tristezza, rabbia e vuoto si leggono sui loro volti. Si sentono incompresi, delusi e traditi dal mondo degli adulti — genitori, insegnanti e figure istituzionali — che dovrebbero rappresentare per loro un punto di riferimento stabile e autorevole. In questo scenario si è venuto a creare un muro di incomunicabilità, una reciproca indisponibilità al dialogo e all’ascolto, che costituisce un ostacolo apparentemente insormontabile.

Il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha spesso parlato del fenomeno del figliarcato, evidenziando come uno dei nodi cruciali del nostro tempo risieda nell’incapacità degli adulti di assumere pienamente il proprio ruolo, lasciandosi invece dominare dai figli. «Non vige più il patriarcato, ma il figliarcato: troppo potere decisionale è nelle mani dei giovani», afferma Crepet, sottolineando la necessità che gli adulti si riapproprino della loro funzione educativa.

Secondo Crepet, molti genitori oggi cercano disperatamente l’approvazione dei figli, e questo desiderio — spesso ossessivo — li rende incapaci di esercitare una funzione educativa autentica. Egli denuncia inoltre la tendenza diffusa a considerare l’errore come un tabù, proteggendo eccessivamente i figli dai fallimenti. Eppure, proprio gli errori e le difficoltà rappresentano tappe fondamentali per la crescita e la formazione personale. «Abbiamo sbagliato tutto», dichiara provocatoriamente Crepet, «perché non abbiamo preparato i nostri figli ad affrontare le fatiche della vita».

Crepet insiste sul fatto che i genitori devono avere il coraggio di essere impopolari, saper dire dei no, stabilire regole chiare e promuovere nei figli l’autonomia. Si configura come una voce “fuori dal coro”, avendo spesso criticato il “politicamente corretto” e le convenzioni del pensiero dominante, che a suo avviso esercitano un’influenza negativa sui giovani, deresponsabilizzandoli e privandoli degli strumenti necessari per interpretare e decodificare la realtà.

domenica 16 novembre 2025

Fine vita tra bioetica, biodiritto e dimensione teologica

Il prossimo 21 novembre 2025, alle ore 15:30, sarò relatore al convegno "Fine vita tra bioetica, biodiritto e dimensione teologica", organizzato dall'Unione Giuristi Cattolici Italiani (sezione diocesana di Nola), dall'AMCI - Sezione Diocesana di Nola e dalla Scuola Bruniana - Fondazione Forense di Nola, presso la Sala dei Medaglioni della Curia Vescovile di Nola.

Il tema che affronterò parte da una domanda cruciale: come possiamo ancora dare senso alla morte in un'epoca disincantata, dove morire non è più "transitare altrove" ma semplicemente "cessare di funzionare"? Dove la richiesta di suicidio assistito sta diventando un diritto riconosciuto dalle ASL, sotto la supervisione dei Comitati Etici Territoriali?

I nodi critici della mia relazione

1. Tra sentimento leopardiano e fredda ragione post-moderna

Riprendo il Dialogo di Plotino e Porfirio di Leopardi per mostrare la frattura tra il sentire poetico (che vede nella morte un evento abitato dal divino) e la fredda razionalità contemporanea, che riduce il morire a un fatto clinico: tracciati encefalografici piatti, cessazione delle funzioni cerebrali, procedure amministrative.

In Italia, dal 2019 ad oggi, 15 persone hanno ottenuto l'autorizzazione al suicidio assistito, 10 delle quali vi hanno fatto ricorso. Ma se sono davvero "persuasi" di un loro diritto a morire, perché non restano soli nella decisione? Perché chiedono alla collettività farmaci e assistenza sanitaria? È questa la dignità della morte, o è l'estrema solitudine dell'uomo post-moderno?

2. Le competenze sanitarie e il ruolo delle ASL

Dopo la sentenza Cappato (Corte costituzionale 242/19), chiunque può rivolgersi all'ASL per chiedere di accedere al suicidio assistito, se sussistono le condizioni stabilite:

  • Patologia irreversibile fonte di sofferenze intollerabili
  • Dipendenza da trattamenti di sostegno vitale
  • Capacità di prendere decisioni libere e consapevoli

Le ASL, tramite i Comitati Etici Territoriali (CET), accertano questi requisiti e autorizzano la procedura. Due donne campane, affette da SLA, hanno appena ricevuto l'ok dal Comitato etico Campania 2.

Ma chi controlla i controllori? Un'Unità Operativa Complessa può deliberare senza il Direttore Generale? Il legislatore può ancora intervenire senza violare le sentenze della Consulta? E soprattutto: con l'autonomia differenziata, ogni Regione potrà avere regole diverse sulla morte assistita, frammentando l'unità della Repubblica?

3. Il bivio dei Comitati Etici Territoriali

I CET sono chiamati, come l'Ercole al bivio, a scegliere tra un approccio verticistico-centralistico e l'esigenza di rispondere a problemi regionali e territoriali. Ma chi sono gli esperti di bioetica che vi siedono? Bastano studi filosofici, giuridici o teologici per giudicare della vita e della morte?

La preparazione bioetica in Italia è frammentata: alcune università civili hanno corsi specifici, ma la formazione etico-teologica avviene soprattutto in istituzioni cattoliche, i cui titoli sono soggetti a "dichiarazione di equipollenza" concordataria. Questo non rischia di perpetuare contrapposizioni ideologiche, invece di favorire un dialogo autentico?

giovedì 13 novembre 2025

I ritagli di Giuseppe Panariello


La lunga carriera di Giuseppe Panariello appare segnata da una continua ricerca tecnica e stilistica, che lo porta a creare vari cicli: dalla fine degli anni ’80 – allorché decide, senza un perché apparente, di abbandonare il colore per definire meglio la sua appartenenza allo stile “informale-astratto”, a tutti i successivi tentativi degli anni seguenti per cogliere l’armonia misteriosa della natura e “spezzarne-ritagliarne” con l’anima e con le dita un frammento, porlo come sotto un “fermacarte”, procedendo “senza coloranti artefatti”, perfino evidenziando che il nero è una tremenda sorgente di forma e di potenza”. Esiste un modo di vivere come un dio, che compie il suo lavoro di ritaglio sui materiali e ci consente di affinare le tecniche come dei mezzi per portare alla luce la melodia più equilibrata, armoniosa e completa. Perché non traghettare gli stessi pezzi puri, originari e, perché no, poveri, perché la natura e il fruitore li facciano diventare degli strumenti espressivi e comunicativi?




domenica 9 novembre 2025

Torquato Tasso, il poeta che pensò la crisi dell’uomo moderno

 

 
In questa mia introduzione ai lavori del Convegno di Sorrento dell 7 ed 8 novembre 2025, in occasione del 430° anniversario della morte di Torquato Tasso, patrocinato dal Centro per la Filosofia Italiana, dall’Accademia Vivarium Novum, dalla Università Luigi Vanvitelli della Campania, dipartimento di scienze politiche; dall'Istituto italiano per gli studi filosofici; dell'Accedemia vivarum novum; dell'associazione docenti italiani di filosofia, ha inteso indagare la dimensione filosofica del poeta richiamado l’attenzione su Torquato Tasso non solo come sommo poeta della Gerusalemme liberata, ma come pensatore del limite, interprete inquieto della condizione umana moderna. Tasso, infatti, vive e pensa al confine: tra poesia e filosofia, tra fede e ragione, tra angoscia e speranza. La sua opera è un continuo esercizio di conciliazione impossibile — e proprio in questo fallimento, nel suo tormento lucido, egli parla ancora a noi, uomini del XXI secolo, sospesi tra tecnica e spiritualità, tra l’onnipotenza promessa dall’intelligenza artificiale e la fragilità delle nostre coscienze. Nel mio intervento ho voluto proporre una sorta di “Tasso-renaissance”: un ritorno critico al pensatore che, ben prima di Leopardi, aveva intuito la crisi della ragione e il destino tragico dell’uomo moderno. Nei suoi Dialoghi — dal Dialogo della dignità dell’uomo al Dialogo della Fortuna — Tasso elabora una visione drammatica della conoscenza, dove la parola poetica diventa lo spazio stesso della ricerca filosofica. Egli intuisce che la verità non è possesso ma tensione, non sistema ma cammino. In tempi in cui la tecnologia sembra ergersi a nuova divinità, Tasso ci invita a riscoprire il valore della coscienza, della memoria, del desiderio di infinito. La sua voce non appartiene al passato: è un appello presente, rivolto a una cultura che rischia di perdere l’anima nel silenzio delle macchine pensanti.

sabato 8 novembre 2025

Il Vangelo come risposta educativa alla violenza tra i giovani

La violenza giovanile si manifesta in forme sempre più complesse: fisica, verbale e digitale. Secondo i dati ISTAT del 2025, il 22% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni ha subito almeno un episodio di cyberbullismo, mentre il 19,8% è vittima di bullismo tradizionale. Il 33% considera “normale” controllare ossessivamente il cellulare del partner, e l’11% giustifica lo schiaffo in una relazione. Il 15% manifesta sintomi di ansia e depressione, il 12% sfiducia verso la scuola e le istituzioni.

Questi dati impongono una riflessione profonda: dove abbiamo fallito? Le cause sono molteplici, tra cui il contesto familiare fragile, l’uso incontrollato dei social media e la perdita del senso del limite. Il pensiero del filosofo Augusto Del Noce invita a riconciliare autorità e libertà, binomio oggi spesso percepito come antitetico.

La violenza tra pari genera sgomento, solleva interrogativi, alimenta sofferenza e isolamento, e mina il rapporto con l’educazione. Le strategie di contrasto sono numerose, ma poche si rivelano realmente efficaci nel tempo. Si insiste su campagne di sensibilizzazione, sull’educazione al dialogo e al rispetto, e sulla riscoperta di valori fondanti, come quelli della tradizione cristiana.

In un mondo sempre più distante dalla trascendenza e dai valori assoluti, è lecito chiedersi se la proposta cristiana abbia ancora spazio. Il Vangelo può ancora parlare all’umanità? La risposta è sì, se lo si interpreta attraverso una prospettiva ermeneutica esistenziale. Le narrazioni bibliche stimolano la riflessione, favoriscono l’introspezione e promuovono relazioni basate sulla solidarietà e sul rispetto, in contrasto con la violenza e la discriminazione, soprattutto verso le categorie più fragili, come le persone con disabilità.

sabato 1 novembre 2025

Scienza, Fede e ragione, quello che avrei voluto ancora dire a Canale 8

Nel corso della trasmissione Mattina Live su Canale 8, i tempi televisivi non mi hanno consentito di articolare pienamente alcune considerazioni che ritengo essenziali per comprendere il rapporto profondo tra scienza, fede e ragione.
Riprendo qui quel discorso, collocandolo nel contesto storico e concettuale che gli è proprio: la questione della “storicità” di Gesù di Nazaret, figura che la fede cristiana riconosce come il Cristo, va infatti inquadrata entro le coordinate della dinastia giulio-claudia e del mondo romano in cui maturarono gli scritti del Nuovo Testamento.

Tra i documenti che attestano, da una prospettiva non cristiana, la presenza e la diffusione del cristianesimo nascente, assumono rilievo le testimonianze di Plinio il Giovane e di Svetonio: due autori che, sebbene distanti per formazione e intenzioni, registrano nei loro scritti la vitalità di una comunità credente già radicata e riconoscibile, capace di sfidare i poteri religiosi e politici dell’Impero.

La storia dei primi secoli cristiani non è dunque mera cronaca di persecuzioni, ma segno di un progressivo confronto tra la fede e la razionalità dominante, tra la verità del Vangelo e le categorie del pensiero ellenistico.

Corrado Ocone, il non detto della libertà

Considerazioni pedagogiche sul libro di Giosuè (cf. 1,9)

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