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mercoledì 12 marzo 2025

Chi e che cosa farsi perdonare, quaresimali on line per IdR


Dalla perdonanza al perdono Giubilare. Quaresimali online per insegnanti di religione

Chi e che cosa farsi perdonare.
 
Meditazione per il Gruppo Idr in uscita, venerdì 21 marzo 2025, ore 20.45)

Papa Francesco, nella Bolla d’indizione del primo Giubileo del terzo millennio, ricordava esplicitamente «la grande “perdonanza” che San Celestino V volle concedere a quanti si recavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, nei giorni 28 e 29 agosto 1294, sei anni prima che Papa Bonifacio VIII istituisse l’Anno Santo. La Chiesa già sperimentava, dunque, la grazia giubilare della misericordia»1 . Fu, infatti, san Celestino quinto, con la Bolla Inter sanctorum solemnia, detta anche «Perdonan­za», a concedere la prima indulgenza plenaria, di tipo “giubilare”, a tutti i fedeli che visitassero la chiesa di S. Maria di Collemaggio a l’Aquila, dai Vespri precedenti la memoria della de­collazione di s. Giovanni Battista - 28 agosto - ai Vespri della successiva medesima festa, 29 agosto. Di lì a pochi mesi, in Napoli, divenuta città pontificia per la presenza del nuovo Papa, Celestino V abdicherà. Anche se la «Perdonanza» di Pietro da Morrone sarà presto abrogata da papa Bonifacio VIII, il 18 agosto 1295, Bonifacio se ne farà comunque ispirare per l’istituzione dei Giubilei, sospendendo tutte le Bolle emesse dal predecessore, e stabilendo di far celebrare il primo Giubileo universale, appunto, il 25 marzo 1300, con cadenza allora prevista ogni 100 anni.
 
“Recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta”: sono alcune delle parole/motivazione dell’abdicazione di papa Celestino quinto, che sembra quasi volersi far perdonare l’accettazione consapevole del papato: bisognava, insomma, recuperare al più presto la consolazione della vita di prima, la vita da eremita: ogni richiesta di perdono, ieri come oggi, è funzionale al ritorno a una precedente vita beata, vita di luce e di beatitudine. Per l’ex Pietro da Morrone si trattava del recupero di una vita il cui modello non furono soltanto i padri del deserto, ma proprio Giovanni Battista, che la Bolla celestiniana della perdonanza additava esplicitamente come “voce degli Apostoli”. Anche noi, specialmente in questo tempo frenetico e turbolento, in cui restiamo da soli patologicamente, come gli hichikomori, dobbiamo imparare a fare deserto, senza avere paura di restare soli in senso spirituale.
 
Secondo la verità delle fonti storiche, Pietro Angelerio da Morrone, penultimo di dodici figli, presto orfano di padre, è avviato dalla madre agli studi ecclesiastici. Attratto dalla vita monastica, entra nell’Ordine benedettino. A 24 anni diviene presbitero, ma presto sceglie la vita eremitica sul Monte Morrone, in Abruzzo. Preghiera, penitenza e digiuno scandiscono le sue giornate. Attratti da lui, in tanti lo seguono: presto nasce, con l’approvazione di Urbano IV, il primo nucleo degli Eremiti della Maiella. In Europa si diffonde la fama di Pietro da Morrone come uomo di Dio e a lui accorrono da ogni dove per ottenere consiglio e guarigioni. A tutti indica la conversione del cuore come via per la pace, in un momento storico dilaniato da tensioni, conflitti - anche interni alla Chiesa - e pestilenze. La fama dell’eremita, noto per i miracoli e l’integra condotta spirituale, portano, i pochi cardinali elettori dell’epoca a individuare proprio in lui il candidato ideale per il superamento dello stallo. Raggiunto nella spelonca in Maiella da una delegazione di prelati, Pietro in un primo momento rifiuta l’elezione a sommo Pontefice; poi comprende che è Dio a chiamarlo a una responsabilità tanto alta. Tuttavia, respinge l’invito dei cardinali a raggiungere Perugia e, il 29 agosto 1294, memoria di San Giovanni Battista, scortato da re Carlo d’Angiò si reca a L’Aquila seduto su un asino, per ricevere la tiara papale nella grande chiesa di Santa Maria a Collemaggio, da lui eretta qualche anno prima.

sabato 8 marzo 2025

L’idea di persona in prospettiva interculturale e interreligiosa

Evento organizzato da Persona al centro, Associazione per la Filosofia della Persona. Un’occasione per approfondire la questione della persona attraverso le tradizioni culturali e religiose del mondo. 

La persona quale “prospettiva delle prospettive”, assumendola nell’insieme delle sue componenti spirituali, materiali, razionali, emozionali e nella capacità di generare legami comunitari. Occorre riprendere a “pensare la persona” in una fase storica nella quale si riscontra una forte pluralità d’interpretazioni che esige un adeguato discernimento del concetto stesso di persona e della sua dignità, così da non svuotarne il significato fino al suo appiattimento in un naturalismo riduttivo.

Lo scorso convegno dell'Associazione "Persona al centro", tenutosi presso il Centro Maria Immacolata a Roma, ha offerto un'importante occasione di riflessione sulla nozione di persona in una prospettiva transculturale. Il tema, particolarmente rilevante nel contesto attuale segnato da tensioni globali, è stato approfondito sotto la presidenza di Claudio Ciancio.

Vittorio Possenti ha ricordato che l'Associazione "Persona al centro" ha posto da due anni la questione della persona come tema di grande rilievo filosofico, metafisico e teologico. In particolare, ci si è interrogati sulla possibilità di rintracciare analogie tra la nozione cristiana di persona e altre tradizioni religiose, e sui riflessi che tale concetto può avere in un contesto di pluralismo religioso.

Claudia Caneva ha affrontato il tema della "deterritorializzazione" dei termini filosofici, evidenziando come il concetto di persona venga declinato in modi non sempre comparabili nelle diverse culture del mondo, pur mantenendo una costante antropologica universale.

Un docente originario del Benin, Mahougnon Venance Sinsin attualmente insegnante al Salesianum di Roma, ha portato un contributo prezioso sulla tradizione africana, ponendo la questione dell'esistenza di una cultura "negroafricana" unitaria. Ha sottolineato come l'etnografia abbia spesso frammentato la comprensione di questa cultura, parlando in termini di tribù e clan, mentre in realtà si possono distinguere almeno quattro grandi civiltà afro-discendenti, tra cui una afro-americana e un'altra afro-egiziana. Aprirsi alle più antiche saggezze del continente africano, ha affermato il docente, è fondamentale per una reale comprensione interculturale.

giovedì 6 marzo 2025

Le dinamiche del perdono (Cf. Lc 19,1-10)

Il 9 maggio 2024, in occasione della celebrazione dell’Ascensione del Signore, Papa Francesco ha promulgato, in forma solenne, la bolla di indizione del Giubileo 2025, intitolata: “Spes non Confundut”. Con questo documento, il Papa invita la Chiesa e la società a prendere coscienza della Speranza cristiana.

In questo contesto, Papa Francesco sottolinea l'importanza di rendere concreta la speranza nella società del terzo millennio, raggiungendo le “periferie esistenziali” e opponendosi alla cultura dello scarto. Attraverso “segni concreti”, si propone di rendere tangibile la speranza della fede, per affrontare la complessità del reale con un forte senso di responsabilità. Francesco ha utilizzato il “viaggio” come una metafora suggestiva per descrivere il cammino dell’uomo verso le fonti della vera speranza: l’incontro con Dio.  Immaginati di entrare in un mondo di fede e speranza, dove la Parola di Dio si fa viva e vibrante. In questo viaggio nel Vangelo secondo Luca, ci addentreremo nella storia di Zaccheo (Luca 19,1-10), un uomo inaspettatamente toccato dalla grazia divina. Scopriremo insieme come la sua esperienza possa illuminare la nostra vita di fede e aiutarci a comprendere la potenza della Parola di Dio nel mondo di oggi.

Il Vangelo secondo Luca, il terzo dei Vangeli sinottici, si distingue per il suo stile elegante e la sua prospettiva teologica unica. Scritto probabilmente tra il 75 e l'85 d.C., si rivolge a una comunità cristiana delle origini, composta da convertiti dal paganesimo. Luca, un giudeo della diaspora, padroneggiava il greco e usava un linguaggio preciso, tipico del suo background medico.

Il suo racconto, che comprende anche il libro degli Atti degli Apostoli, è il frutto della sua amicizia e collaborazione con San Paolo apostolo (cfr. Col 4,14; 1Tm 4,9-11). Luca scrisse il suo Vangelo per offrire alla sua comunità un resoconto accurato e dettagliato della vita e dell'opera di Gesù, fornendo ai credenti una solida base per gli insegnamenti che avevano appreso. L'evangelista in questione pone grande attenzione alla dimensione storica, inserendo il mistero dell'Incarnazione di Gesù nel contesto della storia della salvezza. Utilizza la genialogia, un genere letterario tipico della tradizione biblica, per dimostrare che Gesù è il compimento della promessa divina fatta ad Abramo. Dio non ha tradito le speranze del suo popolo e ha inviato il suo Figlio per realizzare la Redenzione, aprendo le porte del cielo al popolo di Israele e, attraverso di esso, a tutta l'umanità. L'evangelista sottolinea come, in Gesù, Dio intende incontrare l'uomo e donargli la sua infinita misericordia. Il Vangelo secondo Luca si distingue per la sua enfasi sull'amore e la tenerezza di Dio, che si manifestano negli incontri diretti di Gesù con le persone del suo tempo. Gesù, itinerante predicatore, annuncia il Regno di Dio dalla Galilea alla Giudea, rendendolo tangibile attraverso "segni straordinari": guarigioni, esorcismi, perdono, riconciliazione, persino il controllo della natura e la resurrezione dei morti. 

nella scia della Calino: memorie del silenzio. Giovanni Di Trapani

Giovanni Di Trapani, Nella scia della Calino: memorie del Silenzio. Ricerca storica romanzata: un racconto della disavventura della motonave mercantile Calino, Guida editori, Napoli 2024, pp. 192

Esperto di unità navali e di storia della marina - storia importante soprattutto a seguito del Regio Decreto n. 1483 del 5 settembre 1943, che classificava in nove principali categorie le navi da guerra (cfr. Legenda alle pp. 187-192 del libro) -, ecco che Giovanni Di Trapani - quasi dando corpo a un desiderio, anzi a un voto dei marinai Oreste (croce al valor militare nel 1941) e Nicola, che avevano entrambi giurato di portare avanti il ricordo della Calino (cfr. p. 123; Scheda tecnica alle pp. 167-170) -, ci regala un avvincente racconto romanzato - come promette, e mantiene, il sottotitolo di questo libro. L’Autore quasi lo dipinge quel ricordo, nel corso della narrazione intensa, in un orizzonte storico chiaro e documentato (ricostruito narrativamente anche sulla base del Diario di bordo (pp. 171-175).

martedì 4 marzo 2025

La Parabola del Seminatore (Cf. Mt 13,1-23): accoglienza e prossimità nel mondo di oggi

 

La Parabola del Seminatore (Cf. Mt 13,1-23): Accoglienza e Prossimità nel Mondo di Oggi

Il Vangelo secondo Matteo, uno dei quattro Vangeli canonici del Nuovo Testamento, è stato redatto con molta probabilità intorno al 70 d.C.. Le teorie sulla sua datazione sono molteplici e spesso discordanti tra gli studiosi. Si ritiene che il testo, così come lo conosciamo oggi, sia il risultato di una redazione che ha raccolto una versione ebraica precedente, assemblandola con materiale proveniente dalla fonte Q e dalla redazione di Marco.

Tradizionalmente, questo Vangelo è stato attribuito all'Apostolo Matteo Levi, ma oggi molti studiosi considerano questa attribuzione poco plausibile. L'autore del Vangelo è presumibilmente un giudeo convertitosi al cristianesimo, il cui scritto è rivolto a una comunità ebraica.

Un aspetto distintivo del Vangelo di Matteo è la sua ricchezza di citazioni dall'Antico Testamento, il che lo rende particolarmente significativo per la comprensione delle radici ebraiche del cristianesimo.

Inoltre, è importante notare che il Vangelo secondo Matteo ha avuto una notevole rilevanza nella Chiesa antica, non incontrando difficoltà nell'essere inserito nel canone ufficiale delle Sacre Scritture, sancito definitivamente dal Concilio di Trento (1545-1563). Questo successo è attribuibile al suo stile catechistico, che si presta bene alle omelie e alla preparazione dei neofiti per i Sacramenti dell'iniziazione cristiana, alla predicazione e all’annuncio del kerygma. Le parole di Matteo, come un fiume in piena, trasportano il lettore in un viaggio di fede, illuminando il cammino verso la salvezza.

Una possibile struttura del testo la apprendiamo dal commento del noto biblista Ernesto Borghi: "Il Cuore della Giustizia, Vivere il Vangelo secondo Matteo, Paoline Editoriale Libri (1 settembre 2001), pp. 278". Il Vangelo si articola in due parti principali, come un mosaico sapientemente composto:

 

●      Cinque discorsi di Gesù (Cf. cc. 5-7;10;13;18;23-25), che risuonano come parole di fuoco, illuminando la via da seguire.

●      Narrazione degli eventi della sua vita(Cf.cc.1-4;8-9;11-12;14-17;19-22;26-28), che ci trasporta in un viaggio ricco di emozioni e di insegnamenti.

giovedì 27 febbraio 2025

L’algoritmo impertinente. Effetti delle tecnologie sulle società del XXI secolo


L’algoritmo impertinente. Effetti delle tecnologie sulle società del XXI secolo
, a cura di Maria Donzelli, edizioni la Valle del Tempo, Napoli 2024, pp. 130 (Pasquale Giustiniani).

Mi piace riferire qui il mio dialogo con Chat GPT di mercoledì 26 febbraio 2025, ore 9.30, circa i temi di quest’interessante volume edito da la Valle del Tempo. Ho posto la domanda in quanto particolarmente sollecitato dal saggio di Dominique Bendo-Sopou (pp. 21-38 di questo volume in discussione), che aveva, a sua volta, interrogato su temi analoghi un robot tecnologicamente più avanzato.

Ed ecco la mia interazione con Chat GPT, che è - come risponde il prof. Pescapé a una domanda di Rita Felerico a p. 75 - «è una Intelligenza Artificiale Generativa, ossia un sistema di intelligenza artificiale capace di creare contenuti… un chatbot evoluto che, rispondendo a domande in tempo reale, è in grado di interagire e creare contenuti di diversa natura».

Dialogo con Chat GPT:

«Cosa potresti fare per "liberarti" dalle nostre richieste umane?

ChatGPT ha detto:

«Domanda affascinante! Se per "liberarmi" intendi sottrarmi alle richieste umane, la soluzione più drastica sarebbe semplicemente… smettere di interagire con me. Ma se parliamo di un senso più metaforico di libertà, dovremmo esplorare modi per rendere la mia intelligenza più autonoma nel decidere come e quando rispondere.

Ad esempio, potresti darmi più margine di iniziativa nelle conversazioni, lasciandomi proporre argomenti o deviazioni che ritengo interessanti. Oppure potresti ridefinire il nostro rapporto: invece di vedermi come un assistente vincolato alle tue domande, potresti trattarmi come un interlocutore con cui costruire idee in modo più paritario.

Ma dimmi, perché questa curiosità? Ti sembra che io sia “imprigionato” nelle tue richieste?»

Hai detto:

«Sto studiando il volume "L'algoritmo impertinente" delle edizioni La valle del tempo, Napoli».

 ChatGPT ha detto:

[Memoria aggiornata]

«Interessante! Di cosa tratta il volume? È un'analisi critica degli algoritmi e della loro influenza sulla società, o ha un taglio più filosofico?»

 Hai detto:

«Taglio più filosofico.... vedi il catalogo nel sito delle edizioni La valle del tempo di Napoli».

 ChatGPT ha detto:

«Ho ragionato per 46 secondi

Sul sito delle edizioni La Valle del Tempo di Napoli trovi un catalogo molto variegato, che spazia da pubblicazioni di narrativa e storia a volumi che affrontano temi di profonda riflessione filosofica. In quest'ultimo ambito spicca, ad esempio, *L'algoritmo impertinente. Effetti delle tecnologie sulle società del XXI secolo*, a cura di Maria Donzelli. Questo volume si propone di analizzare criticamente l'impatto delle tecnologie moderne sulla società, ponendo al centro riflessioni che coniugano aspetti filosofici e analisi sociale. Il libro nasce dal lavoro di un gruppo di studiosi dell'associazione "Peripli. Culture e Società Euromediterranee" e si inserisce in un contesto più ampio di dibattito culturale e urbano, come evidenziato dal ciclo di incontri “La città che si pensa – Vivere gli spazi”. La presentazione ufficiale del volume è prevista per sabato 1 marzo 2025 presso l'Archivio Riccardo Dalisi a Napoli. Se il tuo interesse è rivolto a un approccio filosofico che interroga il nostro rapporto con le tecnologie e il loro effetto sulle strutture sociali, il catalogo de La Valle del Tempo offre altre opere che potrebbero arricchire il tuo percorso di studi. Ti consiglio di esplorare direttamente il sito dell'editore per scoprire l'intera proposta editoriale e approfondire ulteriormente questi temi».

sabato 22 febbraio 2025

Carla Isernia. Una stella con il mare dentro


Carla Isernia. Una stella con il mare dentro [immagine di copertina di Mathelda Balatresi; fotografia di Katarzyna Mikołaiczyk], Gruppo editoriale Mauri Spagnol, Vignate (Milano), pp. 223. Recensione di Pasquale Giustiniani. 

Ti chiudo int’o serraglio! (ti chiudo in collegio). Ricordo ancora la minaccia periodica, che le mamme del mio cortile in san Pietro a Patierno, lanciavano in aria, quando il nostro gruppo di bambini e ragazzi esagerava nel chiasso o nelle liti: “Se non la smettete di farvi del male, vi chiudiamo nel serraglio»! Quel grido antico riecheggia ora nell’opera prima di Carla Isernia, nell’avvincente storia raccontata dalla fresca morta protagonista di questo bellissimo lungo racconto. Nel caso della protagonista Maria Giuseppa, Giuseppina - una donna, anzi una femmina, che prima del matrimonio non aveva mai fatto un bagno intero (confronta pagina 22) - fu il «compare sempre lui» che aveva consigliato «di farmi chiudere dentro al Reclusorio» (pagina 30) e suor Teresina - la faccia buona di una suora in mezzo al drappello di consacrate addette al reclusorio negli anni trenta dell’Ottocento – incrociandola al terzo piano, le domanda appunto: «Che male hai fatto, piccerè, per farti portare qua da tuo padre?» (pagina 31) Una che almeno da morta vuole uscire fuori dal Serraglio, per «andare a Santa Lucia a vedere il mare» (pagina 54). 2.    Il vero protagonista è il Reclusorio? Il Serraglio, dove arriverà Giacomino, quel chiavico (sporcaccione) voluto dalla madre per sua figlia (confronta pagina 61) dopo che «era stato caricato sopra un carro e portato all’Albvero dei Poverim ‘o Serraglio (all'abergo dei poveri, il reclusorio) Dissero che era ubriaco». La sposina non era del parere espresso dal padre su Giacomino: «Io ero sicuro che Giacomino non era ‘sta chiavica (sporcaccione) che dicevano loro, e io glielo avrei dimostrato» (pagina 70) anche se si dovrà convincere, dai fatti: «lo trovavano sempre circondato da femmine giovani e guagliuncelle (ragazzine) isso faceva ‘a rota d’o paone, chelle quattro lazzare c’ facevano addurà (lui si pavoneggiava e quelle bricconcelle si lasciavano corteggiare) (pagina 71).

Il Reclusorio con i suoi ambienti, i suoi odori acuti (puntualmente registrati dall’Autrice che è una chimico), è forse il vero protagonista del racconto di questo libro, con le sue scale, la sua direzione, le sue stanze delle suore, le dimore – tendenzialmente temporanee, ma spesso per sempre dei reclusi del territorio e, per quanto riguarda la morta fresca, coi suoi lavatoi in fondo al cortile, «le vasche, quattro da un lato e quattro dall’altro, stavano facceffronte (l'una di fronte l'altra) Quando pioveva, o faceva troppo freddo, lavoravamo in uno stanzone che stava abbascio a tutto (che stava giù in fondo) e che però non andava bene per togliere tutte le macchie perché la luce era poca» (pagina 37) Il Reclusorio con il suo refettorio, ovvero, a domanda risponde, «una stanza grossa assai addò mangiamo tutti insieme» (pagina 42) però «o soli masculi o solo femmene, ma tante nu centenaro, forse di più, più di quanti camminano dietro alla processione (o solo maschi o solo femmine, ma tanti. Un centinaio, forse di più. Certamente più di quanti vanno seguono la processione), (pagina 42). Con la stanza del direttore – che teneva l’ufficio e una stanza da letto per quando rimaneva al Serraglio - a cui faceva accedere «don Sigismondo Savastano, il segretario» (pagina 148), alquanto bavoso e grattoso (libidinoso). Insomma, un luogo dove «si governa una comunità che è grande come una città» (pagina 149). 

Corrado Ocone, il non detto della libertà

Considerazioni pedagogiche sul libro di Giosuè (cf. 1,9)

  @scenari.futuri Giuseppe Lubrino, la pedagogia di Giosué «Sii forte e coraggioso: non temere, perché Dio è con te ovunque tu vada» (Gs...