@scenari.futuri Giuseppe Lubrino, la pedagogia di Giosué «Sii forte e coraggioso: non temere, perché Dio è con te ovunque tu vada» (Gs 1,9). Ma cosa c'entra un antico testo biblico come il Libro di Giosuè con le insicurezze e le paure dei giovani di oggi? Nato durante l'esilio a Babilonia per dare speranza a un popolo senza patria, Giosuè non è solo un racconto di conquiste, ma una vera e propria palestra educativa: la storia di come un Padre educa i suoi figli a non cedere allo sconforto di fronte alle avversità. Come colmare il divario tra la Bibbia e la Gen Z? Partendo dai loro bisogni reali — incertezza per il futuro, ricerca di identità, sete di legami veri — e usando le storie di personaggi come Geremia, Gionata o Daniele attraverso metodologie didattiche attive e strumenti digitali. Perché la Parola non è un reperto da museo, ma una bussola per la vita di tutti i giorni! 🚀 📖 Leggi l'articolo completo sul blog: scenarifuturi.blogspot.com (IdR prof. Giuseppe Lubrino) #Giosue #Bibbia #Didattica #Insegnamento #Religione #Scuola #CrescitaPersonale #Giovani #Pedagogia #ScenariFuturi #Irc
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Il libro di Giosuè fa parte della celebre tradizione letteraria detta deuteronomista. Tale tradizione si sviluppa intorno al VII-VI secolo a.C. ed è caratterizzata dal fatto che gli agiografi afferenti a questo filone si propongono di fornire una risposta a un interrogativo esistenziale di fondo: perché siamo senza patria? La nostra libertà è minata, il nostro luogo di culto profanato e Dio si è dimenticato di noi?
Tale
corrente biblico-letteraria è incentrata sul concetto di berît, ovvero
l'alleanza: Dio sceglie Israele incondizionatamente e il popolo è chiamato
all'obbedienza agli insegnamenti di Jahve. Vige la logica della retribuzione
terrena, ossia: la fedeltà del popolo comporta benedizione, benessere e
protezione divina; l'infedeltà, invece, ha come conseguenza la perdita della
benedizione e della protezione di Dio. Viene posto un forte accento sul culto e
sul luogo unico in cui esso deve essere collocato: Gerusalemme. La tradizione
propone un monoteismo radicale e contesta l'idolatria, percepita come l'unico
vero peccato grave in grado di rompere il patto tra Dio e l'uomo.
Il
testo di Giosuè si inserisce, quindi, in questa cornice teologica.
Cronologicamente ripercorre le vicende del XIII secolo a.C., quando Israele dal
deserto si è gradualmente insediato in Canaan. Dal punto di vista redazionale
esso è stato scritto durante l'esilio in Babilonia, verosimilmente intorno al
VII-VI secolo a.C. L'agiografo vuole fornire al popolo in esilio una speranza:
se esso coltiverà in terra straniera la fedeltà all'alleanza, certamente farà
esperienza dell'azione liberante e salvifica di Dio, e ciò perché Jahve è
sempre fedele alle sue promesse.
«Non ti ho io comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non
spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada» (cfr. Gs 1,9).
Dal
punto di vista pedagogico-educativo, il libro di Giosuè mostra la gradualità
con la quale Dio educa il suo popolo: allo stesso modo in cui un padre cura
l'educazione dei figli e contribuisce alla loro crescita personale, così Dio
conduce per mano — attraverso questi testi — il popolo eletto a prendere coscienza
della sua creaturalità e a tenersi fedele agli insegnamenti della Torah.
Le
numerose campagne militari descritte nel libro hanno il solo scopo di consolare
il popolo ebraico in terra di Babilonia e di mostrare loro che la fedeltà
all'alleanza sinaitica è garanzia di vittoria e liberazione. Gli errori
"cosmologici", come la celebre invocazione «Fermati, o sole!»,
testimoniano la veridicità e la contestualizzazione delle credenze del tempo.
La
promessa della presenza di Dio, come si evince da questo brano, è un balsamo
per l'essere umano di tutti i tempi: Coraggio! Io Sono con Te. È la
"Parola" più sublime che Dio possa rivolgere all'umanità. Quante
situazioni tolgono l'affanno? Quante volte la vita mette a dura prova, espone
all'incertezza, alla sofferenza, al dolore e fa sperimentare un senso di
abbandono? Quante volte ci si sente soli al mondo, benché circondati da tante
persone e affetti?
La
Bibbia invita a considerare la presenza silente ma potente di Dio. Il Dio della
Rivelazione cristiana è accanto all'essere umano ovunque! In qualsiasi
caso o situazione, Dio invita al coraggio e a proseguire il cammino, poiché
dopo l'oscurità ci sarà sicuramente la luce. Tutto questo sembra retorica o
scontato, ma se si guarda all'affanno che, talvolta, la vita riserva, non lo è
affatto. Dio educa il cuore umano a perceptionare la sua presenza soprattutto
nelle avversità della vita.
Il
mondo dei giovani appare oggi lontano dalla sapienza esistenziale contenuta
nella Bibbia. Compito di ogni educatore — tenendo conto anche dei documenti
della Pontificia Commissione Biblica — deve essere quello di colmare il divario
tra i giovani e la Parola. Come fare tutto questo? Bisogna appassionarli.
Occorre raccontare loro le storie della Bibbia dopo averli opportunamente introdotti
nel vasto e complesso mondo biblico, per poi far sperimentare loro la profonda
"vicinanza" che le dinamiche del disvelarsi di Dio nella storia hanno
con la vita di oggi. I secoli che separano i giovani dai racconti biblici
diventano un nulla al cospetto del valore educativo che essi custodiscono. In
ambito didattico si rivelano una risorsa preziosa anche gli strumenti
multimediali, affinché i giovani colgano appieno il senso dei racconti biblici,
vi si immedesimino e possano così attingere alle sorgenti della sapienza per
una crescita personale matura e responsabile.
Il
metodo tomista — partire dai sensi e dalle esperienze concrete per poi giungere
a verità universali — si rivela per la didattica odierna una metodologia
estremamente efficace. In tal senso, occorre avvicinare i discenti al Testo
Sacro muovendo proprio dal loro vissuto: in una scuola secondaria di secondo
grado, ad esempio, ci si rivolge ad adolescenti. Quali sono le dinamiche che
caratterizzano il vissuto di un adolescente? Generalmente il senso di
incertezza, la paura del futuro, il disorientamento esistenziale, la sete di
affetti e il bisogno di costruire legami solidi. Or bene, il racconto di Tobia,
la vocazione di Geremia, l’esperienza del profeta Daniele, l’amicizia tra
Davide e Gionata o le parabole del Vangelo si rivelano testi e paradigmi
estremamente pertinenti. Partire dai loro bisogni educativi reali consente un
aggancio solido a questi racconti, affinché essi possano cogliere il messaggio
biblico salvifico e calarlo pienamente nel loro "qui e ora".
Le
metodologie didattiche attive come il cooperative learning, il circle
time o il brainstorming si rivelano infine altamente proficue,
poiché gli studenti non si limitano ad acquisire passivamente delle nozioni, ma
partecipano in prima persona alla costruzione della propria formazione. Puntare
su questo significa dare alle nuove generazioni un’opportunità di acquisire
conoscenze, abilità e competenze spendibili nel quotidiano della loro vita. Il
coraggio della scelta di Geremia, la lealtà di Gionata, la perseveranza di
Daniele, la reazione del giovane ricco o il ravvedimento del figlio minore sono
storie che possono fare breccia nel cuore dei giovani e aiutarli a conoscersi
profondamente e a prendere coscienza della realtà circostante in modo
autentico. Così facendo si può contribuire a formare cittadini consapevoli e
responsabili.
Prof. Giuseppe Lubrino
(I.I.S. "G. Marconi", 80058 Torre Annunziata)
Nota dell'autore sull'uso delle tecnologie: Articolo interamente redatto
dall'autore. L'Intelligenza Artificiale è stata consultata unicamente per la
revisione della punteggiatura e la correzione ortotipografica.

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