Michel de Certeau, In prima persona. Tra cultura, religione e politica, a cura di Luigi Mantuano, Scholè-Editrice Morcelliana, Brescia 2025, pp. 252
L’intensa vita e la vasta attività pubblicistica di Michel, Jean, Emmanuel de la Barge de Certeau (Chambéry, 17-3-1925-Paris 1986) meritavano una meditata riflessione, come quella ora consegnata da Mantuano in queste pagine. Esse ci mettono in grado di ripercorrere le avventure culturali e accademiche di un fervido intellettuale gesuita (entra nella Compagnia di Gesù nel 1950 e diviene in essa professo nel 1963, per poi svolgere un gande ruolo di ricercatore e intellettuale ad alti livelli, non soltanto in Francia).
Un
pensatore, de Certeau, che ha sviluppato, in particolare, un’ampia ricerca
storica e un’intensa attività pubblicistica, espressa in vari paesi dell’Europa
e in Italia, oltre che nelle Americhe del nord e del sud: insegnamento
accademico; attività pubblicistica (anche in grandi riviste scientifiche);
ricerca storica sugli autori spirituali gesuiti delle origini; esame della
spiritualità contemporanea, delle pratiche cultuali contemporanee, oltre a
numerosi interventi giornalistici e osservazioni sulle più diverse pratiche
della contemporaneità, in particolare sulle istituzioni culturali (nel senso di
ciò che dà luogo e permette la cultura)…
Insomma,
un pensatore versatile e profondo, capace di correlare l’antico e il nuovo, la
tradizione e la contemporaneità, nella convinzione, da lui espressa al momento
della sua esperienza nel Centre Georges-Pompidou nel 1983, allorché
scrisse, come ora possiamo leggere nel volume curato da Mantuano, che bisogna
«opporre rimedio all’usura provocata dall’accelerazione del tempo, del
panottismo dello spazio aperto e dal confronto permanente con la folla» (p.
221).
Certeau appare davvero un intellettuale profondo e al passo con i tempi e, come scrive e leggiamo ora, egli elabora una «strategia che, ieri, mirava a una pianificazione dei nuovi spazi urbani», mentre ora si è trasformata «in un recupero del patrimonio» (p. 189). Tale strategia, tuttavia, al dire dell’intellettuale francesce, deve saper riscoprire i racconti che non mancano nella città, chiamata a diventare «il teatro di una guerra di racconti, come la città greca era il campo determinato di guerre tra gli dei» (p. 205).
Nella
sua ampia Introduzione (Unità e pluralità del pensiero di Michel de
Certeau, pp. 5-20), il curatore del volume, Luigi Mantuano, parte dal
«ritratto che Michel de Certeau fa di Michel Foucault» (p. 5,) in quanto esso è
anche, in qualche modo, «il suo autoritratto di gesuita e intellettuale
inclassificabile» (p. 6). Lo stesso de Certeau suggerisce, peraltro, una tattica
per leggere i suoi testi, come fa ora intelligentemente Mantuano, che qui
pubblica una ricca antologia di testi (cfr. Introduzione ai testi, pp.
21-34). Essi vanno dalle prime opere, dedicate da de Certeau «alle figure dei
maestri gesuiti» (p. 7) - Pierre Favre, Jean-Joseph Surin -, fino ai saggi
storici, dai quali emerge una «concezione della conoscenza storica,
profondamente impregnata dalle fonti gesuitiche e libera da ogni visione
assolutistica o dialetticamente predeterminata» (p. 11). Il filo conduttore di
de Certeau, precisa Mantuano, è sempre la ricerca dell’assente - un po’ come
accade nelle dinamiche degli esercizi spirituali, che la norma
ignaziana prescriveva una sola volta nella vita e che l’ultimo Roberto
Bellarmino esercitò più volte negli ultimi sei anni della vita terrena -.
È
una ricerca infinita, quella di de Certeau, il quale insegna, tra l’altro, a
riscoprire il fantastico nel quotidiano, anche nell’urbanistica, laddove,
scrive, «un fantastico è acquattato là, nel quotidiano della città. È un
fantasma che ossessiona ormai l’urbanistica» (p. 190). Ma si tratta, comunque, non
soltanto dell’istanza di una democratizzazione urbanistica (cfr. p.
203), bensì di una ricerca costante, che provoca chiunque faccia o voglia fare
cultura (quella di de Certeau fu apprezzata, tra l’altro, anche tra «i ministri
della CEE per definire una politica europea della cultura» (p. 19). E tutto ciò
grazie al suo afflato, per così dire, “profetico”, nel senso che de Certeau era
davvero in grado di riscoprire, anche nel paesaggio umano e urbano, un teatro
coi suoi personaggi segreti, i quali chiedono, sempre da capo, di essere
sottratti alla legge del presente, per acquisire una loro legittima
autonomia; o anche di far corrispondere alla «democratizzazione delle tecniche…
una democratizzazione delle espressioni artistiche» (p. 202).
I
ricchi testi raccolti da Mantuano «riguardano la contemporaneità sociale e
politica, letta attraverso la lente dei nodi teologici ed epistemologici propri
dell’opera dell’autore: l’esperienza spirituale cristiana… un percorso nel
cuore delle scelte politiche e sociali che la modernità ci impone», nonché le
«analisi di antropologia urbana e di politica culturale nell’epoca della
complessità» (p. 21). Si tratta in sintesi, con la opportuna divisione in due
parti, di «tre scritti… dedicati al rapporto tra fede cristiana e politica» (p.
22), mentre, nella seconda parte si leggono altri «tre scritti sulle nuova
sfide lanciate dalla rivoluzione mass mediatica e digitale e su come la tecnica
abbia trasformato anche la nozione di verità che viene raccontata dall’informazione
scientifica e storica» (p. 26): si tratta di scritti di decostruzione dei miti
contemporanei (la scienza come sapere assoluto, la storia come narrazione che
imporrebbe un ordine alle cose, ma anche i temi dello spazio urbano,
dell’abitare la città). In particolare, risulta attuale la riflessione di
Mantuano sul testo del vivere la città, in maniera, però, che le vecchie
pietre diventino «una vera e propria eterodossia del pessato… Ne deriva
una ridefinizione di cosa sia il patrimonio» (p. 32). In particolare, nel
saggio Il sabba enciclopedico del sapere (pubblicato in Esprit nel
1987), de Certau «ne fa l’oggetto di una semiosfera» (p. 33) in cui,
come scrive il Curatore, lo stesso spazio museale diviene l’occasione «di una
fenomenologia della percezione e dell’analisi antropologica e storica delle
forme dell’attività visuale» (p. 33).
Nella prima parte del volume sono editi i saggi La preghiera degli operai (pp. 39-60); Dalla partecipazione al discernimento. Impegno cristiano dopo il Concilio Vaticano II (pp. 61-85); Fede cristiana e politica. Dialogo con Michel de Certeau [Intervista del gennaio 1972, raccolta da Claudio Zanchettin; due interviste del giugno e del settembre del medesimo anno] (pp. 87-122).
Nella
seconda parte, invece, si possono leggere i saggi: Che cos’è un
seminario? (pp. 125-136: «della sua attività di insegnamento Certeau ci
lasciato», nel 1978, tale «scritto emblematico», p. 241); Per una politica
della storia: cultura e scienza (pp. 137-154); Informatica e retorica (pp.
155-167). Nella terza parte, ecco i saggi: Una iconologia urbana
(pp. 171-188); I fantasmi della città (pp. 189-206); Il sabba
enciclopedico del vedere (pp. 207-237).
Chiudono
il volume un’accurata e illuminante Nota biografica (pp. 239-242); una Bibliografia
con le principali opere di Certeau (pp. 243-246), stante il fatto che
«l’enorme produzione di articoli, raccolte di scritti, nuove edizioni e
riscritture degli stessi articoli richiedono ormai una pubblicazione specifica»
(p. 243) che, viste le premesse, ci attendiamo dallo stesso Mantuano; un
completo Indice dei nomi (pp. 247-249).


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